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COME PLACARE L'IRA DELLA DEA?Se le Dee furiose sono portatrici di un’energia aggressiva che fa paura, e se sono schegge, frammenti più o meno grandi dell’originaria Dea della Vita e della Morte, Creatrice e Distruttrice – troppo potere, si diceva – questa energia deve d’altro canto trovare nel mito una collocazione, un luogo, un rapporto, un limite. Il mito dopotutto è narrazione del cosmos, degli intrecci, dei rapporti. La domanda quindi “come placare l'ira della Dea?” porta alla ricerca delle vie possibili per placare la sua furia incontenibile, le declinazioni dei modi di ‘maneggiare’ ciò che non si può maneggiare e dare ad esso un posto nel mondo ordinato. Ascoltando le Storie delle Dee troviamo spesso questa vicenda del limite: alcune soluzioni permettono la trasformazione, l’integrazione, il superamento; altre volte, invece, si schiva, si imbroglia, o si obbliga la Dea alla morte(2). Altrettanti interessanti possono essere le vie del culto della Dea, ove ne abbiamo notizia. In esse trapelano i modi per avvicinare - e onorare, cosa che in occidente non siamo molto abituati a fare - gli aspetti ‘furiosi’ del divino femminile e della vita.
Lilith e lo scudo di simboli e parole sacreE’ il rimedio dell’aglio, per intenderci… Al di là dello scherzo, nel percorso da Dea a demone, il volto oscuro ha perso potere al punto che ora esso è soggetto al bando magico. Nel quadro della lotta fra il bene e il male, ci sono parole e segni che tengono lontana l’energia distruttiva e proteggono case e persone. Se si segna la porta di casa con gli opportuni simboli, Lilith non potrà entrare, i suoi abitanti vivranno al sicuro e le donne partoriranno senza rischio figli sani. I segni portano con sé un concentrato di energia del bene e della luce e fungono da limite, da confine invalicabile. Sekhmet e gli psicofarmaciMorale della favola nel mito di Sekhmet sembra essere che la via per placare la furia della Dea sia una sana sbronza. A uno stato alterato si reagisce alterando lo stato. Nel caso di Sekhmet, l’equazione è perfetta: le alterazioni si annullano a vicenda e la Dea si riprende e riappare come Hathor la dolce. Qualcosa come il tasto ‘reset’ sul pc. Lilith e l’esilioNella vicenda di Lilith, è importante l’esilio, ove Ella stessa si reca. Da un lato infatti la Dea è esiliata, di solito in luogo ostili alla vita, simili a lei, dall’altro lato riceve un regno in cui può essere regina, consorte del diavolo. L’ebraismo, come il cristianesimo poi, non ha spazio per una funzione positiva del volto distruttivo della Dea. Il confine, qui, è confinamento, esilio.
Kali e l’UomoNella più parte dei racconti, è l’incontro con l’Altro (Shiva, il marito) che si rende visibile, a rappresentare per Kali il limite.
Kali e la trasformazione dell’energiaNella versione tantrica, Kali – la Dea suprema – avanzando sul campo di battaglia si trova sul corpo di Shiva che si è sdraiato fra i cadaveri e dà inizio al coito con Shiva. Quella che era rabbia, furia distruttiva incontrollata, passa per la forma primaria dell’energia e si trasforma in sesso, altrettanto sfrenato, ma costruttivo, e dà origine al mondo.
Kali e il bambino interioreUna storia ci racconta che Shiva si sdraia sul campo di battaglia nella sua forma di bambino. Kali riconosce il bambino, il latte inizia a scorrere dai suoi seni, sorride, riappare la Madre, la Dea della Vita.
Kali e l’accettazione del lato oscuroNel culto di Kali, la via della bhakti invita il devoto ad offrirsi alla Dea, disponibile al sacrificio, nella totale accettazione della sua potenza di morte. Nel tantrismo, d’altro canto, il principio è la capacità di riconoscere, attraverso Kali, il proprio lato oscuro. Ognuno di noi ha in sé Kali, e la via tantrica attraversa tutte le azioni impure, degradanti – quelle azioni che i bramhana vaishnava non farebbero mai. Porta a contatto con la morte, il sangue, la putrefazione. Invita a riconoscerle dentro di sé per poter stare davanti a Kali in piedi, a testa alta, sapendo di essere scintilla di quella stessa energia.
Ereshkigal: contenimento e compassioneEreshkigal rappresenta un caso particolare e anomalo nel panorama delle storie delle dee oscure. Quando Ereshkigal grida ‘Oh, oh, il mio interno!’ I due eseguono, e fanno eco a Ereshkigal nei suoi lamenti di dolore. E qualcosa accade: Ereshkigal si fermò Il rispecchiamento del Suo dolore permette a Ereshkigal di esser confermata, di sentire il suo ‘interno’ e il suo ‘esterno’ riecheggiati dall’ambiente. L’eco diventa il limite, il confine, in una modalità accogliente e confermante, che è quella che permetterà alla Dea sia di fermarsi e di guardare, che di mantenere la sua identità.
Kali dei villaggi: l’extra-ordineNei villaggi indiani, nelle campagne, l’adorazione della Dea come Kali una volta all’anno rappresenta il tempo (e il luogo) del selvaggio.
Kali: il senso dell’umorismo e la vergogna.Fra le storie di Kali, una riporta come, incontrando Shiva sul campo di battaglia, Kali diede inizio ad una competizione di danza con lui. La sua furia venne incanalata in una gara a chi fosse riuscito a danzare in un modo che l’altro non fosse in grado di ripetere. Vinse Shiva allorché, alzando la gamba, mise in mostra le sue parti intime, cosa che Kali non riuscì afre, preda di un improvvisa vergogna. Ridendo, Kali ammise la sua sconfitta.
Le Erinni, Kali-Draupadi: la vendetta, la catarsiVendetta è la parola d’ordine delle Erinni, custodi del confine della giustizzia antica, del diritto femminile. Nel Mahabaratha, Draupadi, i cui capelli sono stati sciolti, si trasforma in una forma di Kali e tale resta per il lungo tempo della permanenza con i Pandava nella foresta. Ella si calma quando può lavare i capelli nel sangue dei Kourava – i nemici dei Pandava – e solo dopo questa azione torna a legarsi i capelli nella tradizionale treccia. L’equilibrio che è stato rotto potrà essere ricreato solo dopo che è stato pagato il prezzo per l’offesa fatta a Draupadi. In mezzo, il regno di Kali e la grande battaglia di Kurukshetra, con i suoi - mi pare - 6 milioni di morti. In psicoterapia della Gestalt, si dice che una gestalt rimasta aperta continua a ripresentarsi per essere conclusa. Per certi versi, è sempre attiva. E, pur non accettando in realtà sostituzioni, si ripropone continuamente in situazioni che sembrano, ma non sono. E’ qui, presente, ma c’è uno scarto. E può esserci un bilanciamento, una resistenza. Un modo per uscire dalla ripetizione è riattivare l’energia e la sua direzione, recuperare l’originario ‘torto’, ritrovare l’originario oggetto dell’ira; se azione e oggetto verso cui è diretta sono congruenti, se si toglie il bilanciamento, lo scarto si annulla; allora il ciclo potrà chiudersi, e l’ira, espressa per quello che è, potrà essere placata. Si chiama, dall’antichità, catarsi. E il tema della catarsi porta a riflettere su un aspetto particolare dei riti di Kali:
Kali, il sacrificioUn aspetto essenziale dei riti di molte delle dee furiose è il sacrificio. In questo paragrafo mi interessa il sacrificio come tale, anche se esso va compreso come parte dell’extra-ordine - nel senso delle Baccanti, per intenderci – e come atto che scongiura: sangue di un altro al posto del mio. Il sacrificio mette l’accento sulla inesauribilità della sete di sangue della Dea. Essa può essere placata, ma solo fino al prossimo risveglio, fino al momento in cui esigerà ancora una volta il suo tributo, in un ciclo senza fine. E se non riceve il suo tributo, mieterà vittime a sua scelta. O perlomeno questa è l’interpretazione che si dà qui da noi in occidente (quella che dà Neumann, ad es.), dove ci sono stati tempi in cui il sacrificio era parte del nostro mondo, dove domina un pessimismo cristiano in cui è solo grazie al sacrificio del Cristo che si scampa ad un destino infernale. Eppure c’è qualcosa oltre, nel sacrificio, un aspetto ineludibile per cui la vita si nutre della vita, e anche questo è divino… Medusa: tagliarle la testaRicordo una sera una pittrice, Maria Micozzi, parlava di come alle donne fosse stato sottratto il diritto al pensiero, al logos. Nei suoi quadri, donne e dee hanno la testa mozzata, assente, svanita in una nuvola. Ma la via della padronanza, della conoscenza ha anche altre possibilità. Nel buddismo, come ho accennato, raggiunta l’opportuna preparazione e comprensione, si apre la possibilità della meditazione con le figure irate, che possono diventare alleate invincibili nella battaglia contro i nemici esterni ed interni. Kali e o specchio positivoIn una storia di Kali, ella litiga con Shiva, suo marito, e si allontana da lu. Convinta dal saggio Narada a tornare da lui, ella sia vicina a lui e vede in un raggio di chiara luce una Dea nel suo cuore. E’ lei stessa, ma Kali non sa di aver già abbandonato la su forma ‘scura’ e di primo acchito pensa si tratti di un’altra Dea, e ne è gelosa. Chiarito l’equivoco, a Kali viene attibuito il nome di Tripura-Sundari, la bellissima dei tre mondi. _______________________________________________________
Note: 2 - Grazie al cielo, nei miti tale eventualità è rara, a differenza che nelle fiabe in cui la strega cattiva inevitabilmente fa una brutta fine. 3 - M. Valcarenghi, op.cit, p. 4
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Dee e Dei, in ordine alfabetico:
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Aditi, |
Benzai-ten,
Bellona, Blodeuwedd, Baubo, Bastet Babd Brigid, Cerere, Chere, Cibele, Coventina |
Dakini, Demetra, Durga Ecate, Eisantelechi, Eostre, Ereshkigal, Erinni, Estia Flora, Freya, Frigg, |
Gaia,
Ganga Gendenwita, Gorgoni, Hathor, Holle, Inanna, Iside, Ishtar, Kali, Kore, Kwan-Yin, |
Laima, Lakshmi, Lilith, Macha, Mafdet , Mamapacha, Mari Maria, Maria Maddalena, Menat, Medusa, Morrigan, |
Nut, Oestara, Oya, Oshun, Pachamama, Pele, Persefone, |
Reitia, |
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| Ade Apollo Ares |
Crono | Dioniso, Ermes |
Giove |
Lugh Lupercus Marte Mercurio |
Nettuno Pan Plutone Poseidone |
Saturno Urano |
Zeus |

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