Galleria delle Dee                                 
Incontrare le Dee attraverso storia, mito, immagini e racconti

LILITH
Testo di Anna Pirera per http://www.ilcerchiodellaluna.it



Lilith in un quadro di Maria Micozzi

Premessa
Con Lilith siamo in un archetipo estremamente potente e sicuramente non semplice da incontrare. Prima di inoltrarvi nel suo simbolismo, vi invito quindi a riflettere bene se è il momento per voi di affacciarvi a lei, evitando di inoltrarvi senza consapevolezza nel suo terreno. Difficilmente Lilith entrerà nella vostra vita senza portare qualcosa della sua impegnativa energia con sé.

Nell'ottobre 2009, abbiamo pubblicato una pagina su Lilith e su Lilith e Eva, all'interno della ricerca sulle Dee Furiose. Vi invitiamo a leggere prima le notizie lì pubblicate, e seguire in seguiti il link che vi riporta a questa pagina.

Quella che segue qui sotto non è in alcun modo un panorama di Lilith e della sua simbologia. Qui ho solo voluto descrivere uno dei tanti volti di questa figura così complessa, attraverso il racconto di quanto è rimasto in me dell’esperienza di un workshop in due serate organizzato da Chiara Gelmetti a Milano nel gennaio 2006. Nella prima serata ci siamo incontrate nell'atelier di Maria Micozzi, per una introduzione al tema, mentre nella seconda serata ci siamo incontrate per danzare, con la guida di Chiara. Una delle danze da lei proposta, quella che descrivo, era sulla musica della Danza del Femminino, Vocalizzo di S.Rachmaninov.

La storia
La storia, dicono, sia andata così:
C’era una volta la Grande Dea in Babilonia e uno dei suoi volti, Lilith. C’erano, a quel tempo, popolazioni pacifiche improntate all’uguaglianza fra uomini e donne. E c’erano i nuovi popoli, fra cui quello ebraico, spesso nomadi e dalla struttura patriarcale.
Gli ebrei dunque scrissero un libro sacro, la Bibbia.
Nel primo capitolo della Genesi, nella sua forma più antica, Dio, o, forse, gli Dei (Elohin, la parola con cui è indicato, è un plurale), diede origine al creato. E gli uomini furono creati insieme, maschio e femmina, Adamo e Lilith. Il settimo giorno, mentre l’energia divina della creazione riposa, Adamo e Lilith fanno l’amore. Lilith accoglie Adamo, che è sdraiato sopra di lei. Più tardi Lilith dice ad Adamo: “La prossima volta scambiamo le parti, e io sto sopra”. Adamo risponde “No” e Lilith argomenta: “Perché no, dal momento che siamo stati creati uguali?” Adamo ribadisce il suo no e Lilith decide di andarsene e si allontana senza guardarsi indietro. Va lungo le rive del Mar Morto, dove abitano scorpioni e serpenti e veleni. Adamo va a lamentarsi da dio e Lilith viene maledetta: i figli che lei concepirà moriranno sempre, perché a lei non è dato partorire vita, ma solo morte. E Lilith si trasforma nella regina delle streghe e abita l’oscurità di Lucifero.
Nel secondo capitolo della Genesi, più recente, le cose si trasformano: Lilith scompare e di lei rimane solo un fantasma e appare Eva, la donna creata dalla costola di Adamo, la donna che non mette in discussione la posizione dell’uomo. Ad Eva resta il compito di introdurre l’oscurità nella vita umana, con quella sciocchezza di dar retta al serpente e mangiare la mela.

La ragione
Maria Micozzi, pittrice che ha dedicato molto del suo lavoro a Lilith, ci parla del tabù dell’intelletto femminile. Lilith, ci dice, è l’unico personaggio nell’antica Bibbia che presenti un sillogismo, un ragionamento logico, pulito, stringente. La donna, alle origini, è anche intelligenza logica.
Maria ci riceve nel suo studio popolato di quadri e scultue; donne bellissime, nude, di carne e luce, di morbidissimi colori e un tocco di rosso; donne senza testa, donne la cui testa è cancellata, svanita in una nuvola, rimasta fuori dalla tela, coperta da un ripensamento della mano che dipinge.

La dignità
Secondo l’astrologia Lilith, il pianeta riconosciuto dopo, che non è che l’ombra di sé, un puro centro di energia, rappresenta la dignità della donna. Quella forza insopprimibile che porta la donna a scegliere di essere se stessa, qualunque sia il prezzo da pagare. Come le eroine dell’opera, che entrano nella pazzia per non rinuciare a dire la verità, ad essere la verità in un luogo dove ciò non è permesso.

Il cerchio
La danza che ci propone Chiara parte dalle origini. Dalle donne che danzano insieme, in un semicerchio che gira, le braccia intrecciate. Il passo è morbido, il mondo armonico, le braccia si alzano e si abbassano mentre l’intreccio cambia forma, ma non sostanza. Il mondo delle donne è energia che fluisce e possiamo sedere e creare una curva aperta in cui magicamente ciascuna trova il suo gesto, il suo stare con le altre, nell’attesa, nel femminile. E’ il cerchio antico delle donne, leggero e forte al contempo.

Adamo
Certo, è bello, Adamo. Viene e ci invita, ad una ad una, alla danza. Come Krishna, sembra essere solo per te, sembra danzare solo con te. E’ naturale alzarsi e danzare con lui, è presenza attenta, in una distanza che permette di essere insieme e allo stesso tempo sentire che ognuno è in sé, intero.

Lasciare
Sapevamo già da prima che era il nostro compito. Da qualche parte è scritto nell’inconscio più profondo che le cose sono andate così. E’ importante saper lasciare, con gesto netto, senza sbavature, ripensamenti, mezze misure; quello che va fatto, va fatto, ed è una scelta consapevole e allo stesso tempo ineluttabile. Adamo magari ci prova, a farti restare, ma in fondo lo sa anche lui che è così che deve essere, per qualcosa che è più grande di te e di lui, ora.
Voltarsi e andare, senza guardarsi indietro, appunto, con il piede forte sulla terra e il passo fermo.
E’ bello, fa sentire bene, dentro.

Il Mar Morto
E poi, naturalmente, c’è il dato di realtà. L’esilio, la tristezza, la solitudine. Andiamo sulla riva, ad una ad una. Il capo è chino, gambe e braccia composte. E’ presente, adesso, quella condanna di morte, quel contatto con l’oscuro. L’animo è pesante in questo destino che è stato compiuto.

La fila
Donne in fila, ora. C’è comunanza, certo, ma è una comunanza diversa, che sorge dal dolore. L’energia è ferma e può muoverso in una sola direzione: contro. Siamo una fila di donne, c’è la forza cupa della profondita, e, latente, la forza della rabbia, della ribellione al destino ingiusto. Un domani potremo andare così, a file, in manifestazione. Il nuovo mondo è quello, la leggerezza assente, nonostante la fiamma che ognuna di noi accende in un lumino rosa.



Testo di Anna Pirera per http://www.ilcerchiodellaluna.it © 2006
Inserito nel sito http://ww.ilcerchiodellaluna.itl l'8 febbraio 2006
, aggiornato il 30 ottobre 2009




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