La Danza della Luna Piena
Immagine tratta dal sito http://www.ifir.edu.ar/~planetario/
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Calante, Luna
Nuova, Luna Crescente
Proviamo ad osservare la luna due o tre giorni prima che sia piena e
poi a confrontarla quando ha raggiunto la fase: ci colpisce l’incompletezza
della fase precedente. Certo, la luna è sempre bellissima ed in
ogni momento del suo ciclo offre uno spettacolo molto romantico; però
prima che raggiunga la fase siamo presi da una sorta di ansia: è
l’attesa di vederla compiuta. Ci manca qualcosa, desideriamo vederla
completata; nonostante sia già bella così sappiamo che può
esserlo ancora di più. E quando finalmente raggiunge il culmine,
ecco che anche noi ci sentiamo completi: finalmente, ora è perfetta.
E’ perfetto il suo cerchio, perfetta la sua luce argentea: sembra
perfino inverosimile che non brilli di luce propria.
La luna pare contemplare se stessa, sembra serena e distaccata. Leopardi,
nel suo “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia”
le si rivolgeva definendola silenziosa, vergine, intatta, e concludeva
la sua riflessione dicendo “…tu mortal non sei, e forse
del mio dir poco ti cale”. L’immagine è di freddezza,
lontananza, insensibilità: “silenziosa” implica che
non ci sarà comunicazione, “vergine” e “intatta”
significano inattingibile, non toccata dalla condizione umana. In realtà
la posizione della luna è più che altro di olimpica serenità,
e il suo è il distacco che viene dalla conoscenza, come Buddha
che raggiunse il distacco dalle cose terrene – e quindi la pace
- dopo averle tutte conosciute.
La luna piena simboleggia l’apice dell’energia creativa e
vitale e possiamo chiamarla Luna Madre. Come una madre contiene in sé
l’infanzia e la giovinezza e ha davanti a sé la vecchiaia,
ma anche la discendenza della specie, la luna piena contiene in sé
le precedenti fasi di luna nuova e crescente ed ha davanti a sé
la fase calante e ancora la luna nuova; essa è un cerchio, una
spirale, contiene il suo passato e i suoi mille futuri, la sua eterna,
continua e autonoma rigenerazione. Inoltre è conclusa e non ha
bisogno di nient’altro, come una madre che forma un cerchio concluso/conchiuso
con il proprio figlio e si distacca da tutto il resto. Osservate una madre
che tenga suo figlio tra le braccia quando è appena nato: essi
si guardano, si tengono stretti, hanno bisogno l’uno dell’altro
e non hanno bisogno di nessun altro, né desiderano intrusioni di
alcun tipo nel loro cerchio magico. La madre nutre il figlio dal suo seno
e si nutre dell’amore del piccolo. Non so se esista nient’altro
di così completo, concluso, “accompli”, come dicono
i francesi. Forse, proprio solo la luna piena.
La pienezza della luna richiama la sazietà e l’appagamento
che seguono la realizzazione di qualcosa. Ogni volta che terminiamo ciò
su cui abbiamo lavorato con passione, con gusto, per il puro piacere di
fare, senza secondi fini o per ottenere qualcos’altro, ecco che
sperimentiamo l’energia della luna piena: sazi, realizzati, appagati,
ci fermiamo a contemplare il nostro lavoro che brilla della luce che noi
vi abbiamo infuso, della nostra energia. E’ la stessa sensazione
della madre che guarda suo figlio e lo vede così bello da vederlo
risplendere, e in realtà sono i suoi occhi a risplendere d’amore.
Un lavoro che, come un figlio, sia frutto della nostra passione e della
nostra creatività, ci fa sentire al tempo stesso svuotati e sazi:
svuotati perché vi abbiamo profuso la nostra energia, sazi perché
il lavoro fatto è parte di noi e ci completa.
La luna piena è simbolo di totalità perché condensa
in sé concetti opposti. Mostra una luminosità incontaminata,
suggerisce l’idea di purezza, eppure è una luna “esperta”:
infatti ha compiuto un cammino per giungere al punto in cui è,
dunque “conosce”, ha sperimentato, ha la vecchiaia davanti
a sé. Simboleggia la purezza della maternità. Una donna
che diventa madre mostra lo stesso volto della luna piena: è esperta
della vita, dell’amore, della sessualità e del dolore, tanto
che ha concepito e partorito, eppure a nessuno viene in mente di associarla
alla lussuria e ai piaceri della carne, ma la si guarda con rispetto,
con la stessa reverenza che si tributa ad una vergine, anzi, forse anche
maggiore.
La luna piena è anche la luna dell’equilibrio, del “mezzo
del cammin di nostra vita”, come direbbe Dante: contiene infatti
ciò che è stato, ma non è ancora giunta alla fine;
ha realizzato e completato ciò che doveva, ma ha ancora della strada
da fare, perché deve invecchiare.
Essa è raggiungimento del punto massimo senza traccia di tensione
né di sforzo: le sue energie sono al top, ha raggiunto l’apice,
il proprio limite in perfetta naturalezza, seguendo il suo flusso. E’
la luna della perfezione: è giunta al punto dopo il quale non si
può andare, perché dopo inizia il declino, la decadenza,
la morte. E per questo si concede una pausa, e si ferma a contemplarsi.
Se dunque scegliete di meditare sulla luna piena, queste sono le potenzialità
che essa stimolerà in voi, e di cui potrete godere:
la completezza, la compiutezza, la totalità, la perfezione, la
pienezza, la sazietà, l’appagamento, la realizzazione, la
serenità che viene dall’aver completato un ciclo, la contemplazione
della propria opera fine a se stessa, il distacco, la luce perfetta, la
rotondità perfetta, la conoscenza di fresca data, di esperienza
recente, il contenere in sé il passato, il presente e il futuro,
la creatività, la capacità di dare vita, il potere creativo
inesauribile, inestinguibile ed eterno, l’equilibrio, il giusto
mezzo, il punto perfetto, il punto massimo.
Meditazioni
Esercizio n. 1 – Il seme.
Scegliete una serata di luna piena, in qualsiasi momento della notte.
Stendetevi a terra, in posizione comoda, rilassata.
Iniziate a respirare tranquillamente, concentrandovi sulla luna. Prendete
atto della sua forma tonda, piena, perfetta, e della sua luce bianca che
si staglia contro il cielo. Pensate a quanto è vecchia, a quanti
giorni, mesi, anni, secoli ha visto passare, ripetendo sempre uguale il
suo ciclo, tornando sempre a riempirsi, raggiungendo ogni volta la forma
e la luce perfette e la pienezza e completezza che la caratterizzano.
A questo punto pensate ad un frutto, non importa quale, purché
contenga dei semi.
Visualizzateli. Nel seme è l’origine della vita: in esso
sono contenuti altri frutti, che contengono altri semi, all’infinito.
Ripetete dentro di voi questa successione:
“Ogni luna piena contiene in sé tutte le lune che verranno,
così come questo frutto contiene in sé tutti i frutti che
verranno, così come nel mio ventre ci sono tutte le vite che verranno…”La
Danza della Luna
Ripetete la successione molte volte, visualizzando di volta in volta le
lune infinite, i frutti infiniti, le vite infinite che verranno, e sentite
pulsare i semi che dormono dentro di voi, e guardate come anche la luce
della luna sia pulsante...
Tutto intorno a noi è pieno di vita e freme di vitalità.
Ripetete ora questa successione:
“Dentro di me ci sono infinite potenzialità, come nei
semi di un frutto e nelle lune future…..
ho infinite possibilità di scelta...
contengo infinite vite con le loro storie ed i loro meravigliosi destini…..
posso fare tutto ciò che desidero…
il ciclo della luna è infinito…”
Quando vi sentite sazi, fermatevi. Fate un lungo respiro, o meglio ancora
concedetevi un sospiro. Sorridete a voi stessi, sentitevi appagati, in
pace con tutti e con tutto, completi. Guardate distaccati ogni conflitto,
ormai non vi tocca più, e state nella pace.
Variante
Focalizzate la vostra attenzione anche su tutto ciò che precede:
la luna piena che vedete ora davanti a voi è figlia di infinite
lune passate, così come un frutto proviene da un albero nato da
altri semi, e anche voi siete figli dei figli di qualcun altro, all’indietro,
all’infinito…
Esercizio n. 2 – L’abbraccio
In una serata di luna piena, in qualsiasi momento della notte, mettetevi
come al solito in una posizione comoda vicino al compagno che avete scelto
per eseguire questo esercizio, e respirate profondamente e con calma.
Cercate di non pensare al contatto fisico che state per avere, ma concentratevi
su di voi.
Osservate il vostro corpo, partendo dalla punta dei piedi, passando alle
gambe, alle ginocchia, alle cosce, al bacino, alla pancia, allo stomaco,
poi guardate i palmi delle vostre mani, le dita in ogni parte, quindi
gli avambracci e le braccia, poi le spalle, il petto, e pensate al vostro
viso. Pensate che ognuna di queste parti è bellissima e compiuta,
nonostante le sue imperfezioni, e funziona bene, vi è utile, è
importante per voi. Sorridete dunque mentalmente ad ogni parte di voi,
del vostro corpo.
Ora pensate a quando siete nati: ogni parte del vostro corpo era già
così, com’è adesso, solo più piccola, solo
con dimensioni diverse, ma era già compiuta, così come lo
era al momento in cui siete stati partoriti. Voi eravate già perfetti
quando eravate ancora contenuti nel grembo materno, e vostra madre vi
conteneva perfettamente, con il ventre liscio, rotondo e teso come la
luna piena.
Immaginate a questo punto il bambino che eravate e concentratevi su di
lui, e visualizzatelo, abbracciato alla madre, dopo aver poppato, addormentato,
sazio, tranquillo, caldo, completo, appagato. Desiderate essere di nuovo
il bambino di quell’immagine. Siatelo, dunque.
Rivolgetevi al vostro compagno e fatevi abbracciare: assumete la posizione
che vi viene spontanea, purché vi permetta di rilassarvi, abbandonarvi,
farvi sostenere.
Nessuna paura, adesso, nessuna preoccupazione: la persona che vi abbraccia
vi ama, potete fidarvi di lei, non avete bisogno di pensare a nulla. Assaporate
la tranquillità di questo abbraccio, di questa notte, di questo
momento, e lasciate che il presente si dilati. Sentitevi amati, protetti,
sicuri. I bambini lo sanno bene: non hanno bisogno che di coccole e di
tenerezza, e anche noi.
Rimanete in quella posizione fin quando lo desiderate, e non preoccupatevi
di addormentarvi: capita sempre anche ai bambini.
Questo esercizio va eseguito con una persona con la quale si ha confidenza,
poiché consta di un contatto fisico che non tutti accettano da
un estraneo. L’ideale sarebbe eseguirlo con la propria madre, ma
vanno bene anche il compagno o la compagna, un amico o un fratello, in
ogni caso una persona con cui si sente di potersi lasciar andare.
Suggerimento per la persona che abbraccia
Chi abbraccia ha un compito molto delicato: deve sostenere sì,
ma con leggerezza, senza far percepire tensioni, fretta o impazienza.
Deve dunque cercare di ascoltare l’esigenza dell’altro: sarà
l’altro a staccarsi, quando lo riterrà opportuno. Abbracciare
come una Madre significa accettare la persona che chiede di essere abbracciata,
dimenticandoci di noi, mettere da parte momentaneamente le nostre esigenze
e i nostri desideri per far posto a quelli dell’altro, come avviene
in amore.
Esercizio n. 3 – La luna nelle mani
Ora siete seduti a terra con le gambe incrociate e la schiena dritta e
rilassata. Allungate il collo, rilassate le spalle, inspirate ed espirate.
Siete sereni, distesi, allo stesso tempo regali e estremamente semplici,
come la luna.
I palmi delle vostre mani sono appoggiati al pavimento, vicino ai vostri
fianchi, e voi respirate tranquillamente, ma profondamente, pensando che
adesso alzerete le mani.
Staccate le mani dal pavimento, e distendetele, allungando le dita, allargandole,
sentendole estendersi e riscaldarsi, dolcemente, senza sforzo, in maniera
estremamente naturale. Guardate la luna piena, respirate, e sollevate
le braccia: le vostre dita si allungano, sono grandi, enormi, infinite,
da esse escono filamenti di luce che le tirano verso l’esterno,
verso l’alto, come se doveste abbracciare l’intero campo visivo,
per congiungerle ai contorni della grande luna davanti a voi….
Immaginate di racchiudere le mani attorno alla luna e di afferrarla, tenendola
davanti a voi come un’enorme palla bianca; abbassatela all’altezza
del petto, e guardatela pulsare…..
La luna si rimpicciolisce piano piano tra le vostre mani, raggiungendo
le dimensioni di un melone, poi di una mela, poi di una palla da tennis,
poi di un uovo…le punte delle vostre dita si avvicinano ed arrivano
a congiungersi: le sentirete pulsanti, piene del potere della luna, che
ora è entrata nelle vostre mani. Memorizzate questa sensazione
e la successione di movimenti che vi ha portato ad essa: le vostre braccia
che si sollevano e formano un semicerchio, la luna tra le vostre mani,
le dita che si congiungono e la luna dentro le vostre mani, davanti al
vostro cuore, e conservatela dentro di voi. Potrete rievocarla, ogni volta
che desidererete ricaricarvi dell’energia della luna piena, limitandovi
a congiungere le punte delle dita all’altezza del vostro petto.
Questi esercizi hanno due funzioni:
Innanzitutto ci rilassano e ci danno fiducia in noi stessi; specialmente
quando attraversiamo una fase di rottura o la fine di qualsiasi situazione,
può capitare di assumere un atteggiamento di chiusura e di pessimismo
verso il futuro. Immaginando di avere davanti a noi molte strade aperte,
molte e diverse possibilità di scelta, seppur ancora in embrione
e non del tutto chiare, possiamo rinfrancarci, tranquillizzarci, ed assumere
di conseguenza un atteggiamento positivo.
Inoltre ci fanno prendere coscienza di come il processo vitale, creativo,
sia inarrestabile, e del fatto che siamo legati come il filo d’argento
della luna al passato e al futuro. Diveniamo così il centro di
noi stessi e della vita, ma soprattutto ci rendiamo conto di non essere
soli, di appartenere, di “far parte”, di “essere”
parte del ciclo inarrestabile ed onnipotente della creazione.
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Testo
originale di Barbara Coffani per http://www.ilcerchiodellaluna.it 2006
Inserito nel sito www.ilcerchiodellaluna.it
il 14 gennaio 2006
© il testo è dal luglio 2009 edito con altri di Barbara Pollettini in un volume ed acquistabile via web:
titolo: la danza della luna
pubblicato con www.ilmiolibro.it
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Bibliografia:
Miranda Gray, Luna Rossa. Macro Edizioni
Marija Gimbutas, Il linguaggio della Dea, Longanesi & C.
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Dal settembre 2009 abbiamo aggiunto a questa pagina un contatore.
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