La Danza della Luna Calante

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Crescente
Contrariamente alla luna piena, la luna calante non si espande all’universo
ma si ritira dolcemente su sé stessa e va verso il declino. Ha
raggiunto l’apice dello splendore ed ora sta inesorabilmente scomparendo.
Il suo futuro è il nulla: dopo, ci sarà soltanto la luna
nera. Non importa ora se sappiamo che poi il ciclo si ripeterà,
perché l’energia di questa fase è l’energia
del non futuro, l’energia involutiva o negativa.
Ogni volta che si sente parlare di negatività ci si spaventa, o
quanto meno ci si inquieta. La mente corre subito alla magia nera, al
malocchio, alla possibilità che accada qualcosa di brutto, un evento
tragico o catastrofico. In realtà, il negativo è naturale
e fa parte della vita, è uno dei suoi aspetti, come il positivo.
Dire dunque che la luna di questo periodo è foriera di energie
negative non significa che dobbiamo chiuderci in casa e attaccare aglio
e ferri di cavallo sulla porta, e aspettare la fase successiva per uscire.
Significa solo che le energie sono in fase involutiva, dunque vanno utilizzate
in modo diverso rispetto alle altre fasi.
Che cosa si può fare quando si ha raggiunto il top? Osserviamo
la natura: che cosa fa la luna, quando è completa? Non ricomincia
subito, non diventa ancora più grande di quel che è, o più
tonda o più luminosa. Cala.
La negatività è tutta qui. E’ semplice e non fa paura.
Che cosa fanno gli animali selvatici quando si avvicina l’inverno
e sanno d’istinto che non troveranno da mangiare? Vanno in letargo.
Non perdono certo tempo ed energie ad accoppiarsi proprio adesso, visto
che durante l’inverno non troverebbero cibo per sfamare i piccoli.
Metaforicamente questo significa che è inutile sprecare adesso
le forze perché non ne abbiamo più, le abbiamo già
usate tutte per raggiungere il massimo nella fase precedente. Seguiamo
la natura ed il suo insegnamento: non sforziamoci, non ricominciamo subito,
ma fermiamoci. Non avremmo le forze per portare avanti nuovi lavori. Possiamo
invece sfruttare questa fase in altri modi: imparare dalle esperienze
passate, vedere ciò di cui abbiamo bisogno, e allontanare o disfare
ciò che non ci interessa più.
Se la luna calante non ha futuro davanti a sé, essa però
contiene il passato. Se questo non è un buon momento per pianificare
né per programmare perché le energie tendono a scemare e
la creatività e l’estroversione diminuiscono, escludiamo
ogni inizio di nuove attività ed ogni progettualità e guardiamo
alle nostre spalle. Rivolgiamoci al passato, a ciò che abbiamo
fatto finora. Vediamo a che punto siamo arrivati. Rielaboriamo le esperienze
appena acquisite, raccogliamo ciò che abbiamo seminato. La luna
calante è la luna della raccolta: paragonabile all’autunno
e alla vecchiaia, è propizia per raccogliere i frutti e fare scorta
per l’inverno. Facciamo il punto della situazione in modo da vedere
cos’abbiamo raggiunto, cos’abbiamo imparato, cosa ancora dobbiamo
raggiungere e imparare, e soprattutto ciò che realmente è
importante per noi, alla luce delle esperienze fatte.
Questa fase è ideale per portare a termine ciò che è
sospeso, o per allontanare e allontanarci da ciò di cui non abbiamo
più bisogno. Sfruttiamo allora il suo potere liberatorio e di disfacimento.
Poiché si tratta di una luna che se ne va, si allontana, diminuisce,
allontaniamo e oscuriamo tutte le cose che ci danno fastidio, ci turbano,
ci preoccupano. Approfittiamo per far scemare anche le nostre crisi, di
qualunque tipo esse siano. I momenti di crisi hanno un andamento parabolico:
assomigliano alle contrazioni uterine, iniziano piano piano, aumentano
sempre più, raggiungono l’apice e poi scemano così
come sono cresciuti.
Facciamo pulizia: possiamo alleggerirci di ciò che ci trasciniamo
appresso per abitudine, ma che non ha più uno scopo per noi. Guardiamo
gli alberi, da sempre nostri grandi maestri. Alle soglie dell’inverno
essi lasciano cadere le foglie, di cui non hanno momentaneamente bisogno,
e limitano al massimo il dispendio energetico concentrando l’energia
vitale nelle radici, al riparo nel ventre della terra. In pratica si concentrano
su ciò che è davvero importante. Imitiamoli. Alleggeriamoci
a livello psicologico, lasciando cadere come foglie secche i nostri schemi
mentali, i ruoli scontati, la prevedibilità, le abitudini cattive,
sbagliate, l’intero passato se vogliamo.
Alleggeriamoci anche a livello materiale. Tutti sanno che questo è
il momento ideale per tagliarsi i capelli ed iniziare una dieta. Ma perché
non rendere più “libero”, più leggero anche
il nostro appartamento, lo spazio in cui viviamo? Proviamo a guardarci
attorno: com’è il nostro arredamento? Quanti sono i soprammobili,
i quadretti, le fotografie, i vasi, le stampe, i fiori finti o secchi
e pieni di polvere e le famigerate bomboniere che non ci piacciono, ma
che abbiamo sempre tenuto per abitudine o per far piacere agli altri?
E nei cassetti, negli armadi, quanti sono gli oggetti, le scarpe, i capi
d’abbigliamento che continuiamo a tenere nonostante non li mettiamo
più da anni, o non ci vadano più bene, o non ci piacciano
più? Proviamo a sfruttare l’energia della fase lunare discendente
per fare spazio anche nella nostra casa, nell’ambiente che occupiamo.
Sicuramente poi ci sentiremo più leggeri, più liberi, rinnovati.
Magari, chi lo sa, anche più magri…
E senz’altro faremo circolare un’energia nuova intorno a noi.
Un’ultima riflessione: probabilmente è il momento peggiore
per mettersi a discutere, a litigare o per incarognirsi contro le persone
che ci circondano, perché anche questo atteggiamento richiede un
notevole dispendio di energie. Seguite il corso della natura e della luna;
se vedete che tutto tende ad affievolirsi non opponetevi a questo ritmo,
ma lasciate andare.
Meditazioni
Esercizio n. 1 - L’ululato
Notte di luna calante: come per gli esercizi precedenti, tempo e vista
permettendo osservate la luna nel suo volgere al declino, respirando tranquillamente.
Focalizzate l’ attenzione su un pensiero che vi dà preoccupazione,
sia esso materiale, psicologico o emotivo, tangibile o intangibile. Visualizzatelo
come un nodo che occupa il centro del vostro petto. Sentitelo, pesa sul
vostro petto: guardatelo, osservatelo, riconoscetelo. Ammettete che vi
fa mancare il respiro, che vi dà fastidio.
Ora immaginatelo mentre risale lento dal centro del petto verso la gola,
e sentitelo palpitare proprio lì, all’altezza della ghiandola
tiroide. Guardatelo: ascoltate il fastidio che vi provoca, sentitelo gonfiarsi.
Non deglutite, non cercate di ricacciarlo indietro ma lasciatelo dov’è,
senza preoccuparvi: non vi soffocherà.
Immaginate a questo punto di essere un lupo: avete girovagato per tutta
la notte nella foresta, annusando l’aria in cerca di tracce, poi
vi siete messi a correre su per la china di una montagna, ed ora che avete
raggiunto la cima vi siete fermati, ansimando. Vi siete accucciati sulle
zampe posteriori e guardate la luna calante, il cielo buio, il dirupo
sotto di voi, il bosco nero, la vallata immensa... Quel nodo alla gola
chiede di uscire. Immaginate dunque di aprire la bocca, e di lasciar uscire
un lamento: scegliete voi la vocale che preferite, sarà dapprima
esile, appena mormorata, ma a poco a poco acquisterà intensità,
diverrà più acuta, più forte, più potente,
e si trasformerà nel vostro ululato. Un perfetto, meraviglioso,
stupendo ululato esce ora dalla vostra gola, portando con sé il
nodo nero che vi opprimeva. Prolungate l’ululato il più possibile.
Se necessario, riprendete fiato e ripetete più volte.
L’ululato ora è davanti a voi: fluttua per un momento, poi
si allontana nell’oscurità, sulla vallata, sfuma verso l’orizzonte
buio, cala piano piano, torna flebile, sottile, e a poco a poco si estingue
del tutto.
Inspirate profondamente, espirate, e riprendete il contatto con l’ambiente
circostante.
Variante
E’ possibile, anziché immaginare, emettere realmente un ululato,
un grido, un lamento o semplicemente una vocale, come insegnano in alcuni
corsi di preparazione al parto nella tecnica chiamata “canto carnatico”,
utilizzata per gestire il dolore delle doglie. E’ chiaro che per
fare ciò si deve valutare la possibilità che i vicini di
casa o altre persone sentano quello che state facendo e vi chiedano spiegazioni
il mattino seguente…
Esercizio n. 2 – L’albero d’inverno
Sedetevi a terra con le gambe incrociate, il busto ed il collo eretti,
le spalle e le braccia rilassate, allungate lungo i fianchi.
Tenete le mani appoggiate al pavimento, senza pressione né sforzo.
Chiudete gli occhi. Respirate tranquillamente e immaginate di essere un
albero: le vostre gambe e piedi sono le radici di quell’albero,
il vostro busto è il fusto, la vostra testa e i vostri capelli
sono i rami e le foglie. Il sangue che scorre nelle vostre vene è
la linfa dell’albero, e voi siete come l’albero, ed ora vi
comporterete esattamente come lui.
Passerà il vento, e ondulerete leggermente imitando il movimento
delle fronde.
Siete connessi al cielo con le fronde e alla terra con le radici; siete
un ponte tra il cielo e la terra, vedete dall’alto della vostra
chioma panorami lontani che sfuggono all’occhio umano; ospitate
uccelli e nidi, siete un albero in tutto e per tutto.
Ora immaginate che ciò che volete allontanare da voi o da cui volete
distaccarvi sia le vostre foglie. Sta sopraggiungendo l’inverno.
La linfa che vi attraversa non è sufficiente, non arriva alle punte
dei rami e alle foglie, e queste scoloriscono, si seccano, si accartocciano,
diventano fragili, deboli, friabili, senza vita…
Passa di nuovo il vento e le stacca, le solleva nell’aria e le porta
lontano…Non guardatele: non vi servono più, non fanno più
parte di voi. Concentrate invece l’attenzione sulle radici, e sentitele
salde, sprofondate nella terra, ricche di linfa: questo è ciò
che conta, questo è il vostro centro. Non perdete tempo a nutrire
foglie secche destinate a cadere. Non perdete tempo ed energia con pensieri
inutili, individuate ciò che conta e solo su questo concentratevi.
Inspirate, espirate, riaprite gli occhi; guardatevi i piedi e le gambe,
il bacino, il petto, le braccia e le mani; sgranchitevi dolcemente e rialzatevi.
Funzioni
Spesso i problemi che abbiamo ci disturbano fisicamente, o perché
sono concreti o perché le nostre sensazioni nei loro riguardi si
traducono in malesseri fisici e somatizzazioni. Visualizzare un problema
come se fosse un corpo fisico però, ci dà il vantaggio di
poter agire materialmente, concretamente su di esso: possiamo così
immaginare di portarlo all’esterno di noi, di cacciarlo via, di
espellerlo, ed infine di distaccarcene, prendere le distanze. Possiamo
in sostanza scegliere di non farci coinvolgere, e decidere di mantenere
sereno distacco riguardo a ciò che ci dà ansia. Quindi non
ci lasciamo più agire dal problema in questione, non ci facciamo
più dominare, ma diventiamo noi gli attori della situazione e siamo
noi che, in un certo senso, “dettiamo le regole”. Spesso è
proprio un atteggiamento obiettivo e uno spostamento di ottica che consente
di ridimensionare problemi all’apparenza insuperabili.
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Testo
originale di Barbara Coffani per http://www.ilcerchiodellaluna.it 2006
Inserito nel sito www.ilcerchiodellaluna.it
il 23 gennaio 2006
© il testo è dal luglio 2009 edito con altri di Barbara Pollettini in un volume ed acquistabile via web:
titolo: la danza della luna
pubblicato con www.ilmiolibro.it
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Bibliografia:
Miranda Gray, Luna Rossa. Macro Edizioni
Marija Gimbutas, Il linguaggio della Dea, Longanesi & C.
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