Femminile
Parole e versi che ci hanno ispirato nel mondo del femminile
La Danza della Luna Calante


Vai agli altri capitoli della Danza della Luna: Introduzione, Suggerimenti, Luna Piena, Luna Nuova, Luna Crescente


Contrariamente alla luna piena, la luna calante non si espande all’universo ma si ritira dolcemente su sé stessa e va verso il declino. Ha raggiunto l’apice dello splendore ed ora sta inesorabilmente scomparendo. Il suo futuro è il nulla: dopo, ci sarà soltanto la luna nera. Non importa ora se sappiamo che poi il ciclo si ripeterà, perché l’energia di questa fase è l’energia del non futuro, l’energia involutiva o negativa.
Ogni volta che si sente parlare di negatività ci si spaventa, o quanto meno ci si inquieta. La mente corre subito alla magia nera, al malocchio, alla possibilità che accada qualcosa di brutto, un evento tragico o catastrofico. In realtà, il negativo è naturale e fa parte della vita, è uno dei suoi aspetti, come il positivo. Dire dunque che la luna di questo periodo è foriera di energie negative non significa che dobbiamo chiuderci in casa e attaccare aglio e ferri di cavallo sulla porta, e aspettare la fase successiva per uscire. Significa solo che le energie sono in fase involutiva, dunque vanno utilizzate in modo diverso rispetto alle altre fasi.
Che cosa si può fare quando si ha raggiunto il top? Osserviamo la natura: che cosa fa la luna, quando è completa? Non ricomincia subito, non diventa ancora più grande di quel che è, o più tonda o più luminosa. Cala.
La negatività è tutta qui. E’ semplice e non fa paura.
Che cosa fanno gli animali selvatici quando si avvicina l’inverno e sanno d’istinto che non troveranno da mangiare? Vanno in letargo. Non perdono certo tempo ed energie ad accoppiarsi proprio adesso, visto che durante l’inverno non troverebbero cibo per sfamare i piccoli. Metaforicamente questo significa che è inutile sprecare adesso le forze perché non ne abbiamo più, le abbiamo già usate tutte per raggiungere il massimo nella fase precedente. Seguiamo la natura ed il suo insegnamento: non sforziamoci, non ricominciamo subito, ma fermiamoci. Non avremmo le forze per portare avanti nuovi lavori. Possiamo invece sfruttare questa fase in altri modi: imparare dalle esperienze passate, vedere ciò di cui abbiamo bisogno, e allontanare o disfare ciò che non ci interessa più.


Se la luna calante non ha futuro davanti a sé, essa però contiene il passato. Se questo non è un buon momento per pianificare né per programmare perché le energie tendono a scemare e la creatività e l’estroversione diminuiscono, escludiamo ogni inizio di nuove attività ed ogni progettualità e guardiamo alle nostre spalle. Rivolgiamoci al passato, a ciò che abbiamo fatto finora. Vediamo a che punto siamo arrivati. Rielaboriamo le esperienze appena acquisite, raccogliamo ciò che abbiamo seminato. La luna calante è la luna della raccolta: paragonabile all’autunno e alla vecchiaia, è propizia per raccogliere i frutti e fare scorta per l’inverno. Facciamo il punto della situazione in modo da vedere cos’abbiamo raggiunto, cos’abbiamo imparato, cosa ancora dobbiamo raggiungere e imparare, e soprattutto ciò che realmente è importante per noi, alla luce delle esperienze fatte.
Questa fase è ideale per portare a termine ciò che è sospeso, o per allontanare e allontanarci da ciò di cui non abbiamo più bisogno. Sfruttiamo allora il suo potere liberatorio e di disfacimento.
Poiché si tratta di una luna che se ne va, si allontana, diminuisce, allontaniamo e oscuriamo tutte le cose che ci danno fastidio, ci turbano, ci preoccupano. Approfittiamo per far scemare anche le nostre crisi, di qualunque tipo esse siano. I momenti di crisi hanno un andamento parabolico: assomigliano alle contrazioni uterine, iniziano piano piano, aumentano sempre più, raggiungono l’apice e poi scemano così come sono cresciuti.
Facciamo pulizia: possiamo alleggerirci di ciò che ci trasciniamo appresso per abitudine, ma che non ha più uno scopo per noi. Guardiamo gli alberi, da sempre nostri grandi maestri. Alle soglie dell’inverno essi lasciano cadere le foglie, di cui non hanno momentaneamente bisogno, e limitano al massimo il dispendio energetico concentrando l’energia vitale nelle radici, al riparo nel ventre della terra. In pratica si concentrano su ciò che è davvero importante. Imitiamoli. Alleggeriamoci a livello psicologico, lasciando cadere come foglie secche i nostri schemi mentali, i ruoli scontati, la prevedibilità, le abitudini cattive, sbagliate, l’intero passato se vogliamo.
Alleggeriamoci anche a livello materiale. Tutti sanno che questo è il momento ideale per tagliarsi i capelli ed iniziare una dieta. Ma perché non rendere più “libero”, più leggero anche il nostro appartamento, lo spazio in cui viviamo? Proviamo a guardarci attorno: com’è il nostro arredamento? Quanti sono i soprammobili, i quadretti, le fotografie, i vasi, le stampe, i fiori finti o secchi e pieni di polvere e le famigerate bomboniere che non ci piacciono, ma che abbiamo sempre tenuto per abitudine o per far piacere agli altri?
E nei cassetti, negli armadi, quanti sono gli oggetti, le scarpe, i capi d’abbigliamento che continuiamo a tenere nonostante non li mettiamo più da anni, o non ci vadano più bene, o non ci piacciano più? Proviamo a sfruttare l’energia della fase lunare discendente per fare spazio anche nella nostra casa, nell’ambiente che occupiamo. Sicuramente poi ci sentiremo più leggeri, più liberi, rinnovati. Magari, chi lo sa, anche più magri…
E senz’altro faremo circolare un’energia nuova intorno a noi.

Un’ultima riflessione: probabilmente è il momento peggiore per mettersi a discutere, a litigare o per incarognirsi contro le persone che ci circondano, perché anche questo atteggiamento richiede un notevole dispendio di energie. Seguite il corso della natura e della luna; se vedete che tutto tende ad affievolirsi non opponetevi a questo ritmo, ma lasciate andare.

Meditazioni

Esercizio n. 1 - L’ululato
Notte di luna calante: come per gli esercizi precedenti, tempo e vista permettendo osservate la luna nel suo volgere al declino, respirando tranquillamente.
Focalizzate l’ attenzione su un pensiero che vi dà preoccupazione, sia esso materiale, psicologico o emotivo, tangibile o intangibile. Visualizzatelo come un nodo che occupa il centro del vostro petto. Sentitelo, pesa sul vostro petto: guardatelo, osservatelo, riconoscetelo. Ammettete che vi fa mancare il respiro, che vi dà fastidio.
Ora immaginatelo mentre risale lento dal centro del petto verso la gola, e sentitelo palpitare proprio lì, all’altezza della ghiandola tiroide. Guardatelo: ascoltate il fastidio che vi provoca, sentitelo gonfiarsi. Non deglutite, non cercate di ricacciarlo indietro ma lasciatelo dov’è, senza preoccuparvi: non vi soffocherà.
Immaginate a questo punto di essere un lupo: avete girovagato per tutta la notte nella foresta, annusando l’aria in cerca di tracce, poi vi siete messi a correre su per la china di una montagna, ed ora che avete raggiunto la cima vi siete fermati, ansimando. Vi siete accucciati sulle zampe posteriori e guardate la luna calante, il cielo buio, il dirupo sotto di voi, il bosco nero, la vallata immensa... Quel nodo alla gola chiede di uscire. Immaginate dunque di aprire la bocca, e di lasciar uscire un lamento: scegliete voi la vocale che preferite, sarà dapprima esile, appena mormorata, ma a poco a poco acquisterà intensità, diverrà più acuta, più forte, più potente, e si trasformerà nel vostro ululato. Un perfetto, meraviglioso, stupendo ululato esce ora dalla vostra gola, portando con sé il nodo nero che vi opprimeva. Prolungate l’ululato il più possibile. Se necessario, riprendete fiato e ripetete più volte.
L’ululato ora è davanti a voi: fluttua per un momento, poi si allontana nell’oscurità, sulla vallata, sfuma verso l’orizzonte buio, cala piano piano, torna flebile, sottile, e a poco a poco si estingue del tutto.
Inspirate profondamente, espirate, e riprendete il contatto con l’ambiente circostante.

Variante
E’ possibile, anziché immaginare, emettere realmente un ululato, un grido, un lamento o semplicemente una vocale, come insegnano in alcuni corsi di preparazione al parto nella tecnica chiamata “canto carnatico”, utilizzata per gestire il dolore delle doglie. E’ chiaro che per fare ciò si deve valutare la possibilità che i vicini di casa o altre persone sentano quello che state facendo e vi chiedano spiegazioni il mattino seguente…

Esercizio n. 2 – L’albero d’inverno
Sedetevi a terra con le gambe incrociate, il busto ed il collo eretti, le spalle e le braccia rilassate, allungate lungo i fianchi.
Tenete le mani appoggiate al pavimento, senza pressione né sforzo.
Chiudete gli occhi. Respirate tranquillamente e immaginate di essere un albero: le vostre gambe e piedi sono le radici di quell’albero, il vostro busto è il fusto, la vostra testa e i vostri capelli sono i rami e le foglie. Il sangue che scorre nelle vostre vene è la linfa dell’albero, e voi siete come l’albero, ed ora vi comporterete esattamente come lui.
Passerà il vento, e ondulerete leggermente imitando il movimento delle fronde.
Siete connessi al cielo con le fronde e alla terra con le radici; siete un ponte tra il cielo e la terra, vedete dall’alto della vostra chioma panorami lontani che sfuggono all’occhio umano; ospitate uccelli e nidi, siete un albero in tutto e per tutto.
Ora immaginate che ciò che volete allontanare da voi o da cui volete distaccarvi sia le vostre foglie. Sta sopraggiungendo l’inverno. La linfa che vi attraversa non è sufficiente, non arriva alle punte dei rami e alle foglie, e queste scoloriscono, si seccano, si accartocciano, diventano fragili, deboli, friabili, senza vita…
Passa di nuovo il vento e le stacca, le solleva nell’aria e le porta lontano…Non guardatele: non vi servono più, non fanno più parte di voi. Concentrate invece l’attenzione sulle radici, e sentitele salde, sprofondate nella terra, ricche di linfa: questo è ciò che conta, questo è il vostro centro. Non perdete tempo a nutrire foglie secche destinate a cadere. Non perdete tempo ed energia con pensieri inutili, individuate ciò che conta e solo su questo concentratevi.
Inspirate, espirate, riaprite gli occhi; guardatevi i piedi e le gambe, il bacino, il petto, le braccia e le mani; sgranchitevi dolcemente e rialzatevi.

Funzioni

Spesso i problemi che abbiamo ci disturbano fisicamente, o perché sono concreti o perché le nostre sensazioni nei loro riguardi si traducono in malesseri fisici e somatizzazioni. Visualizzare un problema come se fosse un corpo fisico però, ci dà il vantaggio di poter agire materialmente, concretamente su di esso: possiamo così immaginare di portarlo all’esterno di noi, di cacciarlo via, di espellerlo, ed infine di distaccarcene, prendere le distanze. Possiamo in sostanza scegliere di non farci coinvolgere, e decidere di mantenere sereno distacco riguardo a ciò che ci dà ansia. Quindi non ci lasciamo più agire dal problema in questione, non ci facciamo più dominare, ma diventiamo noi gli attori della situazione e siamo noi che, in un certo senso, “dettiamo le regole”. Spesso è proprio un atteggiamento obiettivo e uno spostamento di ottica che consente di ridimensionare problemi all’apparenza insuperabili.


Vai agli altri capitoli della Danza della Luna: Introduzione, Suggerimenti, Luna Piena, Luna Nuova, Luna Crescente

Testo originale di Barbara Coffani per http://www.ilcerchiodellaluna.it 2006
Inserito nel sito www.ilcerchiodellaluna.it il 23 gennaio 2006

© il testo è dal luglio 2009 edito con altri di Barbara Pollettini in un volume ed acquistabile via web:
titolo: la danza della luna
pubblicato con www.ilmiolibro.it

____________________________________________________________
Bibliografia:
Miranda Gray, Luna Rossa. Macro Edizioni
Marija Gimbutas, Il linguaggio della Dea, Longanesi & C.



 



 


______________________________________________________________________________________________________



Vuoi essere periodicamente informato delle novità sul sito e delle nostre iniziative?
Iscriviti alla mailing list, e riceverai mensilmente il nostro calendario lunare in omaggio.



Clikkando sulla luna, puoi tornare alla   


Questa è una pagina protetta dalle copiature.
Abbiamo deciso di tutelare così le nostre pagine, originali e non, dall'uso scorretto su altri siti.
Il Cerchio della Luna non è contrario a cedere i suoi testi originali, purché non vengano smembrati e ne vengano citati gli autori, le fonti e la bibliografia… così come riportati in queste pagine.
Dunque, se vi interessa un nostro testo o una nostra ricerca originale, non esitate a scriverci chiedendoci un’autorizzazione e comunicandoci per quale uso vi serve, dove lo vorreste pubblicare e formulando l’impegno ad una corretta citazione.
L’indirizzo è: info@ilcerchiodellaluna.it