La Danza della Luna Nuova
Sara di Antonio Corradini (XVIII secolo), tratta dalla pagina http://www.itinerariafvg.it/velata.html
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della Luna: Introduzione, Suggerimenti,
Luna Piena, Luna
Calante, Luna
Crescente La luna nuova o nera ha un significato ambivalente.
Poiché manca nel cielo, ma solo temporaneamente, poiché
in essa coincidono la fine di un ciclo e l’inizio di un altro, poiché
c’è senza mostrarsi e si mostra nascosta, essa è al
tempo stesso la luna della fine ma anche dell’origine.
Essa rappresenta ciò che non c’è più, ciò
che è finito, la conclusione di un processo, in una parola simboleggia
la Morte fisica e metaforica, ed è collegata alla stagione dell’inverno.
Nella nostra società è raro assistere alla morte fisica
reale. E’ un evento medicalizzato: i malati terminali, i vecchi
in fin di vita, le persone in coma sono ricoverate in ospedale e muoiono
lontane dalla famiglia, a volte purtroppo da sole. Assistiamo quasi esclusivamente
a scene di morte fisica virtuali: siamo abituati alla televisione e la
morte documentata nei telegiornali ci fa lo stesso effetto di quella fittizia
in un film.
Era diverso nelle nostre campagne, fino a non molti anni fa. Quando ero
bambina i vecchi non andavano nelle case di riposo, ma restavano in casa
accuditi dai familiari, e spesso morivano nel loro letto. I funerali partivano
dalle case private: la camera ardente veniva allestita in sala, i familiari
e gli amici vegliavano la salma. I genitori e spesso i nonni, spiegavano
con naturalezza e semplicità ciò che era accaduto, mentre
oggi si tende ad evitare di parlare di morte ad un bambino. Ricordo che
una volta, nel corso di una conversazione con un conoscente, avendo appreso
che un tale era morto mia nonna commentò: “Meglio, poveretto,
meglio”. Io dissi “Come sei cattiva, nonna. Perché
sei contenta che sia morto?” E lei, con molta calma, mi spiegò:
“Perché era molto malato, stava male, e ora ha smesso
di soffrire”.
Così va vista la Morte, così non fa paura. Non va considerata
fine ma soluzione: sia in concreto che metaforicamente, morte significa
soluzione, passaggio ad altra situazione, magari preludio alla possibilità
di cambiare in meglio.
Morire, sia fisicamente che simbolicamente, è difficile, duro e
penoso, come venire al mondo, come ogni passaggio. La colpa di tale difficoltà
è nostra: siamo molto legati alla nostra situazione presente, crediamo
sia tutto ciò che abbiamo, vi attribuiamo un’importanza maggiore
di quanto abbia in realtà, e abbandonarla ci sembra un evento catastrofico
che definiamo appunto “la fine”.
Mettendoci in quest’ottica compiamo due errori. In primo luogo confondiamo
l’emozione con ciò che la provoca; confondiamo la paura di
lasciar andare, la paura del cambiamento, la paura della morte con la
morte stessa, forse perché essendo intimamente coinvolti non riusciamo
ad essere obiettivi.
In realtà la morte non ha niente a che vedere con la nostra paura.
Essa non coincide con l’emozione che suscita – la paura -
ma con l’azione che è - il passaggio o il cambiamento o la
morte fisica reale, ed è lo strumento che ci consente di andare
oltre. In secondo luogo ci autolimitiamo: noi non siamo solo ciò
che siamo hic et nunc né ciò che abbiamo ora, il lavoro,
la casa, il partner ecc. Possiamo essere tutt’altro, e chissà
cosa potremmo essere in futuro. Aggrappandoci con ostinazione alla situazione
presente non pensiamo che può anche capitarci di meglio.
La chiave di volta del passaggio è l’accettazione di un’assenza
momentanea di certezze durante la quale saremo in balia del caos: passare
implica che abbandoniamo ciò a cui siamo legati e abituati, e che
accettiamo un periodo senza chiarezza, senza riferimenti; probabilmente
anche di stasi, di immobilità, di impossibilità di agire,
senza scopo apparente. Questo vuole dirci la luna nera: essa si annulla,
si oscura per poter tornare a risplendere.
E’ una luna velata, la sua assenza è soltanto apparente,
contiene in sé il germe della luna futura. Anche noi accettiamo
di fermarci per un po’ al buio. Evitiamo di pensare e di agitarci,
riposiamoci, stiamo in attesa, stiamo a vedere cosa accade: gli eventi
sanno già come andare, le situazioni si risolvono da sole, le cose
vanno a posto senza il nostro nevrotico intervento.
“Passare” e “andare oltre” sono sinonimi, ma sono
anche l’uno causa dell’altro: infatti per “andare oltre”
bisogna “passare”.
Per crescere, la luna deve prima morire. Nel Vangelo si dice che il seme
deve marcire nella terra per germogliare, e lo stesso Gesù rimase
tre giorni nell’Aldilà prima di riapparire. Perché
venga la primavera deve passare l’inverno. Ecco perché la
luna nera è detta anche luna nuova e luna dell’origine.
Sotto questo aspetto mi sembra splendidamente rappresentata dalla donna
velata. La donna velata è una vecchia amica, un’habituée
dei nostri sogni e della nostra realtà, e prima o poi tutti dobbiamo
fare i conti con lei.
Qualche anno fa ho fatto questi sogni “a puntate”. La prima
volta ho sognato di trovarmi in una casa che esiste realmente: essa confinava
con quella dove sono nata ed era abitata da una coppia di anziani che
andavo spesso a trovare da bambina, e che ora sono morti . Nel sogno entravo
in cucina, vedevo la tavola apparecchiata e le sedie scostate, sapevo
che i proprietari avevano appena terminato il pranzo ed erano usciti,
e che sarebbero tornati di lì a poco. Nonostante nella realtà
frequentassi spesso quel luogo, nel sogno non mi sentivo a mio agio perché
mi trovavo in casa di qualcuno durante la sua assenza. Poi sorgeva un
senso di angoscia: forse i proprietari non sarebbero tornati affatto,
forse erano morti. Improvvisamente sentivo dei passi al piano di sopra,
venivo assalita dal panico e fuggivo. Mi svegliavo sudata e turbata, col
batticuore.
La seconda volta ripetevo il sogno, ma c’era mia madre con me e
quando sentivo i passi al piano di sopra e volevo scappare ella mi tratteneva:
mi diceva “Aspetta un momento, aspetta un momento”.
Io avevo paura, e non capivo perché mi trattenesse e mi costringesse
a sopportare qualcosa che mi spaventava così tanto. I passi si
facevano più vicini e scendevano le scale, ed io scappavo fuori,
e mi svegliavo. A questo punto ero così turbata che per un certo
periodo avevo perfino paura di addormentarmi da sola. Sapevo chi stava
scendendo da quelle scale, e ne ero terrorizzata. La terza volta mia madre
riusciva a trattenermi e mi costringeva a guardare chi scendeva dalle
scale: era una giovane donna della mia età, simile a me, interamente
coperta di veli bianchi dalla testa ai piedi.
L’apparizione era assolutamente innocua: non era né brutta,
né spaventosa, né minacciosa o malintenzionata, non parlava
né faceva nulla; quasi mi somigliava, anzi a dire la verità
ero proprio io. Era il fatto di doverla affrontare, di doverla vedere,
di doverla guardare che mi sconvolgeva, e un attimo prima che comparisse
credevo che avrei fatto un infarto per la paura.
Ho chiesto un’interpretazione di questo sogno. Mi hanno detto che
quella donna è il fantasma di una mia vita precedente che vive
in quella casa perché lì è accaduto qualcosa che
mi ha fatto stare male. E’ senz’altro un’interpretazione
suggestiva, però credo esista una lettura più semplice.
Mi lasciava perplessa il ruolo di mia madre nel sogno: non capivo perché
fosse così sadica da costringermi ad avere paura, e nel contempo
avevo fiducia in lei e capivo che non mi avrebbe mai obbligata a fare
qualcosa che mi potesse danneggiare. Perché mi diceva “Aspetta,
aspetta ancora un momento”? Io volevo scappare e lei mi tratteneva.
Mi obbligava a fare ciò che non volevo, ma cos’è che
non volevo fare? Non volevo guardare, non volevo vedere. Mi sono resa
conto che la radice del mio terrore non era in ciò che avrebbe
potuto farmi la donna velata, ma nell’azione del vederla. A questo
punto ho fatto un’equazione: la donna velata è il mio problema,
quindi la paura di affrontarla è la paura di affrontare il mio
problema.
La donna velata è simbolo di qualunque cosa ci spaventi o ci preoccupi.
Non è cattiva, non ci vuole fare del male; i suoi veli ci spaventano
perché sembra che nascondano chissà che mostro, ma siamo
noi a metterglieli, perché siamo noi a non volerla vedere.
Se però ci poniamo nell’ottica in cui ciò il nostro
incubo in realtà vuole insegnarci qualcosa, possiamo capire cosa
vuole dirci se comunichiamo con l’incubo. Non possiamo ignorare
ciò che ci turba. Se abbiamo un problema e fingiamo di non averlo,
se ci ostiniamo ad ignorarlo, esso lungi dallo scomparire rimane tragicamente
lì col fiato sul nostro collo, a perseguitarci, e molto probabilmente
salterà fuori ingigantito proprio nel momento meno opportuno. Se
ci siamo resi conto che quel problema esiste, dobbiamo semplicemente prenderne
atto. Dobbiamo ammettere la sua esistenza, “riconoscerlo”,
perché solo così possiamo anche “conoscerlo”
e capire come risolverlo. La donna velata dunque è un vero e proprio
maestro: essa ha non solo lo scopo di insegnarci qualcosa attraverso le
nostre paure, ma anche di spingerci ad affrontare i nostri problemi. Tramite
questo simbolo allora la luna nuova acquisisce la sua più importante
valenza, divenendo la luna dell’insegnamento profondo. Ci fa capire
cosa siamo, e ci insegna ad accettarci. Se nella fase precedente lavoravamo
sulle nostre esperienze, ora siamo già oltre e lavoriamo su noi
stessi. Siamo completamente inerti, immobili, ripiegati su di noi, involti,
rivolti al nostro interno, come se fosse giunta la morte o fossimo ancora
allo stadio fetale: non agiamo più noi fisicamente ma agisce la
nostra anima, che lavora per astrarre, per sintetizzare tutto il passato
al fine di produrne conoscenza.
Meditazioni
Esercizio n. 1 – Il cane
Molto probabilmente dalle finestre dei nostri appartamenti di città
le stelle non si vedono, e forse, visto il clima pazzo degli ultimi anni
e l’inquinamento atmosferico, nemmeno dalle finestre delle case
di campagna si riesce più a vedere molto, ma una cosa è
certa: la luna, quando c’è, si vede. E manca nel cielo ormai
da tre giorni. Ecco il momento giusto per eseguire questo esercizio.
Sdraiatevi a terra in posizione supina, imitando la posizione di un cane
a cuccia: tenete le gambe leggermente divaricate, le braccia piegate,
gli avambracci vicini al petto e le mani vicine al viso, ai lati del naso.
Rilassatevi e respirate tranquillamente; il respiro rimbalza sulle mani,
dunque potete controllarlo molto facilmente: seguitelo, concentratevi
su di esso, non pensate ad altro.
Di tanto in tanto alzate lo sguardo, se occorre alzate il capo, per guardare
il cielo: la luna non c’è ancora, ma verrà …
Socchiudete gli occhi, e fissate un punto basso vicino al vostro naso,
così come accade quando si è assorti, come il cane a cuccia
mentre sonnecchia.
Siete perfettamente rilassati, perfettamente a vostro agio. Non siete
assenti, non siete estraniati: anzi, lo stato di totale rilassamento vi
permette di essere completamente dentro alle cose, molto presenti, e tutti
i vostri sensi sono dilatati e amplificati…
Fissare il punto basso vicino al vostro naso vi evita distrazioni visive,
dando potere all’udito e all’olfatto…
Annusate l’aria…Ascoltate ogni rumore…Sentite come si
amplifica, se rinunciate al potere ingannatore della vista…
State aspettando, aspettando che torni la luna con la sua luce…
State aspettando degli sviluppi, dei cambiamenti, delle novità…
Siate fiduciosi: i momenti di attesa servono a rigenerarci, a recuperare
le forze, ci preparano all’azione che verrà…
Non ha senso opporsi al flusso degli eventi… Essi sono perfettamente
concatenati, non occorre un nostro intervento per risolvere una situazione
negativa…
La soluzione giungerà da sé, naturalmente, morbidamente…senza
alcuno sforzo…
State tranquilli, accettate l’attesa, e trasformatela in un tempo
per voi, per stare con voi stessi, senza nessun’altra finalità
che il farvi compagnia e il riposarvi…
Abbandonatevi alla calma della notte…E’ nella notte che fluttuano
i consigli, le soluzioni, le idee…Così come è nella
notte che nascono i bambini…Lasciate da parte ogni pensiero, lasciate
emergere la soluzione che fluttua nella notte del vostro inconscio…
Godetevi per un po’ la pace e la calma di questa notte, poi iniziate
a stirarvi (da quanto tempo non lo fate più?), mettetevi a sedere,
guardatevi attorno, e riprendete consapevolezza del luogo dove vi trovate.
L’ideale sarebbe svolgere questo esercizio prima di andare a dormire.
Molto probabilmente, col mattino successivo o con la luna piena arriverà
la soluzione che cercate.
Variante
Potete svolgere quest’esercizio anche solamente per recuperare le
forze, senza necessariamente prepararvi ad una azione.
Esercizio n. 2 – L’incontro
Concentratevi sul problema che vi assilla, o su ciò che vi è
“ostile”, “nemico” e immaginatelo come una donna
interamente coperta di veli bianchi, come la luna che non c’è...
Respirate con calma, poi immaginate di camminare verso questa donna: lei
vi guarda, immobile, attraverso i suoi veli…
Parlate con garbo, lentamente, e chiedetele “Chi sei?”
Immaginate che vi risponda con il nome del vostro problema, ad esempio
“Sono la tua preoccupazione per il lavoro”
Chiedete: “Cosa sei venuta ad insegnarmi? Perché io so
che tu sei qui per insegnarmi qualcosa, e ho paura di te, ma non ne avrò
più quando ti avrò conosciuta…”
Pensate che la dea velata è parte di noi, la parte di noi che non
vogliamo riconoscere, e ci fa soffrire perché lotta per emergere
e farsi accettare…
Essa è ciò che sappiamo già ma non siamo capaci di
ammettere…
Tendetele la mano, chiedetele di condurvi alla soluzione, chiedetele di
farsi conoscere, ditele che siete disposti ad accettarla, ad accoglierla...
Parlatele con dolcezza, parlatevi con dolcezza… Accarezzatela, se
credete, ma non tentate di sollevare i suoi veli…né chiedetele
di farlo…lei è fatta così, esiste solo con quei veli,
essi sono parte di lei, sono la sua essenza…
Non forzatela: siate calmi, pacati, perché ha bisogno di molta
dolcezza…
Anche se non dovesse rispondervi, ringraziatela, e chiedetele il permesso
di congedarvi, e quando sentite che potete farlo, aprite gli occhi e riprendete
contatto con l’ambiente circostante.
E’ utile frequentare la dea velata e abituarsi alla sua presenza.
Ella fa parte di noi: perché ostinarsi a non riconoscerlo?
Funzioni
Esercizi di questo tipo ci abituano a non irrigidirci, a non arroccarci
su posizioni da cui non trarremmo alcun vantaggio. Piuttosto privilegiamo
la morbidezza, l’accettazione, e se proprio non ci sentiamo pronti
per incontrare ed accogliere ciò che ci disturba, quanto meno non
ostiniamoci a combatterlo, ma fermiamoci a riposare e a recuperare le
forze.
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Calante, Luna
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Testo
originale di Barbara Coffani per http://www.ilcerchiodellaluna.it 2006
Inserito nel sito www.ilcerchiodellaluna.it
il 23 gennaio 2006
© il testo è dal luglio 2009 edito con altri di Barbara Pollettini in un volume ed acquistabile via web:
titolo: la danza della luna
pubblicato con www.ilmiolibro.it
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Bibliografia:
Miranda Gray, Luna Rossa. Macro Edizioni
Marija Gimbutas, Il linguaggio della Dea, Longanesi & C.
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