Simboli, Archetipi ed Energie
Comprendere e usare le energie archetipiche

  La Hora
Testo e ricerca di Rebecka*




Di tutte le danze del folclore rumeno la Hora è forse una delle più sentite e appassionate.

Eseguita in cerchio da sole donne, da soli uomini o da entrambi, è la sola danza rumena in grado di raccontare la storia del suo popolo, la sacralità del legame tra umano e divino. Da dove il nome di questa danza tragga la sua origine è poco conosciuto, ma di certo vanta origini davvero antiche.

Possibile origine del nome
Horai oppure Horae, per i pelasgi si chiamavano così le vergini amazzoni guardiane della Montagna Sacra conosciuta come Olimpo.
Le tre Horae per i popoli ellenici divennero poi la personificazione delle Stagioni e dell’ordine naturale di tutte le cose.
Ma le Horae (Ore), sorelle delle Moire, a loro volta rimasero Guardiane dell’Olimpo, proprio come le Horai del popolo pelasgico. Erano le Ore, leggiadre fanciulle, le dorate figlie di Themis, a sorvegliare le Porte dell’Olimpo. Danzando facevano apparire o scomparire le porte dell’Olimpo in una densa cortina di nuvole, proprio come nella Hora tradizionale rumena il cerchio di danzatrici si apre per accogliere le fanciulle meritevoli.
Hora per i rumeni, Kolo per i popoli dell’ex Yugoslavia, Horo per i bulgari e Choro per i greci.
Pare che proprio Kolo, indichi la Ruota nella lingua slava antica, simbolo usato spesso per indicare il dio Sole. Termine che pare tragga a sua volta origine tracica. Gli stessi traci usavano la parola kolo per indicare la ruota in un contesto rituale ben definito, legato al mito del Sole, alla sua adorazione.

Testimonianze antiche, feste e simboli
A Bodestii de Jos, nel distretto di Neamt, in Romania, è stato scoperto nel 1942 un supporto antropomorfo rappresentante sei fanciulle nude. Il maestro che ha modellato la ceramica nel IV millenio a.C non si è curato di riprodurre la testa, le braccia o le gambe. Egli si è premurato solamente di modellare i fianchi ed i glutei, uniche parti che esprimono con chiarezza la femminilità di quel cerchio stretto su se stesso. Gli ovali che dividono tra loro il torace, i fianchi e le gambe, i cerchi che lasciano intuire il collo, sono elementi che danno movimento al supporto.

Come fossero raccolte in preghiera, le vergini paiono concentrate sulla loro danza, poiché questa deve riportare la Vita, deve riportare il Sole, l’acqua e il grano, l’abbondanza e la fertilità. Il loro girotondo è lo stesso ciclo che Sole e Luna compiono.
Sono svestite, l’Antenato maestro della cultura Cucuteni non si è “disturbato” a tracciare linee che facciano intuire che le fanciulle indossino vesti. Sei vergini danzanti che riportano la vita sulla Terra, nude e splendenti, raccolte e strette le une alle altre in un patto di sorellanza. E non c’è alcuna vergogna nella loro nudità, ma la decorosa bellezza di chi spogliandosi si è resa trasparente e simile alla Natura, che non ha bisogno di fronzoli, perché ha già in se stessa tutto lo splendore.
I loro piedi toccano la Terra che le ha partorite, il loro viso inebriato cerca la Luce. Le mani serrano il cerchio e così celebrano il prodigio della Vita nascente. Le energie si concentrano nel loro cerchio e la follia gioiosa s’impadronisce dei loro corpi, che sempre e comunque rimangono liberi.
Un supporto di ceramica che vive e sopravvive ai secoli, che porta fino a noi quella danza gioiosa una volta eseguita in completa armonia. Che fosse notte o giorno, i corpi delle danzatrici svelavano la loro bellezza e con essa riportavano il calore del Sole e il prodigio della Rinascita. I loro nudi piedi sfioravano appena i prati e le loro sagome si intravedevano sulla linea di confine delle colline. Le trecce sciolte al vento, i fianchi ondeggianti pieni della primordiale bellezza, le voci che intonano canti rendendo ancor più ritmico e sacro il passo di danza, ogni cosa pare concentrata in quell’oggetto ritrovato che non ha forse funzioni di calice e non serviva forse a nessun scopo che non fosse quello di immortalare il gesto di adorazione degli Dei. I piedi sono la Terra, i fianchi uniti delle fanciulle rappresentano la Forza che Genera e le loro braccia sono la Forza Spirituale che tutto Trasforma.

La Hora sembrerebbe il legame tra il culto della Dea Madre esistente e quello del Sole (Mitra) subentrato in seguito.
In Romania la Hora è molto evocativa, una danza che accompagna l’individuo dal momento nel quale entra nel cerchio/società fino al momento in cui lascia il cerchio/la vita.
La Hora come momento iniziatico. Si apre per ammettere i fanciulli. La Hora come momento iniziatico delle singole coppie che uniscono la loro vita in matrimonio, danza meglio conosciuta con il nome di Perinita (piccolo cuscino). La Hora che ammette l’ingresso di coloro che portano a termine un periodo di lutto, la Hora come danza in onore degli antichi dei venerati in nuove forme.
La Hora, questo “prodotto culturale” della Romania, rappresenta in un certo senso l’istinto sociale.
Gli individui si muovono all’interno della società in una sorta d’onda di attrazione e avversione verso un dato elemento, così accade anche nel cerchio della Hora che si stringe, contrae e si decontrae mai staccandosi. Non dico che sia da considerare la danza degli eletti, come nella società capita di vedere cerchi di eletti impenetrabili, ma fino a due decenni fa l’importanza di questa danza era data dai privilegi ma anche dagli obblighi che si avevano entrando a far parte del cerchio.

Le hore sono il momento privilegiato del quale la società rurale ancora gode. Una delle ricorrenze più festose che vede al centro dell’attenzione la Hora è la festa delle Sanziane.
Le Sanziane, si dice ancora oggi, pare siano fanciulle di rara bellezza che abitano i boschi, le radure e i campi, lontane dagli occhi dei mortali. Nella magica notte del Solstizio si spogliano delle loro vesti e unendosi in una sinuosa Hora, danzano sopra i prati e i campi coltivati rendendoli fertili. La loro danza furiosamente giocosa fa scintillare i prati dove posano i passi (le lucciole) e i loro canti e la loro magia danzante dona poteri straordinari alle piante, soprattutto alle erbe selvatiche o infestanti che dir si voglia. Queste acquistano poteri magici in grado di guarire i malati.
Donano fecondità e abbondanza ai campi, fertilità alle donne, moltiplicano gli uccelli nel cielo e il bestiame in terra, guariscono i malati e proteggono le coltivazioni dalla grandine. Le Sanziane sono divinità antropomorfe tanto belle quanto terribili. Sorprenderle nella loro nuda bellezza porterebbe sventura al malcapitato. In verità agli uomini era sconsigliato girare per i boschi la notte delle Sanziane, poiché i rituali iniziatici femminili dovevano avere la libertà che Natura ci ha dato.

   

“Questo giorno, tra circa una decina di ragazze, secondo alcuni criteri che sono sempre mutati nel tempo, veniva scelta la Dragaica, colei che avrebbe impersonato la Dea della Protezione cereale.
Veniva adornata di spighe di grano, di fiori colorati come lo statice, mentre le altre ragazze si vestivano di bianco, coprendosi il volto con un velo bianco sul quale venivano fermati con spillini i fiori di Erba Zolfina. In mano portavano un falcetto piccolo oppure una falce grossa di quelle che si usano per la mietitura.
Una volta formato, il corteo cammina per le strade del paese e nei campi di cereali. Nei campi, correndo gioiose, girando in cerchio, lasciandosi andare a gridolini di gioia, le ragazze sventolano grossi batik al vento.
Durante le soste, soprattutto organizzate agli incroci delle strade, accanto alle Fonti oppure ai Pozzi, le fanciulle del corteo siedono in cerchio e cantano. Viene mimata anche una lotta con i falcetti.

   

Alla fine dei canti e delle danze ricevono doni dal proprietario del campo di cereali al quale hanno offerto la loro danza rituale propiziatoria.
La festa delle Sanziane è molto diffusa nel sud est della Romania e tutt'oggi viene festeggiata come nei tempi antichi, anche se i contadini la definiscono una festa “cattiva”. È definita cosi perché si crede che se tale festa venisse ignorata, o in quel giorno si lavorasse, porterebbe male e infelicità, o addirittura la morte.
Sempre le vecchine delle campagne credono che, se una ragazza giovane voglia trovar marito presto, debba rotolarsi ignuda nell'erba umida dell’aurora e sempre al mattino presto lavarsi con la rugiada. Lo stesso rituale possono compierlo anche le donne adulte e già sposate per farsi amare dal marito e per avere figli belli e in salute.” (1)

In tutte le società, la danza rituale ha rappresentato una parte fondamentale della vita dell’individuo e ci si augura profondamente che certi rituali, certe danze, non trovino mai una fine. Sopravvissute per millenni, non possono trovare la loro fine in questa società che ostenta con fierezza la sua ignoranza e vuotezza. Sono certa che la fuori, come mi è capitato di vedere, ci sono ancora fanciulle che cingono con le mani il bacino della fanciulla accanto a loro e intraprendono una danza che le lega profondamente a Madre Terra.
Speranzosa guardo alle radure notturne certa di scorgere delle moderne Sanziane, che danzano in cerchio celebrando la vita, innalzando il loro spirito. E quando penserete di aver intravvisto una lucciola, non siatene mai certi, perché quello scintillio nell’erba notturna, potrebbe essere la scintilla che scaturisce dai passi danzanti delle donne selvagge che abitano la notte.

*Articolo scritto da Rebecka nel maggio 2012. Pubblicato su https://www.laconteaincantata.net/
pubblicato su www.ilcerchiodellaluna.it nel giugno 2012 con il permesso dell'autore.
Severamente vietata la riproduzione anche parziale senza il permesso dell'autore.


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Note:
1. Citazione da Sanzianele: le Fanciulle del Solstizio, articolo di Rebecka per La Contea Incantata

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Fonti:
https://it.wikipedia.org/wiki/Ore
https://www.theoi.com/Ouranios/Horai.html
https://dacia.8m.net/Cultura/Spiritualitatea/Traditii_si_obiceiuri/Hora/hora.html
https://www.neamt.ro/cmj/istorie/cucuteni/imagini/Cucuteni_005.htm
https://antonymary.blogspot.it/p/sanzienele.html
https://www.angelfire.com/folk/hora/
https://spiritromanesc.weebly.com/datini-si-obiceiuri.html
https://www.traditionalromanesc.ro/articol/articole/reportaje-interviuri/soarele-in-credinta-populara_805.html
https://www.viitor.3x.ro/nr13/frameset.php?target=05-ion

Immagine 2: Ängsälvor, di Nils Blommér
Altre immagini: dalla rete

 

 


 

 



           
 



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