
« Fatevi avanti
ora nel sacro cerchio della dea,
giocando nel bosco in fiore
voi che prendete parte alla festa divina(1) .»
Demetra,
conosciuta come la Dea greca del Frumento era venerata a Eleusi, una
città attica di origine Micenea, situata a occidente di Atene.
La più importante e antica testimonianza che ci resta del suo
culto è l'Inno omerico a Demetra(2) , tutte le altre informazioni
ci vengono da frammenti di autori greci posteriori, talvolta cristiani.
Il suo nome deriva da un arcaico Dè Meter che potrebbe discendere
dal miceneo Gè Meter, Terra Madre(3) , da intendersi forse
nel senso di « Madre Natura ». Il mito rappresenta una
delle varianti più famose dei culti agrari dedicati al ciclo
di morte, rinascita e trasformazione della vegetazione e narra le
drammatiche vicende della Dea delle Messi, che partita da Creta(4)
giunse a Eleusi, per ritrovare la figlia Core/Persefone, rapita da
Ade, il dio degli Inferi.
Precedenti "illustri"
Esistono vari miti che riguardano il ciclo delle Stagioni
sotto forma di discesa agli inferi. Il racconto più antico
è quello della Dea mesopotamica Inanna/Ishtar
e di sua sorella Ereshkigal, la dea delle regioni sotterrane, «
il regno da cui non si torna » :
« Coloro che entrano qui non hanno
più luce. Di polvere e creta debbono nutrirsi. Sono vestiti
come uccelli, vestiti di ali. Polvere è sparsa sulle porte
e sulle serrature.»
In questo caso la Dea Inanna non deve liberare
sua figlia, ma il suo compagno Tammuz/Dumuzi, il dio della vegetazione
e scende lei stessa agli Inferi, in quello che sembra velare uno dei
primi rituali iniziatici, collegato a oggetti simbolici, a punti energetici
e piani di realtà. Man mano che la dea varca i 7 portali degli
inferi viene privata delle vesti e degli ornamenti: della corona al
primo portale [la regalità, ma anche il Chakra della Corona],
degli orecchini al secondo (il senso dell'udito), quindi delle collane
(centro della gola), dei pettorali (centro del cuore), della cintura
(Sessualità e Fertilità), dei braccialetti e delle catenelle
alle caviglie (i legami e il movimento) e infine delle vesti (il corpo
stesso). Condotta nuda al cospetto della sorella, questa la fa torturare
con “sessanta afflizioni” in ogni parte del corpo e di
conseguenza nel periodo in cui la dea dell'amore e della guerra rimane
prigioniera negli inferi, la terra perde la sua fertilità.
« Da quando Ishtar è scesa
nel luogo da cui non si torna il toro non salta più sulla vacca,
l’asino non monta più la compagna, l’uomo nella
strada non si unisce più alla fanciulla(5). »
Allo stesso modo, Iside,
la Dea Egiziana della Sapienza e della Magia, andrà alla ricerca
del suo compagno/fratello Osiride, il dio del Grano e della Birra,
fatto a pezzi dal fratello Set, come una spiga viene che battuta per
separarne i chicchi. Osiride, una volta “ricomposto” da
Iside, andrà a regnare negli Inferi come aspetto della luce
del Sole in fase decrescente(6) , (il sole estivo la cui luce inizia
a diminuire dal solstizio d'estate a quello d'inverno) e notturna
(la parte di giornata nella quale si immaginava che il disco solare
viaggiasse sottoterra, per tornare all'alba) .
Perché un tempo il ciclo
agrario era celebrato ritualmente?
Viviamo in un’epoca e in una parte
del mondo in cui è diventato piuttosto raro partecipare in
prima persona alla preparazione del pane: dal momento della semina
a quella del raccolto, dal momento della macinatura a quello della
panificazione”. Al contrario, anticamente, in periodi astronomici
e meteorologici precisi, tutto questo processo era vissuto attraverso
una serie di momenti sacri, scanditi e celebrati ritualmente non solo
dalle piccole società agricole produttrici, ma anche dalle
grandi città, dipendenti dai prodotti delle campagne e delle
colonie(7) . Durante l’anno liturgico venivano indette Grandi
Feste nelle quali si rappresentavano le tragiche(8) vicende di quelle
divinità che incarnando “gli spiriti” della Natura,
sacrificavano se stesse per la collettività, morendo (frutti)
e risorgendo (semi) stagione dopo stagione.
«Quando Demetra giunse nel nostro
paese, nel suo peregrinare a seguito del rapimento di Core,
e provò un sentimento di benevolenza nei confronti dei nostri
antenati per i servizi ricevuti (di cui solo agli iniziati è
consentito sentire parlare), concesse due doni, che sono i più
grandi che esistano, i frutti della terra grazie ai quali non viviamo
come bestie, e l’iniziazione, in virtù della quale coloro
che vi partecipano godono delle più dolci speranze per la fine
della vita e per l’intera durata della loro esistenza(9) .»
Le sacre feste avevano due livelli di partecipazione:
uno collettivo e uno iniziatico. Nel primo si celebrava il raccolto
materiale, mentre con il secondo si comprendeva che c'era un modo
di “coltivare il proprio futuro” che offriva anche un
raccolto “spirituale”. A quel tempo l'essere umano si
sentiva ancora figlio della Natura e aveva logicamente dedotto che
le leggi, i cicli e le metamorfosi che trasformavano un seme in frutto,
erano le stesse che regolavano le stagioni della vita psicofisica
dell’individuo. Si poteva quindi ottenere un prospero raccolto
sia da vivi che da morti se ci si preoccupava di coltivare anche il
“terreno”(10) dell'Anima. In questa prospettiva, lo stesso
Ade, Signore dei Morti, non veniva rappresentato dagli Eleusini come
personificazione della morte ingiusta, ma come espressione della ritmica
danza della Vita che si alterna con la Morte, se a Roma il dio, venne
identificato con Plutone, il nume tutelare della ricchezza, esprimendo
un chiaro parallelismo tra il raccolto messo via per l’inverno(11)
, e la giusta ricompensa dopo la morte:
« […] subito alla sua casa
mandano, nume tutelare, Pluto, che dispensa ricchezza agli uomini
mortali(12) . »
« Felice tra gli uomini che vivono
sulla terra colui ch’è stato ammesso al rito! Ma chi
non è iniziato ai misteri, chi ne è escluso, giammai
avrà simile destino, nemmeno dopo la morte, laggiù nella
squallida tenebra(13) .»
« ... Quando Demetra ... concesse
... l'iniziazione, in virtù della quale coloro che vi partecipano
godono delle più dolci speranze per la fine della vita e per
l'intera durata della loro esistenza(14) »
DEMETRA come espressione di Madre
Natura e mitica fondatrice dell'agricoltura.
Il culto di Eleusi nella sua forma più
antica, a differenza degli altri culti agricoli, è una religione
“al femminile”. In esso non troviamo la coppia divina
della Dea e del Dio. Demetra non ha un figlio, fratello e compagno,
ma la storia gravita intorno al rapporto affettivo tra una Madre e
una Figlia. La figura di Dioniso, all'interno di questi misteri, compare
più tardi e anche Ade, fratello di Demetra, non è il
suo “paredro”(15), ma al pari di Ereshkigal, serve a spiegare
il motivo per cui la vegetazione in autunno si ritira attraverso la
discesa di una divinità femminile collegata al grano, invece
che per mezzo di un dio della vegetazione. In un culto al femminile
verrebbe da pensare a una triplice manifestazione della Dea, se non
fosse che Demetra e Core, pur rispecchiandosi l’una nell’altra
sono solamente in due, se non si calcola l'aspetto di donna anziana
che la Dea delle messi assume mentre cerca la figlia. Potremmo allora
essere in presenza di una Dea Doppia, come manifestazione di un’unica
divinità della Natura, nel suo duplice aspetto di Vita e di
Morte, tenendo conto anche del fatto che alcuni studiosi associano
il nome di Demetra con quello di Core partendo dal miceneo ko –
wa (Core e) fino a ma – ka che diventerebbe Ma – Gà
e successivamente Da – meter. Nell'Inno a Demetra, la figlia
della Dea viene però sempre chiamata Persefone, quindi in mancanza
di prove, la cosa più semplice è considerare le due
Dee come manifestazioni della Natura stessa, sul modello di quella
che diverrà poi l'idea di un una Unità che si manifesta
nella Molteplicità dei doni della terra . Madre Natura rivela
se stessa nella forma di Demetra come Dea delle messi, quindi della
Terra(16), ma si dimostra anche Dea Celeste, perché nell’inno
le tappe della ricerca della figlia vengono distinte attraverso precisi
momenti stagionali. La Natura si manifesta in Demetra, che si incarna
sul piano materiale in Persefone, così da poter nutrire l'umanità
nella sua qualità di dea seme . « Per la terza parte
dell’anno » compie il suo ciclo in questa condizione restando
« dentro la densa tenebra », mentre per due terzi torna
dalla madre e con gli altri immortali. Non è ovviamente la
Natura che ha dato di sé l'immagine di una Dea(17), ma la percezione
culturale degli esseri umani, che la immaginano come una Donna Immortale
i cui stati d'animo spiegano metaforicamente perché e quando
la vegetazione si ritira e si occulta, oppure inonda i campi di fiori
rigogliosi e messi abbondanti. All'immagine di Demetra, gli abitanti
di Eleusi affidano il loro oscuro passato protostorico di cui anche
loro hanno perso memoria, rendendola mitica fondatrice, protettrice
e divulgatrice(18) delle tecniche per seminare, raccogliere e trasformare
uno degli aspetti vegetali più importanti per la sopravvivenza
della società rurale stanzializzata: il Grano. Questo fa pensare
a certe teorie che vedono la nascita dell'agricoltura collegata all'azione
soprattutto delle Donne. Persefone, da parte sua, rappresenta il prodotto
della Natura, il seme di Demetra, che ricorda il successivo mito cristiano
del dio Ebraico che si manifesta in suo figlio, il Cristo, il cui
culto si fregerà del pane di Demetra e del vino di Dioniso
come simboli della sopravvivenza spirituale.
L'EPOPEA di DEMETRA e IL CICLO del GRANO
Il fatto che il ciclo del grano nel mito
Eleusino venga descritto con 3 fasi, può essere spiegato sia
che ci si riferisca a 4 stagioni(19) , che ci si affidi al calcolo
delle levate eliache(20) , rintracciando la quarta fase non nell'Inverno
e neanche nell'Autunno che fanno entrambi parte delle fasi della vita
del seme, (quando cioè questo è nascosto nella terra),
ma in un momento simile a quello indicato simbolicamente dalla Luna
Nera, una fase “invisibile” che non fa parte apparentemente
del ciclo riproduttivo della semente, ma che comunque esiste come
“fase nascosta” , come “occultamento” del
seme prima che venga ri-piantato. Questo momento potrebbe coincidere
con la fine dell'estate, quando i semi raccolti sono “prigionieri”
nel buio dei granai di Plutone, in attesa di essere ricondotti nel
regno sotterraneo di Ade. Questo luogo “della vita dopo la morte”
e “della morte che conduce alla vita”, dove il seme attende(20)
il tempo della prossima trasformazione è equiparabile in un
certo senso all'ingresso dell'aldilà, uno spazio nel quale
le anime attendono di reincarnarsi o dove soggiornano il tempo di
rendersi conto della nuova vita che le attende .
Nel periodo in cui Demetra va in cerca di
sua figlia per liberarla indossa l’abito nero, come nera è
la terra ricca di humus dopo che è stata arata dalle energie
incanalate del Toro. Non siamo ancora in inverno, ma potrebbe trattarsi
proprio del tempo che intercorre tra la mietitura e la semina, tra
fine estate e inizio autunno. La terra in questa fase è apparentemente
sterile, nel senso che non ha ancora ricevuto il suo stesso seme da
ritrasformare, ma nasconde dentro di sé tutta la potenzialità
della generazione. Siamo molto lontani dalla visione della Donna e
quindi della Terra(21), svilita a contenitore di un seme maschile
introdotta da Aristotele e Platone(22) e passata nel cristianesimo:
«Nei campi coltivati a frumento
l’aratura inizia a metà giugno, subito dopo si concima
e si ara una seconda volta a metà settembre, perché
la terra destinata a frumento deve essere pronta per i primi di novembre.
Ogni aratura è da ritenersi una ripulitura della terra dagli
agenti infestanti ed un arricchimento in azoto ed ossigeno. Il gelo
poi frantumando la zolla, la rende polverosa e la depura dagli insetti(23)
.»
I Rituali dei Misteri Eleusini si celebravano
tra settembre e ottobre e il tempo della semina, si collocava proprio
a metà autunno, verso ottobre, il mese dei morti e del moderno
Samhain.
« La Semina, a spaglio, varia
infatti con il clima: nelle regioni settentrionali in pianura inizia
in ottobre, in quelle meridionali nella seconda metà di novembre.
Il seme va sottoposto preliminarmente a vagliatura, un altro degli
strumenti sacri a Demetra ed a Dioniso, per eliminare le impurità.
Si effettua una selezione preliminare del seme mediante crivello a
maglie larghe. Nei paesi freddi vengono preferiti i semi grossi perchè
contenendo più sostanze di riserva, sopportano meglio il freddo.
»
Prendendo per buono quanto ipotizzato fino
ad ora, nel momento in cui Demetra si ferma a Eleusi, la semina è
stata finalmente compiuta. La Dea, “ospite dei mortali”,
riposa e attende sotto le mentite spoglie di una vecchia nutrice,
ma in realtà è una Madre che attende di partorire, è
la terra che ha riavuto il suo seme, e attende di “ritrovare”,
cioè dare di nuovo alla luce sua figlia. Il nascondersi nei
panni di una Vecchia può essere simbolicamente ricollegabile
al fatto che la Donna incinta e la Donna anziana condividono una condizione
simile, cioè l'essere “divenute sterili”. Questo
stato permette loro di acquisire una maggiore saggezza e potere, perché
l'energia viene rivolta verso la creazione interiore, rispetto a quella
esteriore. La donna incinta è sterile solo per il tempo che
le serve a portare avanti la crescita del seme che sta facendo sviluppare
dentro di se (allattamento compreso). In questo periodo il suo ciclo
ovulatorio(25) si interrompe, così come la vegetazione in inverno
rallenta il suo battito, ma questo non vuol dire che le energie non
siano comunque impegnate in uno sforzo creativo, perché è
proprio in inverno che il seme sviluppa le radici e coltiva quelle
energie che gli permetteranno di spingersi con forza fuori dalla terra.
Un altro dei molti motivi per equiparare la Natura a una Donna immortale
è svelato e nel tempo dell'attesa la Dea non sta con le mani
in mano, ma usa la sua intelligenza emotiva e intuitiva, esaltata
dallo stato in cui si trova, per condividere e diffondere le sue conoscenze
alla comunità. Come Dea Celeste, cerca di rendere immortale
il piccolo figlio della regina, nello stesso momento in cui Persefone
come Dea Ctonia, entra nella fase di seme-anima vivendo e formandosi
all'interno dell'utero-terra di sua madre. L''alto e il basso(26)
si connettono, come l'anima e il corpo, ma il suo tentativo di donare
l'immortalità fisica alla razza umana viene interrotto dalla
regina che la scopre:
«O mortali sciocchi e insensati,
incapaci di prevedere il destino, buono o cattivo! [...] avrei reso
tuo figlio immortale, ora invece non potrà sfuggire alla morte
e al fato [...] ».
Subito dopo aver pronunciato queste parole
di rimprovero, decide però di istruire gli abitanti sui suoi
“Riti di perfezionamento” e chiede che per questo motivo
le sia costruito un Tempio nel quale insegnare all'anima come poter
accedere alle zone più felici dell'aldilà.
Qui termina la funzione del divino come
mitico antenato neolitico(27) ed entriamo in epoca protostorica con
il passaggio dall'allevamento all'agricoltura. La divinità
affida i suoi segreti a sacerdoti che vengono scelti tra gli esponenti
delle famiglie che l'hanno ospitata, ovvero una stirpe di ierofanti
formata in prevalenza da pastori (Eumolpo), procari (Eubuleo) e bovari
(Trittolemo(28)) . Questi sono forse i mitici discendenti dei clan
familiari che svilupparono e/o importarono le tecniche dell'agricoltura(29)
e che trasformano un sistema di istruzione iniziatica da familiare-tribale
in sociale-urbano ritualizzando i modi per “addomesticare”
(30)la Vita e la Morte:
« ... Allora niente di meglio
di quei misteri, che ci hanno sottratto a una vita rozza e selvaggia
e resi civili e disponibili alla cultura umana; e le iniziazioni,
come sono dette, così davvero abbiamo conosciuto i principi
della vita, e abbiamo ricevuto la dottrina non solo per una vita felice,
ma anche per una morte sostenuta da una speranza migliore(31) .»
PERSONAGGI IMPORTANTI nell'EPOPEA
di DEMETRA
1) IAMBE
Nell’Inno a Demetra vi è un
episodio che ha precedenti o similitudini nei miti di altri popoli.
Iambe (o Baubo a seconda delle fonti), una delle figlie della regina,
cerca di consolare la Dea, dai bei capelli, che chiusa nel suo dolore
se ne sta in silenzio e digiuna. Vi riesce facendola ridere con scherzi
e motti osceni:
«Ma Demetra signora delle messi,
ricca di doni, non volle sedersi sul trono splendente e aspettò
silenziosa, abbassando i begli occhi, finché l'accorta Iambe
le pose vicino un robusto sgabello, e sopra vi stese un candido vello.
Qui sedendo, la dea si teneva il velo con le mani. A lungo rimase
seduta, muta e angosciata, senza rivolgere parole o gesti ad alcuno:
non sorrideva, non toccava né cibo né bevanda, struggendosi
di nostalgia per la figlia dall'alta cintura. Finché l'accorta
Iambe, con scherzi e con molti motteggi, indusse la dea veneranda
a sorridere, a ridere e a rasserenare l'animo (Iambe che anche poi
fu sempre cara al suo cuore(32)) . »
Anche se si potrebbe trattare di riferimenti
riguardanti la pratica ritualistica della purificazione e del segreto
iniziatico, non si può negare alla vicenda un ruolo catartico.
Provocare una risata in una persona che sta attraversando un brutto
momento è come veder sbucare all’improvviso un raggio
di sole in un cielo in tempesta. Un motto di spirito, una frase oscena,
interrompono e spezzano con effetto esplosivo e terapeutico (risoterapia),
il silenzio e l’isolamento nei quali finiamo per rinchiuderci
a causa del dolore. Il riso spezza la tensione e riequilibra le energie
in una situazione drammatica. Il nome Iambe, non a caso, è
anche l’eponimo della poesia giambica, tradizionalmente scurrile
(sessuale) e “violenta” (satirica), la cui origine è
connessa con le feste di Demetra e Dioniso. La comicità oscena
e il fare l’amore sono legati, perché entrambe le cose
rendono sicuramente allegri(33) . Non dimentichiamo, infatti, che
la Sessualità è collegata direttamente alla fertilità
e all’azione creativa–trasformativa. A questa categoria
di personaggi “satirici” appartengono anche il dio egiziano
Bes che mostra i genitali per distrarre le partorienti dal dolore
e la dea Celtica Sheila na Gig(34) che mostra il suo sesso femminile
allargato per indicare la porta della vita, tutte similitudini che
confermerebbero l'episodio di Iambe come momento in cui Demetra è
in attesa di “partorire” Persefone, facendola cioè
tornare dagli inferi uterini della Terra.
2) LA DEA ECATE
«Dicono che “portatore di
luce [fosforon] è il fuoco misterico ... L'iniziazione avviene
di notte e in forma oscura perché i non iniziati non ne vengano
a conoscenza ovvero perché è di notte che si celano
i misteri ... (35)» ; «Chiamavano “astro che porti
la luce” [fosforon] il fuoco misterico, perché i misteri
si svolgevano di notte(36) .»
Nel culto di Mitra esistono due figure maschili
chiamate dadofori, i “portatori di fiaccola”, uno la tiene
alzata e l'altro abbassata, indicando sia le porte solstiziali attraverso
le quali entrano ed escono le anime, sia la luce e il buio che si
contendono il loro posto nel mondo quando le giornate si allungano
o si accorciano(37) . Nel culto di Demetra questa funzione di portatrice
di fiaccola è assegnata a Ecate. Questa Dea appare di sfuggita
all’inizio del racconto per confermare il rapimento e subito
dopo si mette in viaggio con Demetra, stringendo nelle mani fiaccole
ardenti. Potrebbe trattarsi anche in questo caso di un riferimento
alle porte solstiziali collegando il ciclo solare non a un Dio, ma
a una Dea attraverso la metamorfosi stagionali del grano. Anche Ecate,
successivamente collegata alla magia, alla Luna e agli inferi, potrebbe
essere stata in origine una Dea Celeste intermediaria, così
come si scorge anche dagli Oracoli Caldaici(38) :
« “Nel fianco sinistro di
Ekate risiede la sorgente della virtù che permane tutta quanta
all'interno, senza perdere la verginità”. [...] Icaldei
descrivono Ekate come una dea che occupa l'ordine divino intermedio
e gioca un ruolo centrale posto tra tutte le potenze. Così,
mentre pongono nella parte destra del suo corpo la fonte delle anime,
nella sinistra pongono la sorgente delle virtù.»
La prima fonte antica che nomina Ecate è
Esiodo nella sua Teogonia, anche se, secondo gli studiosi, si tratterebbe
di una Dea Madre preolimpica assorbita dal pantheon greco(39) . Di
lei il poeta dice che « sopra tutti Giove Cronide onorò,
alla quale dette fulgidissimi doni: parte le dette della terra, del
mare che mai non si miete: e anche ella ha potere nel cielo gremito
di stelle(40) ». Si tratta quindi di una dea al di sopra di
tutti gli dei, che più «d'ogni altra, riscuote onore
fra i Numi immortali». Il suo epiteto è anghelosa, (in
italiano Angelo), ovvero la messaggera , essa appare all'inizio della
storia per avvertire Demetra del rapimento e appare alla fine quando
Persefone viene liberata, divenendo presenza fissa nel corteo rituale
di Demetra. Appare dunque per segnalare e annunciare come i dadofori
la discesa e la salita del Sole in rapporto al Grano: ovvero di Persefone
Seme che scende agli inferi dopo il Solstizio di Inverno(41) e si
manifesta in tutto il suo splendore di spiga matura da mietere con
il Solstizio d'Estate, per venire liberata dalla materia e ascendere
all'Olimpo con la Madre e gli altri immortali:
« Venne loro vicino Ecate dal
velo splendente e abbracciò stretta la figlia dell'augusta
Demetra: da allora la dea è sua battistrada e sua scorta(42)
.»
In virtù di questa potestà
su tutti i mondi nessuno meglio di Ecate può essere guida per
tutti coloro che stanno attraversando territori fisici e psichici
sconosciuti e quindi “oscuri”(43) . Come una luce nel
buio(44) la Dea segnala la strada ai viaggiatori aiutandoli a non
smarrirsi nella traversata tra un mondo e l'altro, tra l'angoscia
della perdita e la felicità del ritrovamento, tra il buio della
“notte più lunga dell’anno(45) ” e il momento
in cui la luce “rinasce(46)” . Ecco allora che anche il
grano, come il Sole scende sotto forma di energia vitale nella terra
in autunno (discesa), dove crescere fino a riemerge aprendosi la strada
nel buio del grembo materno in inverno (risalita): un chiaro parallelismo
con il viaggio spirituale del profano (seme) che si trasforma in neofita
(nuova pianta), per raggiungere la sua maturazione di iniziato (spiga).
UN CULTO MISTERICO FEMMINILE, MASCHILE o MISTO?
All'inizio ho definito il Culto di Demetra
come una religione “al femminile”, perché i personaggi
chiave sono Dee, ma questo non deve fare pensare che all'epoca si
trattasse di una religione rivolta solo alle Donne, anche laddove
Erodoto dice che:
« Furono le figlie di Danao a portare dall'Egitto questo
rito iniziatico e insegnarlo alle donne pelasgiche. In seguito, dopo
che i Dori scacciarono l'intera popolazione dal Peloponneso, questo
rito scomparve; dei Peloponnesi solo gli Arcadi, che erano rimasti
senza migrare lo conservarono. »
Nelle fonti i Misteri vengono presentati
come aperti e rivolti a tutta la popolazione, semmai, come spesso
accadeva in altri culti della Dea Madre i ruoli più importanti
non erano sempre ricoperti in ugual misura da sacerdotesse e sacerdoti.
Forse per il passaggio da un'epoca neolitica più paritaria
a un'epoca storica sempre meno disposta a dividere il potere e la
conoscenza con le donne. Si trovano effettivamente più citazioni
riferite a iniziati che a iniziate (le « Melissai(47) »,
le Api di Demetra). Si riscontrano comunque frammenti in cui si parla
di Donne Ieronfantidi, e Donne che iniziano gli Ierofanti, cosa che
induce a pensare che la tradizione mista dei clan familiari religiosi
Eleusini riuscisse a conservare in parte le sue tradizioni e quindi
a opporsi alla cultura e alla filosofia classica Ateniese, famosa
per il suo maschilismo.
« ... le Ceropidi mi consacrarono
ierofante di Deò(48) » ; « È una famiglia
di Atene, dalla quale era tratta la sacerdotessa di Demetra e Core;
questa precedeva a iniziare i misti a Eleusi(49) » ; «
... Lo ierofante, le ierofantidi, il daduco e le altre sacerdotesse
portano una corona di mirto e per queste ragioni [Sofolcle] lo attribuisce
come corona a Demetra(50) .» ; « ... [Le ierofantidi]
Quelle che fanno vedere gli oggetti sacri a chi viene iniziato(51)
.»
Il SIGNIFICATO SPIRITUALE del CICLO del GRANO e di altre Piante
che appaiono nel mito.
Non bisogna pensare che il senso profondo
di un culto antico, possa venir limitato da problematiche socioculturali
e sessuali. Il vero ostacolo alla sua comprensione sono le informazioni
insufficienti e la mancanza di testimonianze dirette, di conseguenza
sento il bisogno di iniziare la seconda parte di questo studio ammettendo
subito che per affrontarlo non potrò fare altro che muovermi
nel terreno dell'opinione soggettiva, in base a un confronto quasi
etnografico, tra i culti esoterici antichi e le mie esperienze nell'esoterismo
del XXI secolo.
1) LA SPIGA
« La fioritura del Grano si verifica a 30 giorni circa dalla
semina. I fiori sono a grappolo, dal colore bianco tendente al rossastro
e sono di un effetto davvero spettacolare. Nell’arco di tempo
che va dalla candelora alla primavera e dalla primavera all’estate,
il frumento, subisce varie trasformazioni: dopo la semina la prima
fase è la nascita della piantina di grano, quindi segue la
germinazione, e poi vi è l’accestimento con la formazione
di germogli laterali. Si succedono allora la Fioritura, durante la
quale avviene la fecondazione del fiore (gli stami fecondano l'ovario
dello stesso fiore) ed alla fine si verificano la levata, allungamento
dello stelo, e la spigatura, formazione delle spighe e conseguente
maturazione. L’epoca in cui il frumento viene raccolto varia
a seconda della varietà del grano, del clima e della zona di
coltivazione: luglio-agosto nel settentrione, in montagna, maggio-giugno
nel meridione. Il Taglio delle piantine viene eseguito a mano con
la Falce Messoria, formata da una lama curvata ad arco (cfr. il crescente
lunare e le corna del toro) con immanicatura in legno. I fasci di
grano vengono legati a formare il Covone nell'intento di effettuare
una prima essiccazione del prodotto in modo che il grano si separi
più facilmente dallo stelo durante la successiva fase di battitura.
I covoni vengono disposti sul campo in mucchi allungati o circolari
e lasciati a completare completino la maturazione (stagionatura).
Con l’operazione della battitura si tende a separare il grano
giunto a maturazione dalla paglia e dagli steli. Dopo la battitura,
si passa il grano al Vaglio, cioè si setaccia per dividere
nuovamente il grano dalla pula, ma soprattutto i semi buoni da quelli
vuoti. Il grano, ripulito, viene diviso in una parte destinata in
fasi successive alla macina del molino, per essere ridotto in farina
ed in parte per essere messo da parte per la prossima semina(52) .»
Queste descrizioni tecniche moderne, sono
importanti per illudersi di riuscire a penetrare almeno un poco le
simbologie dei culti misterici antichi. Uno strumento rituale importante
sia nel culto di Dioniso che di Demetra era per esempio il Vaglio,
il cui significato come strumento iniziatico è palesato dal
suo stesso utilizzo. Un altro elemento che collega tecniche agrarie
e misteri spirituali si trova nella Villa dei Misteri di Pompei, legata
al culto di Dioniso, dove vi è l’immagine di una divinità
alata e nuda, (simile ad una nike vittoriosa(53)), che batte con una
frusta una iniziata appoggiata sulle gambe di un’altra donna,
situazione che ricorda il metodo di battitura al banco del grano,
quando viene percosso con un bastone sopra una panca, palesando non
solo un simbolismo di fertilità, come nelle feste romane dei
Lupercali, ma anche una pratica di purificazione e forse una tecnica
di trance indotta(54) .
Anche nei miti Cananei c’è
una illuminante immagine che esprime la lotta degli elementi e l’azione
traumatica e violenta della battitura. La Dea Anat adirata con il
dio Mot, il dio sotterraneo dei morti, per scongiurare la siccità
decide di convincerlo a rimandare in cielo il dio Baal, il dio della
pioggia, nonché fratello e marito di questa , usando “periodicamente”
le maniere forti, trattandolo, cioè “come un grano da
semina” :
« […] lo afferrò
e lo spaccò in due con la spada, lo bruciò con il fuoco
e lo pestò con macine da mulino, poi lo gettò in un
campo e gli uccelli predarono le sue carni(55) ».
Tornando a Eleusi, una fonte cristiana,
ci rivela invece che il momento più importante del rituale
eleusino era l’essere ammessi alla “contemplazione”
della spiga di grano mietuta in silenzio.
« […] gli Ateniesi, nell’iniziazione di Eleusi,
mostrano a coloro che sono ammessi al grado supremo [epopteuosi] il
grande e mirabile e perfettissimo mistero [mystêrion] visionario
di là: la spiga di grano mietuta in silenzio. Lo ierofante
in persona … che si è reso impotente con la cicuta e
si è staccato da ogni generazione carnale, di notte a Eleusi,
in mezzo alla luce delle fiaccole, nel compiere il rituale dei grandi
e ineffabili misteri, grida e urla proclamando: ‘Brimò
Signora ha generato il sacro fanciullo Brimós(56)!’ »
Il neofita, come Persefone, è simile a un seme , che si trasforma
in germoglio, mette radici e si fa strada nella Terra per realizzare
la sua potenzialità. Egli insegue “egoisticamente”
la sua realizzazione per tutta la prima fase della sua vita iniziatica.
Non pensa ad altro che a se stesso, a diventare ciò che sente
di poter essere, finché non arriva il tempo in cui come la
spiga deve essere mietuto. Muore allora il neofita e nasce l'iniziato,
il frutto della dea che si unisce alla comunità dei fratelli
entrando in una dimensione spirituale più altruistica. L'iniziato
come la spiga mietuta offre dunque se stesso e i suoi semi, cioè
la ricchezza della sua esperienza personale, che nel tempo ha “maturato”
e può ancora “perfezionare”. Questo viaggio ha
la sua perfetta corrispondenza nel ciclo astrologico stagionale: il
germoglio nato in febbraio, si fa audace a Marzo, nella Casa dell'Io,
ma anche della Primavera e dello spirito irruento e adolescente dell'Ariete
il cui unico desiderio è quello di brillare nel sole del Leone.
Nel momento in cui la spiga raggiunge il suo massimo splendore viene
mietuta e accolta nella VI casa, nel grembo della Vergine dedita al
servizio per gli altri, sotto l’influsso del riflessivo e psicopompo
Mercurio. Poiché la spiga morendo dona nuovi semi, (future
spighe), allo stesso modo l’essere umano uscendo dalla fase
dell’Io voglio e accede alla VII casa, quella delle relazioni
con l'altro, la casa della Bilancia, dell'Autunno e della Nuova Semina.
Se lo ierofante eleusino si rendeva davvero impotente con la cicuta,
come dice Ippolito, allora forse lo faceva in analogia con il significato
della spiga mietuta per testimoniare la sua rinuncia alla procreazione
e ai valori materiali, in favore di quelli spirituali(57) . Lo stesso
si dice facessero i sacerdoti di Cibele che si eviravano e donavano
i loro testicoli pieni di potenza generativa, alla grande Dea Madre
Frigia. Nelle melagrane di Cibele(58) , come nelle spighe di Demetra,
vi sono infatti molti semi (la comunità degli iniziati) che
sono tutti figli e fratelli nella Dea.
2) Il NARCISO
« Comincio a cantare Demetra dai bei capelli, dea venerabile,e
la sua figliola dalle caviglie sottili, che Adoneo rapì –
glielo concesse Zeus onniveggente, signore del tuono, ingannando Demetra.
[...] Coglieva le iris e il giacinto, e anche il narciso – insidia
per la tenera fanciulla - che la Terra generò su richiesta
di Zeus, per compiacere il signore infernale: straordinario fiore
splendente, prodigiosa visione per tutti quel giorno, sia per gli
dèi immortali che per gli uomini mortali. Dalla sua radice
erano sbocciate cento corolle, e al suo profumo fragrante sorridevano
l'ampio cielo e tutta la terra e la salsa distesa del mare. Stupita,
la fanciulla protese entrambe le mani per cogliere il bel balocco:
ma l'ampia terra si aprì nella pianura di Nisa, e ne uscì
con i suoi cavalli immortali il signore che ha molti nomi e molti
sudditi, figlio di Crono. Afferrò la ragazza e la condusse
via sul suo carro d'oro. Ed essa riluttante e in lacrime mandò
un grido altissimo(59) [...]»
Il fiore del Narciso contiene una narcotossina così potente
che già solo il suo profumo può dare senso di torpore.
Questa proprietà, espressa dal suo nome greco narkw, «
intorpidisco, irrigidisco », lo pone “teoricamente”
tra le “erbe magiche e piscotrope” in grado di far entrare
in uno stato lievemente alterato di realtà. Di certo non si
tratta di un fiore comune, perché il suo nome compare nell'omonimo
mito di Narciso, il cui simbolismo gravita intorno a uno strumento
iniziatico molto importante: lo specchio, presente anche nei misteri
dionisiaci.
Il fiore di narciso, « insidia [...] la fanciulla dal roseo
volto », creando un gioco di specchi (« dalla sua radice
erano sbocciati 100 fiori » ) che le impediscono di vedere oltre
il desiderio immediato di possedere quella stessa immagine. Distratta
e «attonita » si rende vulnerabile e viene rapita mentre
protende « le due mani insieme per cogliere il bel giocattolo
» . Parallelamente, Narciso si innamora dell'immagine effimera
di un amante inesistente. Scambia se stesso per quel che vuole vedere(60)
e inseguendo un pallido riflesso cade nell’acqua e affoga. In
entrambi i racconti è presente un inganno, ma mentre Persefone
si trasformerà da sprovveduta adolescente in regina del suo
mondo interiore e esteriore, “maturando”, Narciso, invece,
pagherà con la vita il suo profondo egocentrismo e disprezzo
per gli altri che finisce per estraniarlo dalla realtà.
3) LA FARINA
Con lo stesso strumento con cui da neofita divideva il “grano
dalla pula”, il suo vero Io dalle voci confuse e contrarie,
i pregi dai difetti, la verità dalla paura, ancora più
severamente l'iniziato continua a dividere i semi pieni da quelli
vuoti, per rilasciare nella terra solo le azioni migliori. Pronto
a dare il suo contributo nel mondo destina parte delle sue energie
per i nuovi germogli, parte per i suoi fratelli, parte per tutti gli
altri. L’iniziato non si risparmia, perché sa che un
altro modo per rendersi utile è quello di raffinarsi ulteriormente
trasformandosi in farina, e per questo può “macinare
se stesso nella ruota della solidarietà e del sostengo reciproco”.
Ad ogni rito rinnova il patto di alleanza con la Dea, per garantire
la continuità dei misteri, che nelle fasi più antiche
coincide con la vita stessa della società rurale. Nella sacra
mensa si celebra l’unione e la fratellanza dei fedeli di Eleusi
che mettono in comune frutti, talenti e obbiettivi, attraverso la
condivisione del pane e del ciceone. Questi vengono preparati mescolando
insieme alla farina del proprio sacco, (il lavoro su se stessi) la
carne e il latte della Dea, con i quali Madre Natura sostiene i suoi
figli.
4) LA MELAGRANA
Il melograno è un alberello spinoso originario delle regioni
a sud del Caucaso, a nord dell'India, presente dall'Afghanistan alla
Persia. Da millenni il suo frutto, simile nella forma all’utero
materno, alle ovaie femminili, (ma anche ai testicoli maschili) è
simbolo di fertilità, sorellanza/fratellanza e solidarietà.
Il suo significato di fertilità e quindi di rinascita, la sua
comparsa in autunno, ha fatto si che fosse considerato un cibo particolarmente
gradito ai defunti, perché associato alla vita dopo la morte,
così come si vede nell’escatologia etrusca nella quale
le libere donne etrusche ci guardano sontuosamente distese sui loro
sarcofagi tenendo in una mano una melagrana e nell'altra un ventaglio
a forma di palma, altro simbolo solare di resurrezione attribuito
alla Dea Madre. Il fatto che Ade cerchi di non perdere l'amata Persefone
facendole mangiare un chicco di melagrana e che lei accetti(61) ,
fornisce una spiegazione mitologica dei meccanismi biologici dell'agricoltura,
ma supporta anche l'idea che gli Eleusini credessero nell'immortalità
dell'anima come gli Egiziani:
« Figlia, non avrai certo mangiato
del cibo là sotto? Parla non nascondermi nulla. [...] Se no,
scendendo di nuovo nei recessi della terra vivrai laggiù ogni
anno per un terzo delle stagioni e per gli altri due terzi con me
e con gli immortali. Non appena la terra a primavera si coprirà
di fiori profumati e variopinti, dalla tenebra densa risalirai, grande
prodigio per gli dèi e per gli uomini immortali(62) . »
Quello che appare come un triste destino per Persefone, rappresenta
in realtà il miracolo della vita che si rinnova, un prodigio
che per gli esseri umani ha rappresentato non solo la possibilità
di una svolta evolutiva, ma anche la speranza di una vita felice dopo
la morte. Persefone, passando una parte dell'anno con il suo Compagno,
come Regina dell'Aldilà, estende infatti l'influenza della
Vita nel mondo della Morte(63) :
« O tre volte beati i mortali,
che visti quei misteri, vanno nell'Ade, perché solo per essi
laggiù c'è vita, mentre per gli altri, non vi è
che male(64) » ; « [...] Sembra che coloro che vengono
iniziati siano destinati a stare tra i pii... [...] ... Sembra che
nell'Ade gli iniziati godano di maggiori privilegi rispetto ai non
iniziati(65) . »
I MISTERI
Parallelamente al culto agricolo si svolgevano
celebrazioni a carattere iniziatico. Di questi riti abbiamo informazioni
assai scarse e frammentarie pervenuteci per lo più in forma
sincretistica, secondo la tendenza eclettico-ellenistica del tempo,
che tendeva a sovrapporre e mescolare religioni diverse o attraverso
fonti cristiane il cui scopo non era capire, ma denigrare le altre
fedi. Il Culto di Eleusi si celebrava nel santuario di Demetra e di
Persefone, alle pendici di una collina in posizione bassa ed esterna
rispetto alla acropoli di Eleusi (24 km nord-ovest di Atene). Era
esplicitamente indicato nel fitto calendario di festività religiose
ateniesi con la formula « ta Mystêria », traducibile
con “cerimonie” o “pratiche segrete”. Questa
parola finì per denotare tutte le manifestazioni religiose
diffuse in Grecia e in Magna Grecia, che prendevano come modello i
Misteri Eleusini. Sinonimo di « Mystêria » era «
Mystiká » che indicava “le cose indicibili dei
misteri” , ovvero le segrete pratiche rituali. Gli autori greci
cogliendo nei culti stranieri delle analogie con i loro misteri, (le
cui sfumature a noi sfuggono), per esigenze di traduzione chiamarono
anche i riti agrari orientali con l’aggettivo Mysteria. Erodoto
per esempio lo usò per indicare i Misteri di Iside e Osiride,
ma chiamò «Teletè» le Tesmoforie di Demetra.
Due termini che in età ellenistica divennero interscambiabili,
anche se nel testo greco dell’Inno a Demetra per indicare la
pratica rituale eleusina, non si usa mai altro termine che
« orghìa ».
Orghia, da cui deriva l'aggettivo orgiastico, in origine voleva dire
semplicemente «l'azione del rituale, l'agire sacro», ma
a causa del discredito gettato sui culti pagani dai padri della chiesa,
divenne sinonimo di rituale avente a che fare con pratiche sessuali,
mente il termine mysteria subì uno slittamento semantico a
opera delle reinterpretazioni filosofiche e cristiane tardo antiche,
che la portarono ad accogliere in sé significati come: “arcano”,
“segreto”, “mistico”, “verità
trascendentali che vanno oltre la sola comprensione razionale(66)
”.
IL RITUALE
Parte integrante del rituale misterico era
la segretezza sottolineata da due aggettivi « arretha »
, “ciò che non va detto, in quanto esperienza personale
incomunicabile a parole”, che richiede di vivere il rito di
persona e « aporrheta», “ciò che è
indicibile perché è proibito parlarne”, ovvero
l’obbligo a non rivelare i segreti del rito:
« [la Dea] mostrò loro
l'esecuzione dei riti e rivelò a tutti - a Trittolemo, a Polissero,
e inoltre a Diocle – i sacri misteri, che non è consentito
profanare, né indagare, né rivelare, poiché la
reverenza per le Dee frena la voce(67) » ;« ... Le iniziazioni
hanno tramandato alcune lamentazioni celebrate in segreto di Core
, di Demetra e persino della stessa grandissima madre(68)»
Tutto quello che sappiamo su questi riti
misterici è che erano divisi in una sorta di Primo e Secondo
Grado. Nel mese di Antesterione (febbraio/marzo) si celebravano i
Piccoli Misteri di Persefone(69) mentre i Grandi Misteri di Demetra(70)
appartenevano al mese di Boedromione(71) .
« Ogni anno si celebrano due culti
misterici in onore di Demetra e Core, i piccoli e i grandi. I piccoli
si configurano come purificazione e conseguimento di uno stato di
prezza, preliminari ai grandi misteri (72)». « ... Per
prima cosa, infatti, bisogna deporre la rozzezza, e contemplare i
piccoli misteri prima dei grandi e danzare prima di essere daduco,
ed essere daduco prima che ierofante(73) .» ; « ... dopo
essere stati iniziati ai piccoli misteri prima che ai grandi, ...
niente è di ostacolo alla ierofania realmente divina, una volta
che sia stato preliminarmente purificato e delineato ciò che
deve essere prima indagato e spiegato(74) .» ; «L'iniziazione
si articola in cinque tappe; per prima viene la purificazione; [...]
Dopo la purificazione la seconda tappa è costituita dalla trasmissione
dei riti iniziatici misterici; la terza è quella denominata
contemplazione (epoptia); la quarta, e questo è anche il compimento
della contemplazione è la legatura e l'imposizione delle corone,
... la quinta è rappresentata dalla felicità che ne
consegue in ragione del favore divino e della convivenza con gli dèi(75)
... » ; «... Sono detti contemplanti coloro che a eleusi
vengono iniziati al secondo grado iniziatico(76) [...] »
Come il resto della cultura greca, i Misteri
non rimasero monopolio delle sole città di Eleusi e Atene,
ma attraverso le loro colonie si diffusero per tutto il Mediterraneo.
Questo fa supporre che dovettero per forza essere introdotte delle
modifiche alle leggi rituali, in quanto le antiche famiglie che detenevano
il controllo sul culto, non potevano trasmettere la loro autorità
al di fuori dalla Grecia avvalendosi solamente dei loro parenti più
prossimi: non ci sarebbero stati abbastanza “consanguinei”.
È molto probabile, quindi, che dovettero avvalersi dei loro
stessi sacerdoti dando inizio al « mito » delle catene
iniziatiche “ininterrotte” :
« ... l'iniziazione sia di competenza
di tutti i Cerici e di tutti gli Eumolpidi »;
«gli Eumolpidi(77) sono una famiglia che discende da Eumolpo.
Essi sono coloro che iniziano ai misteri. Tra di essi venivano designati
il daduco e lo ierofante. [...] Ad Atene si designava lo ierofante
di Demetra tra gli Eumolpidi, il daduco tra i Cerici(78) » ;
« La Legatura e l'imposizione delle corone, così che
si possano trasmettere anche ad altri i grandi gradi iniziatici ricevuti,
se si ottiene di coprire l'ufficio di daduco o di ierofante o qualunque
altro sacerdozio(79) »
I rituali misterici “comprendevano(80)"
:
1. le cose dette, i légomena,
le formule sacre, i giuramenti, la recitazione di una storia sacra
probabilmente la rappresentazione drammatica e catartica delle vicende
delle due Dee;
«... Deò e Core sono ormai divenute il soggetto di
un dramma misterico ed Eleusi ne celebra, con le fiaccole e le peregrinazioni
, il rapimento e il lutto(81)»
2. le cose fatte, i drómena,
cioè le azioni rituali compiute, comprese le danze, le decorazioni,
le corone, di più tipi a seconda forse del grado, le vesti
sacre, forse anche tatuaggi e cicatrici, cioè segni con i quali
dimostrare esteriormente alla società i simboli e i marchi
della avvenuta trasformazione interiore, guadagnati attraverso le
prove rituali;
«... Era usanza consacrare nel
tempio di un dio le vesti con cui si era stati iniziati(82), come
dice pure Melanzio nella sua opera sui Misteri:” È tradizione
che gli iniziati consacrino alle dee anche gli abiti con cui siano
stati iniziati” .» ; « Coloro che venivano iniziati
ai grandi misteri, allo stesso modo di quando scendevano nell'antro
di Trofonio, non deponevano le vesti con cui erano stati iniziati
o fino alla morte o fino a che queste non fossero completamente consumate(83)
» ; «E perciò si rende una tortura l'accesso [che
si prolunga il rito iniziatico] prima di apporvi il sigillo della
consacrazione e preparano i futuri epopti per cinque anni [...] Ne
discende la legge del silenzio. [...] per cui sulla lingua è
posto per intero il sigillo del segreto [...](84) » ; «
... i misti si legano la mano destra e il piede sinistro con un pezzo
di stoffa, e ciò è “detto coronare lo zafferano(85)”
.» ; « Gli iniziati usavano una corona di mirto e non
di edera e parimenti nelle Tesmoforie si usavano una corona simile
perché Demetra gradiva il mirto e perché era consacrato
agli dèi ctoni(86) .» ;« Non si dice che il narciso
è una corona di Demetra e Core perché esse erano incoronate
di spighe; ... ma è possibile che Sofocle abbia detto che il
narciso era un'antica corona delle grandi dee, usando la forma collettiva
invece di dire che era un'antica corona della dea, cioè di
Core ... perché prima di essere rapita da Plutone se ne compiacque.
[...] Da parte sua Istro dice che la ghirlanda di Demetra è
composta di mirto e tasso(87) »
3. gli oggetti sacri i deiknumena, mostrati solamente
agli ammessi al rito e attraverso i quali era possibile la epopteia,
o “contemplazione”, il più alto grado dei misteri
eleusini.
L'EPOPTEIA
La “contemplazione”, nel senso
di conoscenza ottenuta durante i Misteri non era di tipo dottrinale,
ma un tipo di sapere che nasceva da una esperienza sacrale, vissuta
in prima persona come momento mistico attraverso il quale si veniva
rassicurati sul senso della vita terrena e sulla continuità
della vita dopo la morte(88) :
«... come ritiene Aristotele,
gli iniziati non devono apprendere ma patire e trovarsi in una certa
disposizione, evidentemente perché vi sono già predisposti.
[...] L'insegnamento e l'iniziazione. Il primo è raggiunto
per mezzo dell'udito, la seconda perché la mente stessa subisce
l'illuminazione » Ciò fu anche chiamato da Aristotele
di tipo misterico e simile alle iniziazioni di Eleusi (dove infatti
chi veniva iniziato alle visioni riceveva una impronta, ma non un
insegnamento(89) .» «... Siamo stati iniziati(90) ai misteri
della festa, cioè abbiamo avuto conoscenza degli indicibili
oggetti dei misteri, che non si possono rivelare a chi non è
iniziato. Sono infatti detti misteri perché stringono le labbra,
cioè agli iniziati chiudono la bocca e non ne parlano con nessuno
dei non iniziati .» « ... Il pensiero dell'intellegibile,
puro e semplice, attraversa l'anima balenando come un lampo, offrendo
talora per una sola volta l'opportunità di toccare e contemplare.
Perciò Platone e Aristotele chiamano “epoptica”
questa parte della filosofia perché chi ... ha davvero toccato
la pura verità di esso (cioè del principio semplice
e immateriale), ritiene di possedere, come in una iniziazione, il
fine ultimo della filosofia (91)»
IL MISTERO
Durante il periodo ellenistico le mutate
condizioni politiche, sociali ed economiche, offrivano la possibilità
di essere iniziati a più culti nella stessa città e
molti riti misterici orientali e greci, simili per caratteristiche,
significati e origine, tesero a (ri)fondersi. Questo accadde anche
al culto di Eleusi se le confutazioni dissacratorie e denigratorie
di Tertulliano e altri vescovi cristiani parlano non solo della contemplazione
della « spiga di grano mietuta in silenzio», ma anche
della « rappresentazione del membro virile» e fanno allusioni
riguardo a convegni notturni tra sacerdotessa e sacerdote, da cui
poi il significato sessuale della parola “orgiastico”,
collegato soprattutto a Dioniso:
« E la formula rituale dei misteri eleusini è questa:
ho digiunato, ho bevuto il ciceone, ho preso dalla cesta, dopo aver
maneggiato ho riposto nel canestro, e dal canestro nella cesta(92)
.» ; « non è forse vero che i misteri di Eleusi
sono l'essenza della tua religione e che il popolo dell'Attica e l'intera
Grecia vi accorrono per celebrarne la vanità? Non è
l che si celebrano la tenebrosa discesa agli Inferi e i solenni convegni
dello ierofante con la sacerdotessa , da solo a sola? .... (93)»
La presenza del Sacro Fallo di Dioniso(94), mostrato agli iniziati
nella Sacra Cesta di Demetra, così come visibile nella Villa
dei Misteri di Pompei, rappresenta l'unione cosmica e prolifera della
Yoni e del Lingam indiani, in forma “greca” (95). Solo
le menti dei Cristiani del II - III sec. d. C. e dei non iniziati
potevano ritenere “vergognose(96) ” , azioni riconducibile
al “miracolo della vita che si ripete”, anche se elementi
come nozze sacre e bambini non sono presenti nel racconto eleusino
del VII-VI secolo a. C. :
«... Le leggi consuetudinarie degli Ateniesi ... prescrivono
di celebrare le nozze prima per il cielo e per la terra, .... pure
durante i riti di Eleusi alzando lo sguardo al cielo gridavano “
Piovi” e abbassandolo a terra “Resta gravida”»
; «Questo è il grande e ineffabile mistero degli Eleusini:
“Piovi, resta gravida”.» ; «.... gli Ateniesi,
quando celebravano l'iniziazione eleusina mostrano agli iniziati al
grado della contemplazione, in silenzio, quello che è il grande
e straordinario e perfettissimo mistero dell'aldilà, oggetto
di contemplazione, la spiega mietuta. .... Lo stesso ierofante ...
di notte a Eleusi, accompagnato dalla luce di molte fiaccole, quando
celebra i grandi e indicibili misteri grida e urla mentre recita ad
alta voce “ La potente signora Brimò generò il
sacro fanciullo Brimòs” cioè la potente generò
il potente»
Con chiaro significato ierogamico e sincretico i banchetti liturgici
di molte religioni misteriche, compreso il Cristianesimo, accolgono
in un unico sacramento il sangue di Dioniso e il Pane di Demetra,
perchè come affermava Euripide:
« Due sono, mio caro giovane, le cose essenziali al mondo:
la dea Demetra, ossia la terra (chiamala così, se vuoi): è
lei a nutrire la gente con i cereali, con il cibo asciutto. Poi è
venuto il figlio di Semele [Dioniso]; e ha trovato un corrispettivo,
l’umido succo della vite, e lo ha introdotto fra i mortali (97).»
Nei Misteri Eleusini, fa quindi la sua comparsa Dioniso, così
come in quasi tutti gli altri culti greci (!)(98) , ma nonostante
gli aspetti mitologici della sua vita racchiudono similitudini sia
con il mito di Osiride che con quello di Demetra, i due culti, appaiono
ben distinti. Strabone per esempio dice che « Iacco Dioniso»,
viene chiamato « l'archegete(99) dei misteri, il dèmone
di Demetra », ma subito dopo sottolinea come le due divinità
abbiano ministri del culto diversi:
« [...] di Demetra sono gli iniziati,
i daduchi e gli ierofanti, di Dioniso i Sileni, i Satiri, i Titiri,
le baccanti, le Lenai, le Tiadi, le Mimalloni, le Naidi e quelle che
chiamano Ninfe(100) .»
Rifacendomi a questa stessa divisione, anche
io termino qui la mia riflessione sui Misteri di Demetra, preferendo
approfondire la figura del dio dell'ebrezza in uno studio a parte,
così da tenere distinte le competenze, le peculiarità
e le gesta della Grande Dea Madre Eleusina, rispetto a quelle del
dio del vino, come lei stessa suggerisce di fare nel testo più
antico che la riguarda:
« Metanira riempì e le porse una coppa di vino mielato,
ma la dea scosse il capo: non le era lecito – disse –
bere il rosso vino, e chiese una bevanda d'acqua e farina mescolate
con tenera malva. La donna preparò il ciceone e lo diede alla
dea, secondo il comando; lo prese Demetra, augusta signora, e instaurò
il rito(101) .»
Testo
e ricerca di Arthea
pubblicato nel Cerchio della Luna
© 2008
inserito nel sito www.ilcerchiodellaluna.it
nel Settembre 2008.
_______________________________________________
Note
1)Le Religioni dei Misteri, Eleusi,
Dionisismo, Orfismo, a cura di Paolo Scarpi, Vol. I, Arnoldo Mondatori
Editore, Fondazione Valla, 2002, p. 137, fr D41, Aristofane, Le rane,
440-53
2)Inni Omerici, a cura di Giuseppe Zanetto, testo greco a fronte,
Bur, Milano, 2000. Gli Inni Omerici, non sono ovviamente di Omero,
personaggio probabilmente neanche realmente esistito (cfr. la questione
omerica in Albin Lesky, Storia della letteratura greca, vol. 1, Milano,
Il Saggiatore, 1986, p. 61 - 69) , ma si tratta di componimenti associati
a rapsodi discendenti della tra dizione omerica. Nota: in Omero, nell'Iliade
e nell'Odissea, Persefone non è considerata figlia di Demetra;
lo sarà successivamente.
3)Vedi UGO BIANCHI, La Religione Greca, Torino, Utet Libraria, 1975,
p. 12
4)[...] E sono venuta da Creta, sull'ampia distesa del mare, non per
mia scelta: [...]. Inni Omerici, op. cit. , Inno a Demetra, p. 75,
vv. 124 – 125.
5)Mitologia e Religioni, Istituto Geografico De Agostani, Novara,
1980 , pp. 87 – 89. Frammenti provenienti dal testo mesopotamico
La discesa di Ishtar.
6)Ivi, pp. 106 - 107
7)Motivo per cui la stessa Eleusi, uscita sconfitta nella guerra contro
Atene, pur perdendo la propria libertà politica, conservò
il controllo sacerdotale del culto, che era stato insegnato da Demetra
in persona alle due più antiche famiglie della città
che l’avevano ospitata. Le Religioni dei Misteri, op. cit. ,
frammento C3 , p.85, Pausania, I , 38, 3 « ... Posero termine
alla guerra a queste condizioni, che gli Eleusini, soggetti per il
resto in tutto agli Ateniesi, avessero sotto il loro controllo la
celebrazione dei riti iniziatici.»
8)Il Teatro, come la poesia lirica, hanno le loro origini nei grandi
drammi cosmici e catartici, nelle narrazioni degli aedi, nei rituali
iniziatici e nelle rappresentazioni pubbliche tenute durante le grandi
feste della città. Nel caso della Tragedia Greca, essa deriverebbe
dai cori ditirambici fatti in onore del dio della Vite Dioniso. Il
nome tragedia, deriva dal greco tragoedìa da tragos, il Capro,
l'animale che simboleggiava il dio stesso: « [Aristotele Poetica
(IV 10 - 15)] Nata dunque la tragedia all’inizio dall’improvvisazione
[10] (sia essa sia la commedia da quelli che guidavano il coro: la
prima dal ditirambo, mentre la seconda dalle processioni falliche
che ancor oggi sono rimaste in uso in molte città), crebbe
un poco per volta, sviluppando gli autori quanto via via di essa si
rendeva manifesto; e dopo aver subìto molti mutamenti [15]
si arrestò, poiché aveva conseguito la natura sua propria.
» . Platone, Leggi, 700b : « Da noi, infatti, allora la
musica si distingueva in certi suoi aspetti e figure, e un certo aspetto
del canto era costituito di preghiere agli dei: si chiamavano col
nome di inni; il suo opposto era un altro aspetto del canto (threnoi)
e un altro ancora erano i peana, infine ce n’era un altro detto
ditirambo, ed è la "nascita di Dionysos", credo [...]
Fissati questi ed altri aspetti del canto, non era lecito servirsi
di uno al posto dell’altro [...] ma con l’andar del tempo
i poeti furono maestri di disordini e trasgressioni, poeti solo nel
temperamento, ma ignoranti delle giuste regole della poesia, come
baccanti, trasportati più del dovuto dal piacere... ».
Pausania, Periegeseos, I 21 :«Diceva Eschilo che, da ragazzo,
quando era di guardia all’uva, stava dormendo in campagna e
gli apparve in sogno Dionysos, e gli ordinò di scrivere una
tragedia. Appena fu giorno, volendo ubbidire al dio, provò
e riuscì a comporre con estrema facilità».
9)Le Religioni dei Misteri, op. cit. , frammento A11 , p. 61, Isocarate,
4, 28, Panegirico
10)Scopo, evidentemente, di un po’ tutti i culti e riti misterici
arcaici, tanto che non possono non venire in mente le splendide immagini
del rigoglioso e colorato aldilà degli egiziani, pieno di animali
e vigne cariche d’uva.
11)Riguardo Plutone vedi : La Religione Greca, op. cit. , p. 180
12)Le Religioni dei Misteri, op. cit. , A1, Inno Omerico a Demetra,
p. 45 oppure Inni Omerici, op. cit., Inno a Demetra, p. 97 , vv. 488-489.
13)Le Religioni dei Misteri, op. cit. , frammento A1, p. 45. oppure
Inni Omerici, op. cit. , Inno a Demetra , p. 97, parte finale vv.
480 - 482.
14)Ivi, p. 213, fr, G8, Isocrate, Panegirico, 4, 28
15)Il termine introdotto da Frazer con il suo libro il Ramo d'Oro,
si riferisce alla divinità maschile come compagna della Dea
della Natura nella fora di Dio della Vegetazione, che ciclicamente
muore e rinasce, perché la Dea scende negli inferi per cercare
di riportarlo in superficie.
16)Cfr. 1) l'Articolo di ANNA PIRERA, Chi ha inventato la triplice
dea?
http://www.ilcerchiodellaluna.it/pag_set_frame.htm?central_Dea_trina.htm;
2) la posizione del filosofo Ludwig Feuerbach, riguardo alla Religione:
«L’uomo – questo è il mistero della religione
– proietta il proprio essere fuori di sé e poi si fa
oggetto di questo essere metamorfosato in soggetto, in persona »;
3) La Psicologa Ginette Paris, che alla domanda « Ma lei crede
veramente agli Dei? » risponde « No, ma li amo al punto
che è come se esistessero e allora inevitabilmente arriva un
momento in cui qualcuno mi domanda: “Fino a che punto credi
davvero a questi dei e a queste Dee pagane?”. Io non ci credo
affatto. Né più né meno di quanto abbia creduto
all'ego, al superego, al sé, al conscio, all'inconscio, al
complesso di Edipo, di Cassandra, di Cenerentola o di Peter Pan, né
più né meno di quanto creda a tutte le nozioni inventate
dalla psicologia per definire delle dinamiche interiori: repressione,
ipercompensazione, scompenso, depressione, proiezione, introiezione,
retroflessione, fusione, transfert, controtransfert, attualizzazione
del sé, complessi, archetipi, individuazione ... Neppure tutto
questo esiste realmente, vero? Si tratta di concetti e di metafore
utili che ci permettono di cogliere la vita interiore. » da
GINETTE PARIS, La grazia pagana, p. 11, citata in Labrys, rivista
riguardante mitologia, antropologia, archeologia, simbologia, esoterismo,
antiche e nuove spiritualità, Anno II, Numero 10, Veltane –
Litha, 2008, articolo di DAFNE ELEUTHERIA, Conversazione Pagana, p.
19 - http://www.rivistalabrys.it/
17)Inni Omerici, op. cit. , Inno a Demetra , p. 96, VV. 463 - 465
18)Esistono teorie secondo le quali la scoperta dell'agricoltura andrebbe
attribuita alle Donne.
19)Le stagioni nella Grecia classica in effetti erano 4, ma ai tempi
di Esiodo (VIII sec. a.C.), il poeta agricoltore le stagioni erano
ancora calcolate facendo riferimento alla levata eliaca degli astri
e al moto apparente delle costellazioni: « Al levar delle Pleiadi
, figlie di Atlante, iniziate la mietitura [ Estate], al tramonto[
Autunno] l’aratura, esse restano nascoste quaranta notti ma,
nel prosieguo dell’anno riappaiono non appena si affila il ferro.
Questa è la legge dei campi, sia per chi vive vicino al mare
sia per chi abita una grassa terra lungi dai frutti spumeggianti,
in vallate scoscese. Semina nudo, ara nudo, nudo mieti, se vuoi portare
a termine nel loro tempo tutti i lavori di Demetra; perché
ogni frutto cresca a suo tempo. (IL CALENDARIO AGRICOLO). Quando s'acquieta
la forza del sole che brucia e della vampa che spreme il sudore, e
manda le piogge autunnali Zeus possente, allora il corpo dell'uomo
a muoversi è assai più leggero; in quel tempo la stella
di Sirio per poco sopra le teste degli uomini nati alla morte si volge
di giorno e prende della notte una parte maggiore; allora meglio resiste
ai tarli la legna tagliata dal ferro: le sue fronde a terra riversa
e cessano dal crescere i rami; è allora il momento di tagliarne
i tronchi, memore dei lavori che la stagione richiede… Fatti
due aratri, costruendoli in casa: uno d'un solo pezzo, l'altro commesso,
perché così sarà molto meglio: se uno si rompe
dietro ai buoi attaccherai l'altro... Sta' attento quando della gru
la voce tu senti dall'alto, di fra le nubi, che il grido annuale ripete;
ti porta il segno d'arare e la stagione d'inverno t'indica, piovosa;
s'addolora il cuore di chi non ha buoi…E non appena il tempo
della semina viene per gli uomini, affrettati allora…che sia
secco o che piova, arando al tempo d'arare, di buon'ora sollecito
perché ti s'empiano i campi; rivolta in primavera la terra;
d'estate arata di nuovo non ti deluderà; semina il maggese
quando ancora è leggera la terra; il maggese tiene i mali lontani
e acquieta i bambini…Prega Zeus sotterraneo e la pura Demetra
che quando è maturo rendan pesante di Demetra il sacro frumento,
non appena incominci ad arare, quando l'estremità del manubrio
tu impugni e il pungolo spingi nelle terga dei buoi che tirano la
caviglia del giogo. Dietro, un piccolo schiavo, tenendo la zappa,
procuri pena agli uccelli nascondendo profondamente il seme…
Non fermarti presso il sedile del fabbro o nell’affollata galleria,
quando nei giorni invernali, il freddo l'uomo dal lavoro distoglie;
anche allora l'uomo solerte cura molto la casa; perché il rigore
dell'inverno cattivo non ti sorprenda nella miseria, mentre con la
mano magra il piede gonfio ti premi…l Mese di Leneone, con le
suoi giorni cattivi, da scorticar buoi; da quello guárdati,
e dalle gelate che sulla terra vengon, moleste, coi soffi di Borea…[Inverno]…Quando,
Zeus , dopo 60 giri del sole, ha portato a termine i lavori invernali,
allora a costellazione di Arturo, abbandona il sacro corso di Oceano,
tutto splendente si innalza al sorgere della sera; di séguito
a lui la figlia di Pancione , la rondinella, col pianto suo mattutino,
si lancia verso la luce, per annunciare la nascita della nuova primavera
che sorge di nuovo per gli uomini; precedila allora e pota le viti;
è la cosa migliore” [Primavera]. Ma quando la chiocciola
della terra sale sui tronchi fuggendo le Pleiadi, allora non è
più tempo di zappettare le viti, ma affila le falci ed esorta
gli schiavi; fuggi gli ombrosi riposi e i sonni dell'alba, nella stagione
di mietere, quando il sole secca la pelle. Allora datti da fare e
porta a casa il raccolto, al sorger dell'alba, affinché il
vitto ti sia sufficiente. L'alba infatti si prende la terza parte
del lavoro del giorno, l'alba fa procedere sulla via, fa progredire
il lavoro, l'alba, che al suo apparire mette in cammino molti uomini,
e su molti buoi pone il giogo…Quando il cardo fiorisce e la
cicala canora stando sull'albero l'acuto suo canto riversa fitto da
sotto le ali, nella pesante stagione d'estate, allora più grasse
sono le capre, il vino è migliore, le donne più ardenti,
ma sono fiacchi gli uomini perché Sirio brucia la testa e i
ginocchi e secco è il corpo per via della vampa (Estate). Ma
allora è bello avere una roccia ombrosa e vino di Biblo e una
focaccia col latte e latte di capra che più non allatta….e
bere il nero vino sedendo all'ombra, saziato del tuo festino, la faccia
volta incontro al veloce soffio di Zefiro; e d'una fonte che scorre
perenne e pura tre parti d'acqua versare, la quarta di vino. Comanda
agli schiavi che le sacre spighe di Demetra trebbino non appena appare
la forza d'Orione, in luogo ben ventilato e su un'aia rotonda…
Quando Orione e Sirio son giunti a mezzo del cielo, e Arturo può
esser visto dall’ Aurora dalle dita di rosa, o Perse, allora
tutti i grappoli cogli e portali in casa [Autunno]. Tienili al sole
per dieci giorni e dieci notti; per cinque conservali all'ombra, al
sesto versa nei vasi i doni di Dioniso giocondo. Poi, dopo che le
Pleiadi e le Iadi e il forte Orione son tramontati, d'arare ricordati,
è il momento opportuno, e che l'anno sia propizio ai tuoi campi.»
ESIODO, Le Opere ed i Giorni, versi 382 – 617, 765 – 828.
20)Se il culto avesse veramente avuto origine dall’area Egiziana
e Cretese, in periodo Miceneo (Vedi Le Religioni dei Misteri, op.,
cit. pp. 6-7), va detto che anche in Egitto le stagioni erano 3, collegate
alle inondazioni del Nilo, alle levate eliache e all'anno lunare 1a
stagione (Akhet): Autunno, il tempo dell'inondazione; 2a stagione
(Peret): Inverno: il tempo della semina; 3a stagione (Shemu): Estate,
il raccolto. CARLO GALLO, L’Astronomia Egizia, dalle scoperte
archeologiche alla misurazione del tempo, Padova, Franco Muzzio Editore,
1998, pp. 93-94
21)A questo proposito confrontare l'esistenza in Grecia non solo dell'Aldilà
classico, con gli inferi e le isole dei beati, ma anche delle teorie
della reincarnazione per influenza orientale ed egiziana del culto
Orfico, della filosofia religiosa Pitagorica, ma anche tracce in quella
Platonica e Neolpatonica.
22)Nero, Verde, Bianco/Rosso e Giallo, i colori della terra, degli
elementi e del grano nelle diverse fasi, non possono non riportare
alla mente anche i colori dell’chemia egizia, estrema sintesi
e ultima espressione dei sincretici misteri antichi de periodo ellenistico,
inviata nel “futuro” prima che una lunga notte sommergesse
per alcuni secoli l’antico mondo pagano. Cfr. la Nera Terra
di Chem, l’Egitto, “patria” dell’Alchimia.
Per esempio JACK LINDSAY, Le origini dell’Alchimia nell’Egitto
Greco-Romano, Roma, Mediterranee, 1984
23)Vedi GEORGES DUBY E MICELLE PERROT, Storia delle donne: L’Antichità,
a cura di Pauline Schimitt Pantel, Bari, Economica La Terza, 1994.
24)« Il grano è al centro della rotazione delle colture.
La cerealicoltura estensiva si organizza durante l'annata. In media
si coltivavano sei o sette qualità di graminacee e di leguminose,
che ruotavano intorno alla coltivazione del grano; oltre ad alcune
colture specializzate, quali la vite, l'ulivo, il mandorlo. Data questa
diversità di coltivazione, ogni stagione, ogni mese, ogni settimana,
erano e sono caratterizzati da una serie di attività differenziate.
Essendo il grano al centro della rotazione delle colture, l'avvicendamento
più comune e ripetuto, anche per quattro o cinque coppie d'annata,
era quello grano-leguminosa (specialmente fave). Rotazioni meno importanti
erano le seguenti: grano-cece; grano-lenticchie; grano-pisello; oppure
triennalmente: grano-orzo-maggese, e poi, di nuovo, grano-leguminosa;
oppure grano-maggese-maggese e, quindi di nuovo grano. L'annata agraria
"annada" corrisponde a un anno solare, ma più che
con l'anno astronomico coincide con l'andamento metereologico delle
stagioni. Verso la metà di settembre incominciano i grandi
lavori per la nuova annata, che consistono nella preparazione dei
terreni e delle sementi. » Da E. Pantanelli, Coltivazioni Erbacee,
Bologna, Edizioni Agricole, 1955, p. 54 ;
25)Cfr. su questo sito il mio L'Onda Rossa: Il Ciclo Femminile, da
un punto di vista Fisiologico http://www.ilcerchiodellaluna.it/central_femm.OR.htm
oppure direttamente LANGMAN, Embriologia Medica, Padova, Piccin, 1981,
pp. 19 – 37, dall'ovulazione all'impianto; MIRANDA GRAY, Luna
Rossa capire ed usare i doni del ciclo mestruale, Edizioni l' Eta'
dell' Acquario, 1996
26)La Natura regna dunque sopra e dentro la terra, in due forme diverse,
esattamente come nei culti maschili si fa riferimento ad Apollo come
sole celeste e a Dioniso come sole ctonio. Sulla falsa riga forse
della triplice manifestazione del dio egiziano Ra, disco solare, falco
e scarabeo nelle diverse fasi del giorno e della notte
27)Cfr. il mito delle 5 generazioni di ESIODO, Le opere e i giorni,
trad. it. di G. Arrighetti, Milano, Garzanti, 1985
28)Le Religioni dei Misteri, op. cit. , Clemente Alessandrino, Protrettico
20, I.2I, I, frammento A5, p. 55. oppure Inni Omerici, op. cit. ,
Inno a Demetra parte finale, p. 95, vv. 480 - 482.
29)Ivi, p. 55. Clemente Alessandrino, Protrettico 20, 2 « A
quel tempo Eleusi era abitata dai nati dalla terra, si chiamavao Baubò,
Disaule e Trittolemo, e ancora Eumolpo ed Eubuleo. Trittolemo era
bovaro, Eumolpo pastore, Euboleo porcaro, da cui discese la stirpe
di gerofanti fiorita ad Atena, quella degli Eumolpidi e dei Cerici.»
; Pausania, Fr. A15, p. 65 « [...] sanno che il primo a seminare
grano da coltivare fu Trittolemo ... »; Frammento A5 , p 55.
Apollodoro I 5 2- [32] «Per Trittolemo, il maggiore dei figli
di Metaniera, Demetra fabbricò un carro trainato da serpenti
alati, e gli fece dono del grano che lui, libratosi nel cielo, seminò
su tutta la terra.» frammento A2, p. 47. [Omero] Inno a Demetra:
« […] ella [Demetra ] poi si mise in cammino, e insegnò
ai re che rendono giustizia – a Trittolemo, a Diocle agitatore
di cavalli, al forte Eumolpo, a Celeo signore di eserciti –
la norma del sacro rito; e rivelò i misteri solenni a Trittolemo,
a Polissero, e inoltre a Diocle, venerandi che in nessun modo è
lecito profanare, indagare, o palesare, poiché la profonda
reverenza per le Dee frena la voce. Frammento p. 45. vv. 473 –
479. “Capifamiglia: un tempo… prima che Clistene provvedesse
alla divisione per tribù, … ogni famiglia comprendeva
trenta uomini … i quali erano chiamati capifamiglia; tra questi
si sorteggiavano i sacerdozi che spettavano a ciascuna famiglia, come
gli Eumolpidi, i Cerici, gli Eteobutadi, secondo quanto attesta Aristotele
nella costituzione degli Ateniesi” Aristotele, La costituzione
degli Ateniesi, fr 2, riportato in: Le Religioni dei Misteri, op.
citi, Vol. I, p. 83, fr C2. »
30)Usano l'espressione “addomesticare la morte” alcuni
studiosi in Le Religioni dei Misteri, op. cit., a proposito dei culti
di Demetra e Dioniso.
31)Le Religioni dei Misteri, op. cit. , p. 215, Fr. G9, Cicerone,
Le Leggi II 14, 36.
32)Inni Omerici, op. cit. , Inno a Demetra, p. 79, vv. 192 –
205.
33)Divertimento e organi sessuali sono associati anche nel nome di
Venere, la dea dell’amore, che da Esiodo viene chiamata Filommeidea,
traducibile come sorridente se si fa derivare dal verbo meidiao, oppure
come “nata dai genitali”, se come Esiodo si cerca l'origine
nel sostantivo medea, (genitali), che la ricollega alla sua nascita
dai testicoli recisi di Crono, che si uniscono alla spuma del mare.
ESIODO, Teogonia, introduzione e note di Graziano Arrighetti, Testo
greco a fronte, Milano, Bur, 2000, p. 77, vv. 189 – 190 e v.
200
34)MASSIMO IZZI, Il dizionario illustrato dei Mostri,Angeli,diavoli,
orchi, draghi, sirene, e altre creature dell'immaginario, Roma, Gremese
Editore, 1989.
35)Le Religioni dei Misteri, op. cit. , p. 169, Fr. E21, Scolî
antichi ad Aristofane, Le rane, 343
36)Ivi, p. 171, fr. E22, Giovanni Tzetzes, ad Aristofane, Le rane,
340a
37)Esiste una rappresentazione di due dadofori di Mitra donne, invece
che uomini in Franz Cumont, Les mystères de Mithra, Bruxelles,
1903
38)MICHELE PSELLO, Oracoli Caldaici , con appendici su Proclo e Michele
Italo, a cura di Silvia Lanzi,I Cabiri, Milano, Mimesis, 2001
39)Per alcuni deriverebbe dalla dea egizia Heket, per altri da una
Dea Madre dell'Asia Minore della regione Caria. Vedi ECATE: DIVINITA’
INFERNALE O CELESTIALE? Una possibile analisi simbolica, Roberta Astori
- Saggista, Cultore della materia presso Linguistica Romanza all'Università
di Trieste, su
40)ESIODO, Teogonia, op. citi., pp. 91-93, vv. 408 - 452
41)Cfr. per le porte solstiziali PORFIRIO, L’Antro delle Ninfe
(De antro Nympharum), Collezione Sebastiani, Milano, Archè,
1974 . Cfr. anche l’instaurarsi a Roma del culto orientale del
Sol invictus il 25 dicembre e del culto maschile di Mitra..
42)Inni Omerici, op. cit. , Inno a Demetra, p. 93, vv. 438 –
440.
43)Nei culti maschili questa guida diventa Hermes.
44)“En Erebos, Phos”, cioè “Nell’Oscurità,
la Luce”
45)L'ora del lupo.
46)Il momento più buio è sempre quello che precede l'alba.
47)Le Religioni dei Misteri, op. cit. , p. 103, fr. C32, Apollodoro
di Atene e C33, Esichio, s.v. Api.
48)Ivi, p. 87, C12, Scolî a Eschine.
49)Ivi, p. 91, C14, Suda, s.v. Fillidi.
50)Ibidem, C16.
51)Ibidem, C13.
52)« Il lavoro doveva essere iniziato al mattino, prestissimo,
già prima dell'alba, quando le piante sono meno aride e rese
più elastiche dalla rugiada. Era, necessario disporsi nella
direzione opposta all'inclinazione del grano, affinché il taglio
potesse avvenire senza che le ariste toccassero il viso del mietitore.
I mietitori si disponevano affiancati a circa tre metri l'uno dall'altro.
[…] Dopo aver lasciato i covoni nei campi per 8/10 giorni, vengono
trasportati sui carri o avvolti in apposite coperte in canapa filata
e tessuta a mano , riposti in grosse ceste tronco- coniche, da portare
in spalla.» Passi liberamente tratti e riadattati da vari siti
tra cui http://www.comune.selegas.ca.it/colture_agrarie.htm
53)Ma anche alle divinità Etrusca delle Lase.
54)Cfr, la flagellazione cristiana e la “ blanda flagellazione
rituale “ della Wicca di Gardner.
55)Mitologia e Religioni, Novara, Istituto de Agostini, 1980. Titolo
originale Mithology a cura di Richard Cavendish, p. 95
56)Le Religioni dei Misteri, op. cit., pp. 151-153, Frammento D61,
IPPOLITO, Confutazione di tutte le eresie, V 8, 39-40.
57)Azione assimilabile allo stato della Donna nella fase Mestruale,
della Donna Madre e della Donna Anziana, che passano da una sterilità
fisica, a una fertilità e ricchezza spirituale, stato che si
può ottenere in modi meno cruenti e senza connotazioni sessuali
e biologiche semplicemente attraverso l'esperienza estatica sessuale,
mistica e artistica, in una parola « Coltivando l'Ispirazione
».
58)Era collegata alla dea Madre frigia Cibele / Agdos, simboleggiata
a Pessinunte dalla famosa pietra nera, ma anche a Dioniso. In entrambi
i miti il melograno nasce dal loro sangue versato sulla terra, mentre
dal suo frutto nascerà Attis. CATTABIANI, Florario, op. cit.
p. 123
59)Inni Omerici, op. cit. , Inno a Demetra, p. 69, vv. 1 – 20.
60)Ci sono varie versioni di questo mito. Nelle Metamorfosi di Ovidio,
Narciso era un giovane di grande bellezza, che fu amato dalla ninfa
Eco. Narciso rimase impassibile e di Eco, affranta dal dolore, non
restò che la voce disincarnata. Un’altra ragazza, ugualmente
disdegnata da Narciso, pregò Nemesi di vendicarla. Nemesi fece
innamorare Narciso della sua immagine riflessa nell’acqua di
un fiume e, non potendo raggiungerla, si uccise annegandosi per l’amore
insoddisfatto. Vicino alla fonte spuntò poi il fiore che ancora
porta il suo nome. Lo psicologo Henry Ellis, alla fine del secolo
scorso, coniò il termine “narcisismo”, per designare
uno stato patologico, vedi ALFREDO CATTABIANI, Florario, miti, leggende
e simboli di fiori e piante, op. cit. , p. 150. « (Filostrato
Imag. 1, 23.) [...] lo sguardo è davvero quello di chi ama
[...] e forse crede Narciso d’esser riamato, perché l’immagine
lo fissa allo stesso modo, in cui lui la fissa [...] »; «
(Ovidio, Metamorfosi, 3, 424) sgg. “[...] e ammira tutto ciò
per cui lui stesso è degno di ammirazione. Senza saperlo, desidera
sé stesso, apprezzando è lui stesso oggetto di apprezzamento,
e mentre brama è bramato, accende ed arde d’un medesimo
fuoco [...] » . In un’altra versione Narciso non si innamorò
di se stesso, ma della sorella gemella, identica a lui, ma la sorella
morì e Narciso prese ad andare ad una fontana, perché
nella sua immagine riflessa, poteva rivederla e trovava il modo per
consolare il suo amore (Pausania, 9.31) in La Maschera, il doppio
ed il ritratto, a cura di MAURIZIO BETTINI Bari, biblioteca di cultura
moderna La Terza, 1991, p. 50. Il Tema del Gemello Perduto, sviluppatosi
dal Mito di Narciso, si ricollega in qualche modo anche alla ricerca
di Demetra di sua figlia.
61)« Stà certa che ti dirò tutta la verità,
mamma. Quando il messaggero Arghifonte venne da me da parte del padre
Cronide e degli altri celesti a dirmi di uscire dall'Erebo, perché
rivedendomi con gli occhi tu deponessi la rabbia e l'ora terribile
contro gli immortali, io balzai in piedi piena di gioia, ma Ade di
nascosto mi porse un chicco di melograno, dolce boccone, e con la
forza mi costrinse a mangiarlo, pur contro voglia.» Inni Omerici,
op. cit. , Inno a Demetra, p. 91, vv. 406 – 413. In questo passo
finale dell'Inno, Core sembra un'adolescente impaurita che inventa
scuse per giustificarsi con una Madre furente, che per ritrovarla
ha smosso mari e monti, ha affamato la terra e ha piegato la volontà
di Zeus, mentre lei si è fatta ingannare dal suo rapitore perché
forse alla fine ha iniziato a familiarizzarci. Il senso di questa
scenetta melodrammatica cela forse un significato più semplice
e profondo: la semina è necessaria alla vita, ma la vita delle
piante, come quella degli animali si mescola inevitabilmente con la
morte in un ciclo di eterne rinascite, di conseguenza Persefone deve
continuamente muoversi tra questi due poli, sostenendo i viventi con
i suoi frutti e accogliendo i defunti come regina dell'aldilà.
62)Inni Omerici, op. cit. , Inno a Demetra, p. 91, vv. 393 –
404.
63)Come abbiamo visto nel mito mesopotamico La Vita e la Morte sono
sorelle nella forma di Ishtar e Ereshkigal . Nel mito Eleusino Ade
è Fratello di Demtera.
64)Le Religioni dei Misteri, op. cit., p. 211, fr, G5, Sofocle, fr.
837
65)Ivi, p. 217, fr. G12, Scolî ad Aristofane, La pace, 375a
66)Per ulteriori informazioni sul significato di queste parole, uscirà
presto sulla rivista Labrys (http://www.rivistalabrys.it/) un mio
articolo introduttivo sui misteri: dal titolo I Misteri Antichi.
67)Inni Omerici, op. cit. , Inno a Demetra, p. 95, vv. 393 –
404.
68) Le religioni dei misteri, op. cit. , p. 189, F10, Proclo, Commento
a Platone, La repubblica, I, p. 125, 21-2.
69)L'origine di questa divisione viene fatta risalire a Ercole e ai
Dioscuri, che non essendo Ateniesi per essere iniziati dovettero essere
purificati. Questo evento mitico nascondeva evidentemente la necessità
di permettere a stranieri influenti la partecipazione ai riti attraverso
la pratica dell'adozione. Ivi, p. 71, Plutarco, Vita di Teseo, 22,
I-2 « 1. (I Dioscuri) , pur essendo padroni di tutto, chiesero
solo di essere iniziati ai misteri, poiché non erano legati
alla città meno di Eracle. 2 Anche questo fu concesso loro
e Afidno li fece suoi figli, come Pilo aveva fatto con Eracle. ».
70)Ivi, p. 77, fr. B5 Plutarco, Vita di Demetrio 26, 2-3, riguardo
il mese in cui erano festeggiati e fr. B6, Scoli recenti di Aristofane,
Pluto, 845f per l'attribuzione alle due Dee.
71)1° - 10 Ottobre Eleusina Magna ad Atene
72)Ivi, p. 79, fr. B9, Scoli recenti di Aristofane, Pluto, 845f
73)Ivi, p. 167, fr. E18, Sinesio, Dione, 10 , 52c
74)Ivi, p. 169, fr. E19, Clemente Alessandrino, Stromata, IV - I,
3, I
75)Ivi, p. 161, fr. E7, Teone di smirne, L'utilità della matematica,
pp. 14 - 5
76)Ivi, p. 165, fr. E15, Filocoro, FgrHist 328 F 69-70.
77)Ivi, p. 85, fr C6.
78)Ivi, p. 87, C7, Scolî a Eschine.
79)Ivi, p. 171, fr. E23, Teone di Smirne, Sull'utilità della
matematica, p. 15.
80)Le notizie che seguono sul culto provengono da Le Religioni dei
Misteri, op. cit. Vol. I. Introduzione, pp. XI – LI e da Ugo
Bianchi, la Religione greca, op. cit., pp. 208 – 225.
81)Le Religioni dei Misteri, op. cit. , p. 141, fr. D44, Clemente
Alessandrino, Protrettico, 12, 2 – 13, 5.
82)Le Religioni dei Misteri, op. cit. , p. 161, fr. E8, Scolî
antichi di Aristofane, Pluto, 8,45b
83)Ivi, p. 163, fr. E9, Giovanni Tzetzes, ad Aristofane, Pluto, 8,45b
84)Ivi, p. 153, fr. D62, Tertulliano, Contro i Valentiniani, I, 3.
85)Ibidem, fr. E24, Anecdota graeca I, p. 273, 25-7
86)Ivi, p. 127, fr. D28, Giovanni Tzetzes, ad Aristofane, Le rane,
330a
87)Ibidem, fr. D27, Scolî a Sofocle, Edipo a Colono, 68I
88)« [...] escludendo fasi storiche sprovviste di documentazione
certa, ed escludendo pure misteri conosciuti più di nome che
di fatto almeno dalla fine dell’età arcaica e poi in
epoca classica questi culti potrebbero possedere una escatologia,
quando non una soteriologia. Sono tuttavia escatologia e soteriologia
con caratteristiche diverse e specifiche, che non possono venire ricondotte
sotto una sola etichetta. » PAOLO SCARPI, Le Religioni dei Misteri,
Vol. I, op. cit., Introduzione, p. XXIII.. [ Escatologia: dottrina
proposta in ambito religioso o filosofico riguardante il destino ultimo
dell’umanità e del singolo individuo. Soteriologia: dottrina
riguardante la ricerca della salvezza dell’anima, intesa come
liberazione dal male e dalle conseguenze della morte. Di conseguenza
si ritiene che l’anima possa sopravvivere dopo la morte.]
89)Ivi, p. 175, fr. E26, Aristotele, La Filosofia, fr. 15
90)Ivi, p. 173, fr. E28, Giovanni Tzetzes, ad Aristofane, Le rane,
456a
91)Ivi, p. 175, fr. E29, Aristotele, Eudemo, fr. 10
92)Ivi, p. 146, fr. D53, Clemente Alessandrino, Protrettico, 21, 2
, ma anche D54, Arnobio, Contro i pagani, V 26.
93)Le Religioni dei Misteri, op. cit. , 141, frammento D45, ASTERIO
AMASENO, Omelie, 10, 9, I.
94)Che veniva portato in processione durante le Falloforie.
95)UGO BIANCHI, La Religione Greca, op. cit. pp. 199 – 207 e
ALFREDO CATTABIANI, Florario, op. cit. , pp. 109- 116.
96)Ivi, p. 147, fr. D55, Scolî a Platone, Gorgia 497c. «I
misteri si celebravano in onore di Deò e Core ... durante queste
cerimonie si eseguivano molte azioni vergognose e gli iniziati dicevano:
“ho mangiato dal timpano, ho bevuto dal cimbalo, ho portato
il sacro vaso, sono sceso sotto la cella del tempio” e così
di seguito.»
97)Euripide, Baccanti, vv. 275-80
98)Questo forse perché i Piccoli Misteri di Persefone (4-5-
marzo Eleusina Parva) venivano celebrati nello stesso mese di Antesterione,
nel quale venivano festeggiate le feste di Dioniso, cioè le
Antesterie (26-28 febbraio), dal greco anthein che vuol dire fiorire
e allude ai primi fiori che sbocciano, quando cioè entrambe
le divinità erano tornate dagli inferi, e quindi “i morti
(i semi) tornano a mescolarsi con i vivi. Per le Antesterie vedi UGO
BIANCHI, La Religione greca, op. cit. , pp. 202 - 205
99)Il significato di Archegete va da fondatore di una stirpe o di
una città, a capofamiglia, duce, eroe tutelare.
100)Le Religioni dei Misteri, op. cit. , p. 157, fr. E1, Strabone,
X 3, 10 (C 468)
101)Inni Omerici, op. cit. , Inno a Demetra, p. 81, vv. 206 –
211.