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BASTET Lo stesso Erodoto afferma che il tempio di Bastet, costruito in granito rosso, era il più bello del paese e che vantava il maggior numero di fedeli, parlando di almeno 700000 persone, “bambini esclusi”. L’importanza di queste feste sembrava poco realistica agli egittologi del tardo ‘800, ma nel 1887 un archeologo di nome Henri Édouard Naville, scoprì il sito e dimostrò la veridicità dei resoconti di Erodoto. A Bubastis è stata rinvenuta una grande
necropoli di gatti e, sempre Erodoto, ci dice: Migliaia di felini furono sepolti in gallerie
sotterranee della città e dei dintorni di modo che potessero portare
il messaggio del loro padrone fino agli dei. Bastet nasce come divinità solare, personificando
il calore benefico del sole, al contrario di Sekhmet che ne incarna il
calore bruciante; solo in epoca greca venne assimilata ad Artemide, diventando
così una dea lunare. Dalla II dinastia Bastet fu rappresentata come
un gatto selvatico o come una leonessa; e solo dal 1000 a.e.c. ebbe la
forma di un gatto domestico, ed in epoca greca divenne anche più
comune la raffigurazione come donna dalla testa di gatto; inoltre fu associata
al dio leontocefalo Mihos, venerato a Bubastis assieme a Thot, in qualità
di sua madre e ad Atum, il demiurgo, come sposa, anche se secondo altre
fonti, Mihos sarebbe figlio di Ptah e Sekhmet. Bastet è indicata figlia di Ra, oltre
che come uno dei suoi “occhi”, ossia che veniva inviata per
annientare i nemici dell’Egitto e dei suoi dei. Suo attributo era il sistro, strumento musicale creato da Iside, e detenuto anche da Hathor; uno degli appellativi della dea gatta era “Signora delle Bende”. Una leggenda dice che Ra, offeso dall’umanità,
inviò Hathor per punirla e sterminarla; la dea, una volta assunta
la forma di Sekhmet, iniziò la strage; in seguito Ra, mosso a più
miti consigli anche dagli altri dei, cercò di richiamare la dea
furiosa: a questo scopo fece preparare della birra mischiata con ocra
rossa per avere una liquido simile al sangue, e lo fece versare sul terreno.
Sekhmet lo vide e lo bevve, ed ubriaca si addormentò, calmandosi.
Passata la collera la dea assunse la forma di Bastet; un’altra variante
del mito afferma che Bastet si bagnò nel Nilo e che in seguito
tornò a Bubastis: sembra i devoti egiziani ripercorressero questo
viaggio in onore della dea e come venerazione per i gatti. Bastet seduce e incanta, in lei vi sono il maschile
solare e il femminile lunare, la forza luminosa a tutti palese e la potenza
indipendente e misteriosa, segreta, femminina, lunare. Bastet incarna ciò che di più intimo e femminile è rinchiuso dentro di noi e attende, a volte, unicamente di emergere: la sensualità e la dolcezza, il fascino e la generosità, l’amore e la passione, il desiderio e il piacere, la vita che rifulge in tutta la sua pienezza. Testo e ricerca di Mauro Melon per
www.ilcerchiodellaluna.it
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