Galleria delle Dee                                 
Incontrare le Dee attraverso storia, mito, immagini e racconti


LUGH




L'antico nome Lugus sembra significhi “lucentezza, illuminazione”, e, sebbene ciò sembra ricollegarsi puramente alla stagione del raccolto (Lughnasad è la festa dedicata a Lugh, agli inizi di agosto, con il raccolto del grano), è connesso anche a tutte le capacità della mente umana.
Lugh è legato all'intelligenza, a come essa porti alla supremazia della mente sui problemi.
Mentre Brigit, la Musa, procura l'energia pura necessaria per lo sforzo creativo, Lugh, l'artista perfetto, sa come forgiare tale energia.
Lugh è esperto in tutte le arti, dalla poesia alla metallurgia, dall'arte della guerra alla musica.
Molti luoghi dedicati a Lugh nell'Europa centrale e occidentale testimoniano l'importanza del dio tra i Celti (diversi luoghi venivano chiamati Lugudunon, “il forte di Lugus”, cioè Lugh) come fra gli irlandesi.
Lugh era la divinità più diffusa nelle Gallie, testimoni ne sono le 27 città in Europa che da lui prendono il nome, le oltre 500 iscrizioni votive e più di 350 monumenti a lui dedicati; cifre che non hanno riscontro in nessuna altra divinità. Fra gli esempi troviamo: Lione e Loden in Francia, Liegnitz in Polonia, Leiden in Olanda, Lugos in Spagna e Lucca in Italia

I miti
Dovevano esistere diverse variazioni locali della storia di Lugh, che purtroppo sono state dimenticate (nonostante ciò alcuni frammenti di tali storie sembrano essere sopravvissuti attraverso altri personaggi, come nel caso della storia di “Jack il Calderaio” della Cornovaglia). La nascita di Lugh avviene in un periodo di tensioni e pericoli. Il dio è figlio di Cian, figlio di Dian Cécht, e di Eithne, figlia dell'invincibile campione Balor, colui il cui occhio inceneriva tutto ciò su cui si posava. Lugh rappresenta la possibile riconciliazione tra Danai e Fomori (tra saggezza e forze del caos). Poiché la sua esistenza è un pericolo per Balor (secondo una profezia sarebbe stato ucciso dal nipote), appena nato viene nascosto e, come Mabon, svanisce dalla terra ed è ospitato da Manannàn Mac Lir, custode delle profondità marine, dove apprende l'arte della poesia.

Secondo la tradizione irlandese, egli è figlio di Arianrhod, la Dea Bianca, e di Gwyddyon, suo fratello.
La madre irata per questa nascita non gradita getta tre geasa (divieti) sul bambino il quale non poteva:
- avere un nome finchè non gli lo avesse dato lei stessa;
- impugnare le armi finchè non fosse stata lei a dargliele;
- avere una donna umana;
tre divieti atti a escludere la sua stessa esistenza.
Il padre Gwyddyon si prende a cuore le sorti del figlio/nipote, quindi decide di aiutarlo; per fargli avere il nome si trasforma in un ciabattino e obbliga con l’inganno Arianrhod ad andare in spiaggia a provare delle scarpe, ma lì vi era anche il giovane Lugh ancora senza nome, il quale vedendo uno scricciolo appoggiarsi sull’albero della nave, scagliò una freccia che andò ad inserirsi tra osso e tendine.
La madre stupita da tanta bravura esclamò:
“Il Leone ( Lleu ) ha la mano ferma (Llaw Gyffes )”, che rimarrà il suo nome.
Per ovviare al secondo geis, di fondamentale importanza per un celta, Gwyddyon utilizzando le sue arti magiche fece credere ad Arianrhod che il suo castello fosse sotto assedio, presa dal panico chiamò a sè i presenti dandogli le armi per la difesa; si presentò a lei anche il giovane L.L.G., così camuffato da non essere riconosciuto e ricevere anch’esso le armi.
Per infrangere il terzo divieto non serviva un consenso della madre, quindi Gwyddyon con l’aiuto di un altro zio del ragazzo, Math, crearono mediante la magia una donna, la più bella che si fosse mai vista, nata da una serie di fiori, il suo nome è Blodeuwedd.

Come figlio di Cian e di Eithne, una volta cresciuto, Lugh reclama il suo posto a Tara, tra i Tuatha Dé Danann. Come membro dei Danai, partecipa alle lotte contro i Fomori e alla fine distrugge l'occhio del nonno Balor. I Fomori non sono più invincibili e il raccolto è al sicuro.
La vicenda è la seguente: Balor re dei Fomori, radunò un grande esercito per invadere l’Irlanda, i tuata de Danann, consci del pericolo imminente erano radunati a Tara per festeggiare il ritorno al trono del re Nuada (che per diverse vicende aveva dovuto cedere ad altri il suo posto), ordinando al portinaio di non far entrare nessuno che non fosse eccellente in almeno un’arte.
Si presenta alla porta Lugh chiedendo di entrare; alla domanda del portinaio sul quale sia l’arte che domina egli rispose falegname; ma la risposta fu negativa in quanto vi era già un altro falegname.
Lugh non si arrese e provò con fabbro, ma l’esito fu uguale; il giochino andò avanti e Lugh enunciò di essere un uomo forte, un arpista, un poeta, un eroe, un mago, un dottore, uno studioso di storia, un coppiere e un maniscalco; alla fine manda a chiedere al povero portinaio se vi fosse in sala qualcuno che possedesse tutte queste qualità.
Lugh venne fatto entrare e fu messo alla prova per stabilire se fosse vero che possedeva tutte queste qualità; per dimostrarlo avrebbe dovuto superare tre prove, una per ogni manifestazione dell’Awen, ovvero Skiant ( conoscenza e saggezza), Nertz (forza e potere), Karantez (amore e produttività), manifestazioni che si esprimono nella società, sia umana che divina, come Druidi, guerrieri e artigiani.
Come prima prova avrebbe dovuto giocare a fidchell, una sorta di gioco degli scacchi il cui nome significa “ la saggezza del legno”, prova in cui sconfisse lo stesso Nuada, superando così la prova relativa a Skiant/saggezza;
per la seconda prova riguardante Nertz/forza se la dovette vedere direttamente con Ogma, il campione dei Danann, il quale scagliò una grossa pietra al di fuori della fortezza, ma Lugh la riprese rimettendola apposto;
per la terza prova si cimentò nell’arte dell’arpista, cimentandosi in tutte e tre le arie della tradizione Bardica; sonno, tristezza e gioia, riuscendo il primo giorno a far addormentare tutti i presenti, il secondo a farli piangere ed il terzo a farli ridere gaiamente; superando così le tre prove venne dimostrato che egli era contemporaneamente un Re, un guerriero ed un druido.
Nuada stesso gli lasciò il trono in modo da guidare la battaglia contro i Fomori, vietandogli però di parteciparvi in quanto era troppo importante e non si poteva permettere che potesse perire.
Fu così che venne circondato da nove guardiani, ma ovviamente fu tutto inutile, utilizzando la magia si tramutò nel proprio auriga eludendo così la sorveglianza e gettandosi nella mischia, dove iniziò a girare intorno al nemico saltellando su un piede solo, con un occhio chiuso ed uno aperto intonando incantesimi.
Il combattimento terminò con la vittoria dei Danann quando Lugh compì l’ultima impresa; colpì con la fionda Balor uccidendolo, esattamente ciò che la profezia aveva predetto al capo dei Fomori e per la quale tentò di uccidere il Luminoso alla nascita.

Come Odino nella mitologia norrena, Lugh possedeva dei corvi profetici secondo le fonti più antiche. E di Odino condivide molte delle carattersitiche
I Romani lo associarono a Mercurio (ciò si ritrova nel De bello gallico di Cesare) e ad Apollo-Febo.


L'archetipo maschile
Lugh, dio del sole, della luce e del cielo trasmette del maschile la dimensione strutturalmente verticale Lugh, Law è l'uccello rapace, corvo o aquila, che si alza in volo verso il cielo.
Lugh è anche l'eroe salvatore, colui che porta il lieto fine.

Della dimensione verticale del maschile, Lugh incarna il collegamento fra forze del caos - dell'ombra - e forze dell'ordine - della luce. Egli è infatti per metà appartenente ai Fomori, i quali rappresentano le forze del caos, il disordine o come forze oscure, spesso rappresentati come demoni; ma per l’altra metà è un de Danann, popolo giunto dal nord esperto nella magia, popolo di druidi saggi ed esperti nell’arte.
Il suo movimento, la spinta del maschile, è verso l'alto, verso il sole, verso l'altezza, l'ideale. La forza del fuoco alchemico, quando l'ombra, la nigredo, si fa sfavillante rubedo.

La ricerca della luce, così caratteristica dell'eroe nel suo salire verso l'alto, lo obbliga però al confronto con il rischio del volo: il trascurare troppo - o troppo presto - l'ombra, l'oscuro che viene dalla terra.
Quando Lugh riesce a superare la maledizione della madre che lo condanna a non avere sposa - che peraltro è la tipica maledizione materna: impedire al figlio di avere relazione con un 'vera' donna - e ottiene Blodeuwedd grazie all'aiuto dello zio. ella è però l'amante del signore delle tenebre. E a quest'ultimo ella rivela il momento in cui Lugh è vulnerabile, quand'egli è per così dire impigliato troppo vicino alla terra, i capelli catturati da un ramo di quercia. Tale momento corrisponde al momento di incontro con l'ombra del principio solare, cioé al solstizio d'inverno, quando il sole, più vicino alla terra, perde la sua forza.
Lugh-Llew viene quindi ferito, all'inguine, dal dio delle tenebre. La ferita archetipica del maschile, che richiama la castrazione. La ferita al luogo da dove l'energia del maschile proviene.
Llew però non cade a terra, dal momento che la quercia lo tiene sollevato per i capelli; lancia un altissimo grido e lo zio accorre, trasformandolo nell'aquila che sale nel cielo, dove la sua guarigione avviene lungo un sentiero che diverrà per questo la via lattea.

Al maschile, nel luogo del pericolo, nel momento della ferita, è necessaria una forza maschile. E due sono i maschili che salvano Llew: la quercia, la vecchia quercia, l'albero che incarna forza, potere, regalità e potenza nel collegamento fra la terra e il cielo, che gli impedisce di cadere del tutto, che gli garantisce la sopravvivenza, e la guida magico-guaritiva dello zio, il maschile che lo rende capace di alzarsi in volo per poi guarire.
Quel volo che è distacco, condizione talvolta necessaria al maschile per guarire, possibilità di una vista più ampia, dello sguardo che riconosce dall'alto le trame, ed èinsieme spinta vitale, espressione del fuoco creativo e innalzante che appartiene alla sua essenza di luce.
Ed è il suo grido altissimo a permettergli di accedere a ciò. Quando il maschile si permette il grido, allora accede alla sua forza.

Il superamento dei divieti materni porta Lugh ad incarnare i tre aspetti costitutivi dell'identità maschile: il nome, le armi e la donna. In tutti e tre gli ambiti è il maschile la risorsa per lui, l'aiuto di cui ha bisogno per conquistare se stesso. Ma è la donna, la relazione col femminile, il luogo dove si scontra con il pericolo più alto, con la ferita più profonda.




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fonti
diversi lunghi brani dell'articolo sono tratti da:
http://www.celticworld.it/sh_wiki.php?act=sh_art&iart=326

Altre fonti
Claudio Risé, Essere uomini, Red ed.
Wikipedia

Immagini:
Lugh di Mickie Mueller



Redatto da Anna Pirera e Inserito in www.ilcerchiodellaluna.it nel luglio 2009






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