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Incontrare le Dee attraverso storia, mito, immagini e racconti

gorgone   LE DEE FURIOSE
Aspetti dell'Ombra nella storia e nel mito; le ferite nell'immagine divina femminile
Testo di Anna Pirera

(Settima parte, Torna alla sesta parte, o vai all'Introduzione)

DEMONI E DEE FURIOSE NEL MONDO GRECO:  ARPIE, CHERE, ERINNI E GORGONI
arpia






 



L'orrendo Destino: Arpie e Chere

chere

Arpie e Chere sono anch’esse eredi della Dea della Morte neolitica, spesso raffigurata come Dea-uccello. 

Le Arpie erano rapitrici di anime, la cui immagine veniva talvolta posta sulle tombe, raffigurate nel trasportare l’anima del morto tra gli artigli. Originariamente erano una coppia(1), ma se ne inserisce poi anche una terza (Celeno, la oscura): Aello o Nicotoe, la burrasca, e Ocipete, vola svelta.
Avevano corpo di uccello con la testa di donna, artigli aguzzi e ali piumate.

Le Chere somigliano per molti versi alle Arpie. Esse compaiono spesso nell’Iliade, come rappresentanti del destino, che al momento della morte porta via dal mondo dei vivi l’eroe. Anche le Chere erano demoni alati, con unghie lunghe ed aguzze e grandi denti bianchi con i quali azzannavano i cadaveri e bevevano il sangue dei feriti; portavano  un mantello chiazzato di sangue umano.

Arpie e Chere abitavano quella sfera intermedia fra gli dei e gli uomini propria appunto dei demoni. Il loro potere non è sotto il controllo degli Dei, ma non ricevono alcun genere di culto; il rapporto con loro è soprattutto di timore.

La Vendetta: le Erinni

erinni

Aletto (l’«incessante»), Megèra (l’«invidiosa»), Tisifone (la «vendicatrice dell’omicidio»)(2), le Erinni – il cui corrispondente latino sono le Furie – hanno sguardo terribile con occhi stillanti sangue; serpenti nelle mani e nei capelli; portano torce e sferze, talvolta sono raffigurate alate.
Le Erinni sono le  figure ‘furiose’ che manifestano il tema della vendetta e la loro vicenda appare legata in modo esemplare alle trasformazioni di cui ho parlato nella parte seconda.
Esse infatti erano, come ampiamente mostrato da Bachofen nella sua analisi dell’Orestea(3), incarnazioni dell’antica civiltà della Dea, personificazione del rimorso in chi aveva violato i tabù, originariamente intesi come insulti, disobbedienze e violenze nei confronti della madre. Custo­di del diritto femminile, erano le Erinni a punire i colpevoli di violenza contro la propria madre. Chi versasse sangue materno offendeva la terra stessa, e dunque la Dea come Grande Madre.
Nel corso dell’Orestea, e nelle Eumenidi in particolare, le Erinni vengono battute quando giunge il momento decisivo del processo di Oreste, reo dell’ucci­sione della madre. Il tribunale lo assolve, con il voto decisivo di Atena, Dea che si allea con i nuovi Dei.
L’Erinni, in primo luogo furiosa per una giusta ragione, protettrice dell’antica legge che dirige la sua furia con precisione sul responsabile della violazione, a quel punto perde l’oggetto specifico della sua furia, e manifesta tutta la sua rabbia, ora più vasta, minacciando:

Ohi, nuovi dei,
voi calpestate  le antiche norme
e mi strappate di mano la preda
Ma io, umiliata, malconcia, con grave rancore,
ahimé su questo paese
a vendetta del mio cruccio spremerò
veleno, veleno dal cuore,
gocce che isteriliranno tutta la contrada…

Ahimé, subire quest’affronto!
Abitare questa terra, io dea d’antico senno!
Ahimé, macchia vergognosa!
Furore solo io respiro,
solo livore sempre(4)
.

Si delinea qui una caratteristica a mio parere essenziale della figura della Dea furiosa, che L’Erinni pare esprimere in pieno: la sua furia travalica e rischia di superare il limite, per via dell’affronto subito, rischia di riversarsi ora su chiunque, senza distinzione fra ‘colpevoli’ e ‘non colpevoli’ ‘nemici’ e ‘amici’. L’Erinni, rappresentante della legge, si affaccia al confine dove l’ira perde il suo oggetto, il suo diritto e il suo discrimine.
Come è noto, il il rischio di tale trasformazione viene evitato grazie ad un nuovo intervento di Atena, che assicura alle Erinni un culto e le offerte dei fedeli: esse resteranno forze ctonie (come vuole la radice di era, terra), ma benigne e si tramuteranno quindi nelle benevole Eumenidi.

‘Erinni’ si declina anche nel mondo mitologico greco come aggettivo. Abbiamo ad esempio una Demetra Erinni, Demetra nel suo momento di ira, in cui per vendetta e dolore rifiuta di far germogliare i semi, crescere le messi e dare i frutti della terra. E abbiamo una Clitemnestra che si manifesta come serpente, demone e mostro nel momento in cui aizza le Erinni.
Donna o Dea, il femminile che esige giustizia è ‘Erinni’.

 

LE GORGONI
gorgone

Le Gorgoni greche appartengono al mondo antico della Dea uccello, già raffigurata nel paleolitico e nel primo neolitico con funzioni di donatrice di vita(5). Dell’antica Dea hanno molte delle caratteristiche legate al mondo animale: l’associazione con la figura dell’avvoltoio o dell’ape, di cui le Gorgoni mostra­no le ali, o la parentela con  i serpenti di cui sono fatti i loro capelli, o ancora la vicinanza alla figura del cinghiale, dalle cui zanne è caratterizzato la loro bocca spalancata.

Proprio la bocca aperta, con la lingua che sporge fra le zanne, è una caratteristica importante delle Gorgoni che appare in buona parte delle Dee furiose, fra cui l’indiana Kali.
I denti a zanna, simbolo di ad-gressività, di capacità di azione, incorporazione, difesa, erano un tempo appartenenti alla Grande Dea nella sua raffigurazione come cinghialessa, che attraversa molta parte del mondo antico(6).

Le Gorgoni - Steno, Euriale e Medusa - sono alate, anguicrinite, cinte da ser­penti, hanno denti da cinghiale, talvolta la barba,  lingua sporgente. Strangola­no gli animali, hanno gambe divaricate e posizioni simili alle Dee che mostra­no la vulva, anche se la vulva non si mostra.
Tutti i simboli positivi di vita e rigenerazione (gli occhi rotondi, le ali, I serpenti, la bocca spalancata, le zanne della cinghialessa) dell’antica Dea sono nelle figure delle Gorgoni ribaltati e letti come simboli di morte e distruzione.
 
La bocca spalancata – vulva aperta che dona la vita diviene la bocca dentata delle Gorgoni e la vagina dentata delle mitologie nordamericane.
Lo sguardo pietrificante di Medusa, la più nota delle Gorgoni greche, appartiene al mondo della Dea oscura e distruttrice, simile alle Dee rigide della morte, ella trasmette con la sua rigidità la morte a chi osi alzare lo sguardo su di lei.

Con ogni probabilità le figure delle Gorgoni come divinità autonome derivano dalle maschere di tipo ‘Gorgone’, diffuse già nel primo neolitico, come ha mostrato la Gimbutas portandone un esempio dalla cultura Sekslo, risalente al 6.000 a.C. (7). Tali maschere avevano un ruolo nei riti funerari e si suppone anche nei riti legati ai misteri del sangue femminile, in cui le sacerdotesse della Dea indossavano le maschere della Gorgone con funzione di allontanamento dei non iniziati ai misteri. La maggior parte delle raffigurazioni delle Gorgoni del periodo Greco sarà ancora di natura apotropaica.

Altra possibile origine per le Gorgoni è la Dea Serpente Libica, dea delle Amazzoni, di cui Atena sarebbe quindi l’evoluzione greca(8), ottenuta dal ‘divorzio’ delle caratteristiche guerriere della Dea da quelle ‘furiose’.

Nelle Gorgoni, forse proprio perché più ‘recenti’ di altre raffigurazioni, alcuni hanno sottolineato il prevalere una mescolanza di attributi maschili e femminili, come a vedere nella loro forza aggressiva  la componente maschile. 
Che un attributo sia maschile o meno è però in questo caso, come in altri riguardanti le dee furiose, in discussione. Mentre Neumann ad esempio ha sempre interpretato la lingua sporgente dalle bocche delle Dee oscure come simbolo fallico, altri, ad es. la Voss(9), ne hanno sottolineato la parentela con il flusso di sangue mestruale, che fuoriesce dalla bocca-vulva, origine nell’antica Dea di ogni potere di vita e di morte.

Di Medusa, l’unica mortale fra le Gorgoni, si dice che fosse prima una donna bellissima, figlia del mare, e che fu tramutata in demone orrendo dall’ira di Atena (anche Atena in molti miti potrebbe essere vista come una Dea furiosa, come già annunciava il suo urlo alla nascita), offesa perché ella aveva osato accoppiarsi con Poseidone in uno dei suoi templi. In seguito Atena farà del volto di Medusa la sua egida o – a seconda delle fonti - la copertura del suo scudo.

Perseo, colui che taglia la testa a Medusa, ha nome ‘Pterseus’, cioè ‘il distrut­tore’ e rappresenta  la natura distruttiva degli invasori elleni dell’inizio del se­condo millennio a.C.(10) E’ ancora Atena, la Dea patriarcale, ad aiutare Perseo nella sua impresa, a consigliargli il trucco dello specchio, a suggerirgli di non guardare direttamente in volto la Gorgone e la sua rabbia pietrificante.

Le Gorgoni – plurali come le Lilith – ci appaiono rappresentanti di una rabbia senza nome, probabilmente originariamente attiva, calda, come mostrano la posizione e i denti in vista, quindi passiva, la bocca aperta in un urlo muto, come nel caso di Medusa; un’ira fredda e indifferente al suo oggetto – quello che si presenta nel campo visivo. Anche qui, il contatto è perso, distruggere o meno non cambia. Esiliate e ‘minori’  rispetto ad altre figure, una di esse addirittura destinata alla morte, hanno perso l’antica connessione con la Dea e finiscono con l’appartenere all’affollato mondo dei mostri femminili – perché per i greci il mostro è principalente femminile - e si trovano ad essere perlopiù citate nei racconti rivolti ai bambini dalle nutrici e dalle balie per fare loro paura(11).

Una curiosità: il  rimedio omeopatico ‘medusa’ sembra essere particolarmente efficace contro le allergie, specie di tipo orticaria e psoriasi. All’intolleranza rabbiosa dell’allergia si pone omeopaticamente rimedio con la rappresentante marina della Gorgone(12).


... continua con l'OttavaParte


Per Medusa, vedi anche la pagina del sito a lei interamente dedicata.



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Testo originale di Anna Pirera 2008-2009
nserito nel sito www.ilcerchiodellaluna.it nelll'Ottobre2009



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Note:

1 - Anche qui troviamo il passaggio dal due al tre. L’antica Dea neolitica, spesso raffigurata come Dea Doppia, come ad es. a Malta, come Madre e Figlia, diventa più tardi una triade.

2 - Il loro numero è in realtà variabile: anche esse sono una moltitudine, come le Lilith. A partire da Euripide il numero si fissa alle tre citate.

3 - Bachofen, op.cit., p.134-169 sulla trilogia tragica di Eschilo

4 - Eschilo, Eumenidi, v 837 e seg

5 - M. Gimbuta, il linguaggio della dea, pag.3 e seg.

5 - Su questo tema, vedi il libro di J.Voss, Luna Nera, interamente dedicato alla figura dell cinghialessa sacra.

7 - M. Gimbutas, Le Dee viventi, p. 58

8 - Walker , Barbara G. 1983. The Woman's Encyclopedia of Myths and Secrets. p. 629

9 - Jutta Voss, op. cit.

10 - R. Graves, op. cit., p. 9

11 - vedi Ezio Pellizer, Lamia e Baubò. Figure di spauracchi femminili nella Grecia antica.

12 - Jean Thierry Cambonie, Médusa, articolo presentato al Congresso Trobada d'Oc.

 




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