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AresAres

 

 

 

 

 

 

 




ARES e MARTE: ORIGINI E MITI

Ares - Marte era il dio della guerra dei greci e dei romani, anche se diverse erano alcune caratteristiche e soprattutto la considerazione che i due popoli avevano di lui.

Ares, il cui nome di origine indoeuropea era già noto in epoca micenea, era probabilmente il dio greco in cui erano confluiti i tratti di diverse divinità maschili pre-esistenti, dal carattere celeste - guerriero. Per Erodoto, Ares, come Artemide e Dioniso, sarebbe stato di origine tracia.

Presso i greci, fu la versione negativa che di lui diede Omero nell'Iliade a prevalere, dove è descritto come una divinità irrazionale e sanguinaria (1), ragione per cui non godeva di una grande considerazione presso questo popolo. Anche perchè Ares, nella guerra di Troia, si schierò con i troiani perdendo sia la guerra che la stima dei greci.
Tuttavia l'inno a lui dedicato lo esalta come re del coraggio, soccorso degli uomini, guida dei giusti mortali, dispensatore della giovinezza gagliarda.

Grandissima al contrario è la considerazione che di lui avevano i Romani, presso i quali era chiamato Marte e considerato secondo solo a Giove, nonché protettore della città e padre di Romolo e Remo.

Non ci sono notizie precise circa la sua nascita, ma pare che secondo l'antica Grecia Ares fosse l'unico figlio di Zeus ed Era, mentre nella versione romana fu la sola madre a concepire Marte per partogenesi.

Invidiosa che Giove avesse concepito da solo Atena (nata dalla sua testa), Giunone chiese aiuto a Flora che le indicò un fiore che permetteva di concepire al solo contatto. Così nacque Marte, che la madre fece allevare da Priapo, il dio dal fallo esorbitante, il quale gli insegnò l'arte della guerra, non prima di avergli insegnato a danzare, anche se di questo non si parla.

Ma le origini del dio Marte sono probabilmente ancor più antiche, infatti secondo la mitologia arcaica pare che egli fosse una divinità degli indoeuropei, dalla natura pacifica e rurale, un dio del tuono, della pioggia, della natura e della fertilità.

Solo in seguito, secondo la mitologia del primo secolo a.c., Marte fu assimilato all'Ares greco con connotazioni di guerriero, quando l'antica Roma iniziò le sue campagne di conquista del mondo.

Per i romani Marte era quindi un Dio della natura, della gioventù (per lo più dedita alle arti militari) e della primavera, periodo nel quale si tenevano le principali celebrazioni a lui dedicate, che presiedeva sia sull'agricoltura che sulle guerre (che iniziavano appunto in primavera) (2).

Una leggenda narra che il re romano Numa pregasse un giono per la salvezza dello stato. Giove fece scendere dal cielo uno scudo di bronzo, che il re riconobbe come lo scudo di Marte. Gli fu detto che la durata dello scudo sarebbe stata anche la durata dell'impero. Numa fece fare 11 copie dello scudo, indistinguibili dall'originale. Gli scudi erano custoditi dai 12 salii, appartenenti a nobile famiglie romane. Ogni anno, alle idi di marzo, in processione con gli scudi, i salii percorrevano le vie di Roma, con danze guerriere ed inni.

Marito di Rea Silvia e padre dei fondatori di Roma, i romani lo consideravano padre del popolo di Roma e si chiamavano tra loro Figli di Marte.

Ebbe numerose amanti e numerosi figli, tra cui anche Romolo e Remo. Tre dei suoi figli furono Argonauti, una sua figlia fu la regina delle amazzoni (Pentesilea) mentre un'altra, Armonia, fondò la città di Tebe.
A lui devono il nome il mese di Marzo, il giorno di Martedì, i nomi Marco e Marcello, ed il pianeta Marte.


I SUOI SIMBOLI E IL CULTO

Ares   Ares  Ares

Ares Marte viene rappresentato come un uomo vigoroso e molto grande, dall'aspetto assai virile, talvolta con la barba, dotato di elmo e scudo, lancia e spada, raramente con un'armatura completa. Si dice avesse una quadriga trainata da quattro cavalli immortali dal respiro infuocato, legati al carro con finimenti d'oro, e un'armatura bronzea e luccicante. A lui erano sacri il barbagianni, il picchio, il gufo reale e, specialmente nel sud della Grecia, l'avvoltoio.
Spesso Ares viene rappresentato su pietra con il rosso, colore del sangue. Il suo culto non era molto diffuso nell'antica Grecia, tranne che a Sparta dove veniva invocato perché concedesse il suo favore prima delle battaglie. Qui c'era una statua che lo ritraeva incatenato, a simboleggiare che lo spirito della guerra e della vittoria non avrebbero mai potuto lasciare la città. Ma a parte ciò, e nonostante sia presente nelle leggende riguardanti la fondazione di Tebe , egli è uno degli dei sul conto del quale gli antichi miti meno si soffermano.
Sul piano simbolico viene rappresentato da una freccia che parte da un cerchio, dirigendo verso destra. Questo è anche il simbolo del maschile, chiamato anche energia yang, rappresenta infatti il membro maschile.




AresAresIL PIANETA ROSSO

Dall'antico e possente Dio greco-romano prende nome il pianeta Marte, quarto del sistema solare per distanza dal Sole, dopo Mercurio, Venere e la Terra, e come tale visibile a occhio nudo.

Il suo moto di rivoluzione intorno al sole è di due anni , per cui il suo tempo di transito in ogni segno è di un mese e mezzo circa.

Viene chiamato il Pianeta rosso (a causa del suo colore caratteristico dovuto all' ossido di ferro che lo ricopre), come rosso è il colore del Dio della guerra, e del sangue.

In astrologia Marte fa parte dei cosiddetti "pianeti personali", quelli che sono al servizio dell'IO solare.

La sua energia ha a che vedere con la forza, aggressiva o difensiva, l'affermazione di sé, la rabbia, l'energia vitale e sessuale, biologica, la prestanza fisica e muscolare.
In altre parole esso è il guerriero dell'Io, quell'istanza attiva che ha il compito di difendere il territorio e fare nuove conquiste, traducendo in azione pensieri e desideri.

Lo stesso simbolo ci parla di una direzione, di un impulso all'affermazione.






MARTE NELL'OROSCOPO

Ares  Ares   Ares   Ares 

Simbolo maschile per eccellenza, abbiamo visto come Marte rappresenti il principio attivo, l'energia Yang presente in ognuno di noi, indipendentemente dal sesso di appartenenza.
La lettura di questo simbolo nell'oroscopo personale ci dà informazioni circa la quantità di energia che abbiamo a disposizione, la nostra forza, il modo in cui la padroneggiamo e se sappiamo utilizzarla, quanto sappiamo affermare la nostra identità, conquistando ciò di cui abbiamo bisogno.
A seconda del segno in cui Marte si trova e degli aspetti che forma, l'utilizzo della forza può essere aggressivo o difensivo, oppure ci può essere uno scollegamento dalla propria forza e dalla propria rabbia, ma certo è che nessuno è senza Marte nel proprio tema, anche se qualcuno lo teme o addirittura lo rinnega.

I suoi domicili primari sono Ariete e Scorpione, mentre la sua esaltazione è in Capricorno.
Esattamente come il Marte mitologico, diverso è il suo comportamento nelle diverse sue sedi.

AresAresLa prima sede è Ariete/prima casa, dove ci ricorda molto l'Ares greco.
Marte qui si allea con Plutone (che vi è esaltato) e si esprime nella sua componente più istintiva, pura aggressività priva di ragionamento.
Ariete è il primo segno e coincide con la prima casa, quella che inizia a partire dalla nascita (l'ascendente).
Qui troviamo gli istinti, primo tra tutti quello alla sopravvivenza, la lotta del bambino che spinge per uscire dall'utero ed emettere il suo primo grido di vittoria.
Ariete governa ogni inizio ed anche l'inizio della primavera, così marte è anche quella forza pura e incontaminata che fa rinascere la natura, spinge gli animali ad accoppiarsi per perpetuare la specie, quella forza che fa si che la piantina buchi l'asfalto pur di raggiungere i raggi del sole.
E' il fuoco dell'Ariete, che esplode in mille scintille, un'energia tanto potente quanto pericolosa, perchè del tutto priva di controllo.
Un'energia con la quale i greci, amanti dell'arte e del logos, e il patriarcato in generale, non avevano una grande affinità, come dimostra la mitologia, dove questo dio appare come uno di cui era bene diffidare a prescindere, un goffo attaccabrighe sempre pronto a schierarsi dalla parte sbagliata.
Persino la sua residenza, in Tracia, fu collocata ai limiti estremi della Grecia, un luogo abitato solo da genti barbare e bellicose. La stessa parola Ares in epoca classica veniva utilizzata come aggettivo il cui significato era "infuriato e bellicoso".
Peraltro pur essendo protagonista nelle vicende belliche, raramente Ares risultava vincitore, a riprova del cattivo rapporto che avevano i greci con il lato più istintivo della vita.

Nel segno dal velenoso aculeo sempre pronto a colpire - Scorpione, sua sede notturna - Marte trova pane per i suoi denti.
Anche qui è alleato di Plutone, governatore del segno, però si comporta in modo del tutto differente. Immerso nell'elemento acqua è costretto a rallentare. L'acqua però non lo spegne, ma come un vulcano nel fondo del mare, lo raffredda e lo fa ribollire. Così Marte in Scorpione cova la sua rabbia e il risentimento, lavorando sotto lo strato della coscienza, perché se scorpione fatica a perdonare, tantomeno riesce a dimenticare le ferite che ha subito.
Qui si allea anche con Mercurio (esaltato in questo segno) e così si fa acuto, feroce talvolta, quando consuma la sua vendetta. Oppure si fa prendere dall'istinto autodistruttivo e rivolge l'aculeo contro sé stesso, avvelenando il suo stesso sangue. Perchè la rabbia è un'energia che non si spegne da sola; o la si trasforma e la si lascia andare, oppure avvelena tutto ciò che tocca.

Tuttavia qui in scorpione, nel trattenerla (la rabbia) si comincia ad imparare a gestirla, un passaggio fondamentale per arrivare nella sede della sua esaltazione, Capricorno.
Qui il suo fuoco incontra la solida terra e alleandosi con Saturno, ci guadagna in saggezza e non solo.
La terra del Capricorno gli dà una direzione e così Marte diventa un guerriero e uno stratega, capace di attendere, perseverante, padrone della sua forza, che impara ad utilizzare razionalmente (Saturno), anziché disperderla in infruttuose esplosioni d'ira come fa in Ariete.
Qui guadagna centratura, disciplina e impegno, qualità del capricorno, che gli permettono di individuare gli obiettivi e raggiungerli.
Come il Marte romano, diventa qui un guerriero potente al servizio della sua città, leale e affidabile, che nella versione femminile ci ricorda Atena, la Dea greca stratega e invincibile in battaglia.


AresAresMarte leso


Quando Marte in un tema è debole o leso (perché si trova in un segno non affine o perché è bloccato da aspetti di lesione), non rinuncerà a lottare, perché un guerriero è sempre un guerriero, però lo farà in modo diverso, passivamente o indirettamente, per esempio anzichè lottare apertamente per ottenere qualcosa, potrebbe utilizzare il ricatto emotivo, a seconda della posizione per segno e gli aspetti con gli altri pianeti.
Lo
scollegamento da questa energia però darà una serie di difficoltà, che possono andare dalla carenza di energia vitale, alla difficoltà ad affermarsi.

Tutto questo può dar luogo a frustrazione e/o vittimismo, ci può essere impotenza psichica o fisica, o per contro sadismo e crudeltà, a seconda dei casi.

Quando non trova altre vie di uscita Marte si butta sul corpo e moltissime sono le malattie psicosomatiche che derivano da una cattiva gestione delle propria rabbia o della propria aggressività, che va a scariscarsi sugli organi interni oppure sulla pelle, generando una gamma di disturbi, dalle infiammazioni e gli eritemi, fino alle più gravi malattie.

Nella donna poi è particolarmente importante capire come Marte lavora sul piano psicologico, perché per motivi culturali c'è una difficoltà ad assumere questo archetipo, per cui a seconda degli aspetti che forma ci può essere un'ipercompensazione del femminile, o una femminilità mascolinizzata, oppure una mascolinità negata, e di conseguenza proiettata al di fuori.


MARTE E VENERE

Ares AresAtena lo definiva "stupido e pazzo", il padre Zeus lo detestava e umiliava con espressioni come "non c'è niente che ti piaccia più della lite e del combattimento, e questa è la ragione per cui ti detesto più di ogni altro dio dell'olimpo" , i greci lo snobbavano…… tuttavia proprio malaccio non doveva essere, se nientemeno che Afrodite se lo scelse come amante fisso (a differenza degli altri amanti, occasionali).
Venere e Marte, Afrodite ed Ares, l'amore e la guerra, i due simboli per eccellenza del maschile e del femminile che si incontrano e scontrano, ma si completano, come dimostrano le sedi dei pianeti nello zodiaco, opposti tra loro sull'asse Ariete-Bilancia e Scorpione-Toro.

Quattro furono i figli della coppia di amanti più famosa: due maschi che lo accompagnavano in battaglia, Deimo (la paura) e Fobo (il panico). Una femmina, Armonia, ciò che può nascere quando le due grandi passioni, amore e guerra, si incontrano. E (secondo alcune fonti) nientemeno che Eros, il Dio dell'amore.

Al loro focoso amore sono dedicati diversi passaggi dell'Iliade, di cui il più interessante è quello che narra di quando Efesto, marito ufficiale di Afrodite, venuto a conoscenza dell'adulterio, decide di coglierli in fragrante e costruisce una trappola, una rete invisibile sul suo letto nuziale, con catene che pendono dalle travi. I due ne rimangono intrappolati e appesi, nella loro nudità.

Ares
















Efesto convoca allora tutti gli dei come testimoni di tale vergogna con l'intento di umiliare i due amanti… ma di fronte a tale scena alcuni scoppiano a ridere, altri lo invidiano apertamente (Hermes esclamò: beato lui!), e nessuno si arrabbia, salvo Era, protettrice del matrimonio, mentre Dioniso ne chiede la liberazione, garantendo per lui.
Perché Marte non fa nulla di sbagliato: egli è l'energia erotica vitale, che trova il suo completamento nell'amore (Venere).
Marte non è solo puro e cieco istinto, egli è anche il danzatore perfetto come vedremo, il virile amante di femmine divine.
Non a caso si dice che i maschi vengono da Marte e le femmine da Venere.
Insieme, Venere e Marte, insieme, sono gli Dei della primavera la cui reciproca irresistibile attrazione rappresenta quella forza priva di calcolo che fa sbocciare le gemme, che fa attrarre l'ape verso il fiore, che riempie l'aria di amore, di passione e di bellezza.


L'ARCHETIPO ARES: IL DANZATORE E L'AMANTE

Ares

Nell'oroscopo maschile e femminile abbiamo visto come Marte rappresenti l'energia maschile che abbiamo a disposizione.
Ma in particolare nel tema femminile, il simbolo di Marte (insieme al sole) ha a che fare con l'animus, la nostra immagine inconscia di virilità e mascolinità.
In parole povere Ares ci dice qual'è il maschio che ci piace sessualmente (un'immagine interna che non necessariamente collima con il sole, e allora sono cavolii...!)

Come archetipo in sé stesso, slegato dai segni zodiacali, Ares-Marte rappresenta il maschio potente fisicamente e sessualmente, muscoloso e coraggioso, in contatto con i suoi istinti, sano come un pesce e un po' selvaggio.
Insomma l'amante ideale, tutto prestanza fisica e poche menate mentali.
Non è un uomo da sposare, troppo imprevedibile e attaccabrighe, Ares è il sogno erotico di tutte le donne che desiderino essere rapite da un uomo focoso e intenso, dal bel corpo tonico, capace di suscitare emozioni, per un'avventura appassionata in un luogo possibilmente selvaggio.
Un Ares moderno potrebbe essere uno sportivo, un motociclista, o anche un esperto danzatore, infatti nelle culture tribali i guerrieri erano anche danzatori e prima di entrare in battaglia danzavano fino alla trance, con pochi vestiti indosso e i muscoli in bella vista.
In tutti i casi Ares è il simbolo di un uomo che vive sul piano fisico più che mentale, dove emozioni e corpo agiscono all'unisono.
Per questo è un dio rinnegato sia dalla cultura greca che dalla civiltà odierna, iper-razionale e controllante, dove gli istinti fanno paura e si privilegia la mente.

L'uomo di successo preferisce coltivare Apollo, molto più socialmente adeguato, che Ares.
E così gli istinti vengono rimossi e soffocati, e con essi anche le emozioni e i sentimenti.
Per compensazione qualcuno si butta in un'ipervirilizzazione a base di culturismo, muscoloni, e prestazioni fisiche e sessuali da extra-terrestre. Ma questo non è Ares, è solo un tentativo goffo e un po' ridicolo di sentirsi virili, che ha le sue radici nel narcisismo.

L'archetipo Ares è davvero presente ogni volta che l'uomo sente le emozioni di quando era ragazzo, quando era in contatto con la sua natura spontanea e la esprimeva con tutto il suo corpo, che reagiva immediatamente agli stimoli.

Ares è colui che danza al suono dei tamburi, che ama con trasporto, preferisce la moto al suv, sta all'aria aperta e non si vergogna a correre a piedi nudi nei prati o a urlare a squarciagola, esprime le sue emozioni, anche la rabbia e la paura e si lascia sporcare dalla terra e dal sudore, pur di non farsi intrappolare dentro una giacca e una cravatta.
Ares è la spontaneità, l'assenza di premeditazione, il seguire il proprio istinto, andare dove porta il cuore, tutto il contrario della razionalità.

Ares in pratica è un simbolo maschile che incarna un'energia assolutamente femminile: l'istinto libero da costrizioni.
Infatti Ares, in uno dei miti che lo raccontano, è figlio della sola sua madre.


Conclusioni:

Forse a forza di rinnegarne la vera natura si è arrabbiato così tanto … sarà per questo che questa primavera 2011, che vede l'Ariete come segno protagonista di tanti ingressi planetari (prima giove, poi urano e in aprile arrivano anche marte stesso, oltre al sole e mercurio in anello di sosta), è così incendiata dalle guerre e dai cataclismi ambientali?
Forse è stato il desiderio di onorarlo che mi ha spinta a scrivere questa breve ricerca, nella speranza di rievocarne, giacchè non esiste davvero separazione, il lato più protettivo e saggio, di dio della natura e dell'agricoltura, l'amante di venere, il signore della primavera che sboccia.
Non sono riuscita a trovare l'inno omerico a lui dedicato, e invito chiunque ce l'avesse a voler gentilmente inviarmelo, ma vi è un altro inno, scritto da un docente di filosofia, che merita il più assoluto rispetto:


Ad Ares

Ares

 

 

 

 

 

  Di Ares possente
Non ci venga a mancare
L'impeto cieco
Quando Assaliti nell'animo
Da cupe paure
Ci sentiamo accerchiati
E ormai senza scampo
Ma da lui posseduti
Possiamo levare
Altissimo il grido
Che l'aria a distanza
Faccia tremare
Mentre la foga inarrestabile
Che tu solo concedi
Ci scaglia violenta
Contro scudi compatti
Di schiere nemiche

Più di ogni altro
Degli augusti Sovrani
Invochiamo il tuo nome
Nell'ora di morte
Quando l'ala spiegata
Del tremendo sparviero
Già si prepara
A ghermire ogni vita

Perché tu soltanto
Unito alle frecce
Dell'Arciere divino
Che dei giusti voleri
È tutore in eterno
E della Vergine armata
Che conosce la arti
Del tessere trame
Che portino al bene

Tu solo
Puoi dare speranza
A difesa della città
Degli affetti più cari
Delle case e dei templi



 

Dei riti propizi
Delle amabili opere
Che la Pace accudisce
Del fuoco
Che sacro ne abita il cuore

A te
Che passato il fragore
Delle armi crudeli
Nessuno Rivolge lo sguardo
Quasi dimentichi
Del dono impagabile
Della virtù e dell'ardire

A te
Non manchino le grazie
Di Afrodite divina
Che accogliendoti
Esausto
Dal più crudo dei mestieri
Che attendono l'uomo
E sporco ancora
Di polvere e sangue
Accarezzi
Le cosce potenti
Baluardo a ogni bene

E ci ricordino
Gli amanti divini
Che all'intreccio dei corpi
Non manchi la forza
Unita a dolcezza
Perché amore e contesa
Indissolubili
Reggono eterne
Le sorti del mondo

Lontani
Dalla tua venuta
Tremenda
Che molto temiamo
E i giovani

 

E gli uomini
Che godono ancora
Del fiore degli anni
Non dimentichino
Nei giorni della pace
Il tributo che è caro al tuo cuore
Quello sotto il sole cocente
A incrociare le braccia lucenti
Nella polvere amica
Perché il sudore copioso
Ti sia tributo gradito
Ad tenere lontano
Quello del sangue

E le fanciulle
E le donne
Dal turgido seno
Abbandonino anch'esse
Le arti della casa
E le anguste dimore
E gettandosi insieme
Nella corsa sfrenata
Non dimentichino
Che ad esse del pari
Viene chiesto
Un tributo dal dio

Del gusto acre
Della tua natura
Non può mancare la mensa
Dei deboli mortali
Ma la vigile attesa
E l'onore
Che non ti neghiamo
Ci conceda
Più a lungo
Di vivere in pace

              (di "Omericchio")

Testo e ricerca di Manuela Caregnato
Inserito nel sito www.ilcerchiodellaluna.it nel Marzo 2011

Inno di "Omericchio", pubblicato su permesso dell'autore.
E' vietata la riproduzione senza consenso.




AresPer entrare in sintonia con le energie di Marte, e del progetto del Sole in Ariete, ti consiglio di acquistare la meditazione del segno zodiacale, tappa del percorso del Sentiero della Luna, che segno dopo segno ci porta ad esplorare la totalità dello zodiaco e della nostra natura di esseri umani.


Per un approfondimento sul "ruolo di Marte" all'interno del tuo tema di nascita personale,
puoi prendere un appuntamento con me per una consulenza astrologica personalizzata, scrivendomi al seguente indirizzo manuela.caregnato@tiscali.it



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Note:

(1) " Ares, Ares funesto ai mortali, sanguinario, eversore di mura, non potremmo lasciare i Troiani e gli Achei azzuffarsi, a chiunque offra gloria il padre Zeus? e noi due ritirarci e schivare il corruccio di Zeus? " (Atena, Iliade, Omero Libro V, 31-34)

(2) come dio protettore dalle calamità agricole abbiamo la preghiera rimastaci nel De agri cultura di Catone, che lo invoca per proteggere i campi da ogni tipo di sciagura e malattia. Questo non fa però di Marte un dio solamente agricolo, ma anche agricolo, era infatti anche patrono dei fulmini e delle tempeste, bisogna inoltre ricordare che a lui era dedicata la legio sacrata, cioè la legione Sannita, detta anche linteata, poiché era bianca.

Fonti:

- astrologia e destino- liz greene
- astrologia e mito - Sicuteri
- gli dei dentro l'uomo - Bolen

Immagini tratte dalla rete



 


Ares-Marte: il guerriero e l'amante dell'Olimpo e dello zodiaco
Testo e ricerca di di Manuela Caregnato

Indistruttibile, d'animo vigoroso, di grande forza, demone prode,
ti diletti delle armi, indomabile, omicida, distruttore di mura,
Ares sovrano, dalle armi risonanti, sempre imbrattato di stragi,
ti rallegri del sangue omicida, ecciti tumulto di guerra, fai tremare
tu che ami la lotta dissonante con le spade e le lance:
ferma la contesa furiosa, sciogli la fatica che affligge l'animo,
annuisci al desiderio di Cipride e alle feste di Lieo
mutando la forza delle armi nelle opere di Deo*,
reclamando la pace che nutre i giovani, che dà felicità.

                                                                               
Inno Orfico


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