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Incontrare le Dee attraverso storia, mito, immagini e racconti

LA MORRIGAN, Tre Volte Nera
Ricerca di Morgan Mac Phoenix



An Morrigan, La Morrigan(1) appartiene al vasto e multiforme crogiolo dei pànthea celto-britanni (2).
Gli studiosi ancora si interrogano sulla natura di questa Dea, il cui nome è attestato anche nelle forme di Morrìgu (per l’antico irlandese), di Mórríghan (per il medio irlandese) e di Móirríoghan (per l’irlandese classico), per il suo accostamento frequente ad altre figure del divino femminile quali Babd Chatha, Macha e Nèmain con le quali condivide molti caratteri fondamentali.
Molti studiosi sono giunti alla conclusione che La Morrigan debba intendersi come definizione unica della triade formata da queste Dee, come sintesi divina di tre aspetti della medesima “Grande Regina” (Mor-: grande / Rigain-: regina).
La Morrigan viene anche spesso identificata con Anu, la Madre degli Dei e questo testimonia la sua grande importanza. Sempre Anu viene proposta in connesione con La Morrigan in una versione di triplicità divina differente rispetto a quella già citata, che comprendeva Anu/Ana questa volta concepita nel suo aspetto di patrona della fertilità, Babd nel suo aspetto di madre che perpetuamente fa bollire il suo magico calderone dove “cuoce” e prepara la vita e Macha nel suo aspetto di colei che presiede alla morte e al regno dei fantasmi. Questa seconda versione dell’identità divina tripartita asi rifà a quella delle tre fasi della Dea.

È forse più corretto dunque parlare di “Le Morrigan”, pur usando tutte le cautele utili a non dare classificazioni avventate della Dea e ricordando che le interpretazioni correnti sono molteplici e che gli studiosi non si sono ancora accordati in via definitiva.

I cicli irlandesi(3) ce la tramandano come una delle più importanti divinità dei Tuatha de Danann(4) , la quale soprintendeva al benessere ma soprattutto ai conflitti di questo popolo fatato contro i Fir Bholg e i Fomori(5) per il possesso della terra d’Irlanda.
I bardi raccontavano che allo scorrere del sangue sul campo di battaglia la Morrigan veniva chiamata Macha. Al termine di una battaglia la Dea assumeva le sembianze di un uccello, solitamente un corvo o una cornacchia di colore nero e trovando riparo su qualche ramo avvizzito guardava i corpi dilaniati dei soldati che venivano ammucchiati davanti a Lei.
Solo chi apparteneva alla fiera stirpe fatata dei Danann veniva sepolto con tutti gli onori, i corpi dei nemici erano amputati e venivano impiegati come offerta votiva alla Dea. Si impalavano le teste sulle lance che venivano chiamati “i Pennoni di Macha”, ammonimento a tutti i nemici, come ci raccontano i cronisti a proposito della Battaglia di Almu presso Kildare(6).
La Babd invece appariva ai soldati il giorno prima della battaglia in forma di donna gigantesca. La sua apparizione avveniva nei pressi di un corso d’acqua e la si poteva scorgere intenta a fare il bucato in un mesto silenzio, per questo era nota con il nome di “Lavandaia al Guado”.
Le vesti che strofinava non erano le sue bensì quelle dei soldati che si apprestavano a combattere che tremavano all’idea di una simile visione mentre attraversavano un fiume poiché era segno di morte imminente.
L’ultima emanazione della Triplice Morrigan è la Nèmain, la più elesiva e misteriosa delle tre.
Fu Lei a ideare l’arte del lamento funebre poiché Colei che amava la guerra doveva sì amare anche la morte. I lamenti rituali accompagnavano le anime dei soldati caduti in battaglia verso la loro eterna dimora. Si racconta che fossero i corvi della Morrigan a intonarli. Ogni qualvolta che i corvi gracchiavano sui corpi dei caduti, nella valle echeggiava la voce della Morrigan.
Terribilmente temuta eppure tenuta nel massimo rispetto, le Morrigan impiegava la sua forza sovraumana per volgere le sorti della battaglia in favore dei suoi protetti. Contro i Fir Bholg durante la Battaglia di Magh Tuiredh scagliò tempeste di fuoco, grandine, rane e torrenti di sangue che tramutarono il terreno in un rosso inferno di fango. Con Lei al fianco il “Popolo della Dea” ottenne non solo la vittoria, bensì l’Irlanda.

Il Mito: la Guerra vinta dall’Amore
Un famoso mito tramandato dal Ciclo dell’Ulster ci fa riflettere sulla particolare commistione di aspetti che ritroviamo nella Morrigan, in quanto caratterizzata da tratti guerreschi di morte ma anche da un profondo simbolismo sessuale: si tratta del mito di Cù Chulainn (7).

L’eroe incontra la Dea che innamoratasi di lui, sotto forma di bellissima fanciulla gli confessa il suo amore. Egli la respinge ed Ella per vendicarsi lo assale trasformandosi successivamente in anguilla, in lupo e in una giovenca rossa e senza corna. L’eroe riesce però a sconfiggerla e quando è ormai stremato Ella gli appare come una vecchia che munge una vacca. Quando la donna gli dà da bere Cù Chulainn la benedice ed la Dea guarisce dalle ferite infertegli dall’eroe.
In effetti sono molteplici gli episodi che riguardano la Morrigan e questo eroe. In una di queste storie Cù Chulainn viene nominato ufficialmente guerriero, ma dopo aver ricevuto l’offerta di aiuto dalla Dea Morrigan, egli rifiuta sdegnosamente. Irata con l’eroe la Dea decide di punire la sua arroganza e la sua supponenza sicchè la notte precedente una battaglia, l’eroe viene svegliato da un improvviso clangore di armi e di folle. Cù Chulainn così com’è nudo e ancora assonnato si precipita fuori dalla sua tenda, balza sul suo carro ma non sa dove dirigersi. In quel momento gli ppare un carro trainato da un cavallo rosso a tre zampe, con accanto un uomo a piedi con un forcone e sul carro una splendida donna coperta da un mantello purpureo che lasciava alla luce della luna alcune ciocche color fuoco. L’erore chiede agli sconosciuti la loro vera identità ma loro si divertono nel prenderlo in giro con difficili indovinelli. Nel momento in cui si rende conto dell’assurdità della situazione tutto scompare, rimane solo la donna che si ridendo fragorosamente si tramuta in un gigantesco uccello nero e vola lontano. L’eroe comprende che la Dea gli aveva appena dimostrato che si era comportato da sciocco.

In un altro racconto la Morrigan si accoppia ritualmente con il progenitore divino, il Daghda, stando a cavalcioni di un fiume con un piede su entrambe le sponde. In questo caso la Dea incarna la Fertilità che si accoppia al dio protettore della tribù nella notte di Samhain, che rimane comunque la festa dedicata al mondo del mistero e agli antenati ed è quindi profondamente connessa al tema della Morte.

Il ruolo sessuale/materno è ribadito dal toponimo irlandese “le Mammelle della Morrigan”.

L’aspetto

Una delle caratteristiche più frequenti nelle Dee irlandesi è la capacità di trasfigurare la propria forma divina in umana, animale, ecc…le Morrigan non fanno certo eccezione, come abbiamo visto nei racconti del Ciclo dell’Ulster.
Spesso le Morrigan appaiono come deigli uccelli, corvi o cornacchie o come una Dea imponente ammantata di piume nere (nel suo aspetto più guerresco: la Macha), dal volto talvolta beccuto e ricurvo, le orbite scure, i capelli scurissimi.
A volte può apparire come una splendida fanciulla, sensuale, spesso vestita con preziose stoffe purpuree che ben si intonano al fulvo crine di rosso velluto. Abbiamo però già detto che poteva apparire come Gigantessa sotto forma di Babd, muscolosa, forte dallo sguardo infinitamente triste per i lutti che aveva il compito di preannunciare.

 



Il Corvo, nero totem della Dea

Utile mi sembra accennare brevemente all’animale totem della Triade di cui abbiamo parlato: il Corvo.
Spesso il Corvo (corvus corax) e la Cornacchia (corvus cornix) vengono confusi a causa della loro somiglianza, ma sia biologicamente che dal punto di vista dei naturali poteri magici sono due creature che presentano lievi differenze. Gli Inuit venerano la cornacchia come portatrice di luce e non la feriscono mai per paura di perdere questo prezioso dono. Anche i Cinesi onorano una cornacchia del sole a tre zampe. Spesso il corvo è il totem di molte tribù o clan dei Veri Abitanti delle Americhe, come i Tlingit, i Niska, gli Haida, i Seneca…
A questi animali si attribuisce solitamente il potere della metamorfosi e come anche al colore nero, i Nativi d’America identificano la cornacchia con il Grande Mistero, l’abisso da cui emerge ogni cosa. Alcune tribù invece ne temono i poteri e insultano questi animali più che riverirli, mettendo gli stranieri in guardia da essi.
Poiché mangiatori di carogne, questi animali facevano parte della cosmologia indigena americana come quella antico-europea (8), in quanto la decontaminazione era considerata una parte necessaria della purificazione e della pulizia perché portava equilibrio nella natura.
Per i Romani la cornacchia era una guardiana e in origine era bianca. Apollo la inviò a controllare Coronide (con la quale aveva generato Asclepio), che nel frattempo lo aveva tradito con un mortale e per questo era stata trafitta dal Dio. Le bianche piume della cornacchia per tale delazione furono fatte diventare nere secondo il mito.
Per quanto riguarda le magiche corrispondenze la direzione a cui si ricollegano le energie di questi animali è il Nord e gli elementi sono l’Aria e la Terra.
I tratti che le caratterizzano sono l’intelligenze, il discernimento e l’abilità tecnica nell’uso dei manufatti.
Questo animale può essere paragonato al simbolo del tao perché è sia malevolo che benevole, sia creatore che distruttore esattamente come l’archetipo della Dea di cui è il più importante totem.
È l’animale della magia e del mistero per eccellenza, ma è anche una guida per chi si perde nella notte.
E’ l’animale della preveggenza, concede il dono della vista, l’astuzia per affrontare le avversità.

Reggitrice di Morte e Rigenerazione

La multiforme figura di questa triplice si può facilmente ricondurre all’immagine che Marija Gimbutas delinea nel suo “Il Linguaggio della Dea” a proposito della Dea Uccello neolitica, connessa con la fase di morte e rigenerazione.
Essa era la fonte e la dispensatrice di umidità che dà vita, antica e perdurante preoccupazione umana.
Si riteneva che alla oltre alla sua dimora terrestre esistesse un suo proprio regno acquatico e divino. È anche guardiana delle fonti e dei corsi d’acqua presso i quali come abbiamo detto, ha la facoltà di apparire ai soldati destinati alla morte in battaglia.
Non è un caso che il suo totem sia un uccello, infatti questi sono tutti antiche epifanie della Reggitrice di Morte e Rigenerazione di cui ci parla Gimbutas insieme ad altre studiose del suo calibro nelle sue opere.

La Morrigan e la Spiritualità al Femminile

La Morrigan è chiaramente un fulgido esempio di che aspetto può assumere la Dea nella sua IV fase di Luna Nera e in quanto tale la si può associare a divinità come Kali, Bellona, Anahita, le Valchirie, le Erinni. È una Dea del Mistero, della Morte e della Rigenerazione.
La Dea presiede alla fase della strega ben descritta da Anna e Manuela nel lavoro che trovate in questo sito nella sezione del Femminile a proposito del Ciclo e delle Sue fasi.
È dunque utile affidarsi a questa Dea in quella fase del vostro ciclo, se vi sentite smarrite o se siete confuso rispetto al COME incanalare le energie della Luna Nera per farle rendere al massimo.
Prima di lavorare con questa Dea è utile conoscerla bene, conoscere la sua storia e la sua indole per non confondere le sue energie, altrimenti si porterebbe solo scompiglio nella propria esistenza.
Per intenderci non si può ottenere un buon risultato in cucina farcendo una torta di colla vinilica, esattamente come non si ottiene un buon risultato invocando le energie della Morrigan al fine di lavorare su temi come la compassione o la apertura rispetto agli altri.
La Morrigan vi aiuterà in lavori che avranno a che fare con l’auto-riflessione, la rabbia repressa, il desiderio di giustizia…ecc.Vi suggerirà tre modi per affrontare il dolore: la furia implacabile di Macha, la lungimiranza di Babd, la consolazione e la forza della rinascita di Nèmain.
Per una maggiore conoscenza sulle particolarità della IV Dea, la Dea Nera, la Dea dal Volto nascosto si raccomanda la lettura della sezione del Femminile dedicata in questo sito ai cicli in relazione alle fasi lunari e alla Natura.



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Note:
1 -Il nome proprio è sempre accompagnato dall’articolo come nel caso di Dana, dove na- sta per “La” e Da per “Dea”: “La Dea”, intesa come Madre divina.
2 - Ci riferiamo ai pànthe pripri dei territori dell’Irlanda, della Scozia e dell’Antica Britannia.

3- Cfr. “Book of Leinster” et “Tàin Bò Cualinge”
4- Il mitico “Popolo della Dea Danu”, una razza di esseri divini, che si dice avessero abitato l’Irlanda prima dell’invasione dei Celti.
5- Sono entrambi nomi di mitici nemici dei Tuatha De Danann. I Fir Bholg sono i quarti invasori dell’Irlanda contro cui ha combattuto il “Popolo della Dea Danu”, i quali dopo essere stati ricacciati trovarono rifugio nelle Isole Aran, mentre i secondi sono una razza di esseri demoniaci e ctonii contro cui il medesimo popolo si scontrò dopo il suo arrivo in Irlanda.
6- Ora è il colle di Allen.
7 - Eroe protagonista del Ciclo dell’Ulster.
8- Vedi a tal proposito l’articolo “Marija Gimbutas e l’Europa della Madre”.


Didascalie Immagini:
1. La Morrigan prima dell’intervento in battaglia.
3. Il carro su cui appare la Morrigan a Cù Chulainn nel Ciclo dell’Ulster
4. E Main Macha (Dimora della Dea Morrigan), Navan Hill, Co. Armagh
5. Macha accanto ai suoi “Pennoni”
6. Il Totem della Morrigan: il Corvo


Bibliografia:
- Lebor Gabála Érenn: The Book of the Taking of Ireland, Part IV. ed. & trans. R.A. Stewart MacAlister. Irish Texts Society, Vol. XLI. Dublin: The Irish Texts Society, 1941.
- "The Second Battle of Magh Turedh". Ancient Irish Tales. ed. & trans. Tom P. Cross and Harris Slover. Dublin: 1936.
- Kinsella, Thomas. The Tain. Oxford University Press, 2002.
- Mac Cuilennan, Cormac. "Sanas Cormaic." ed. and trans. Whitley Stokes. Three Irish Glossaries. London: Williams and Norgate, 1862.
- Maier, Berhard. Dictionary of Celtic Religion and Culture. trans. Cyril Edwards. Rochester, NY: Boydell, 1997.
- Sarah Perini, “Simboli e riti delle Donne Celtiche – Regine e Dee al tempo di Artù”, Psiche 2
- Patricia Monaghan, “Women in Myth and Legend”, Junction Books, London
- Marija Gimbutas, “Le Dee Viventi”, Medusa
- Miranda J. Green, “Dizionario di mitologia celtica”, Bompiani
- G. L. Messina, “Dizionario di mitologia classica”, Angelo Signorelli Editore, Roma
- Luciana Percovich, “Oscure Madri Splendenti”, Venexia
- Collana “Miti e Leggende - Divinità”, Hobby &Work Italiana Editrice
- Jessica Dawn Palmer, “Dizionario Magico degli Animali – Miti, leggende, poteri e misteri”, Newton & Compton Editori
- Per alcune immagini tratte dal web è corretto segnalare i siti: www.northerway.org; www.blackshamrock.org; www.orderwhitemoon.org;


©Morgan mac phenyx per www.ilocerchiodellaluna.it
Inserito nel sito www.ilcerchiodellaluna.it nel giugno 2008





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